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Intervista a Giorgio
Cremaschi. Rete 28 Aprile, sabato l'assemblea
«Una grande battaglia per la democrazia nel sindacato»
Fabio Sebastiani
Sabato 21 aprile si terrà a Milano la prima assemblea pubblica della
neonata Rete 28 aprile, la "corrente" che in Cgil si pone
all'opposizione. Liberazione ha intervistato il portavoce Giorgio
Cremaschi.
Cosa accadrà sabato a Milano?
Riuniremo diverse centinaia di delegati. Abbiamo invitato sia Lavoro
e Società, sia la segreteria Cgil. Sicuramente ci sarà l'intervento
di Gianni Rinaldini. Un primo appuntamento che ha lo scopo di
rimettere in moto il meccanismo totalmente fermo della
partecipazione e il protagonismo dei lavoratori nella vita del
sindacato.
Quasi un anno di governo Prodi. Quale è il vostro bilancio?
Questo anno di governo Prodi è un annno negativo per il sindacato.
Ci sono tre grandi questioni, o deluse o aggirate: legge 30, di cui
non si parla più, la legge Moratti, più o meno nella stessa
situazione; infine, i migranti su cui c'è uno sforzo in più ma con
tempi biblici. Nel frattempo, la condizione concreta dei lavoratori
si aggrava. Dall'altra parte, c'è la vicenda dei salari. I
lavoratori e i pensionati continuano a pagare, ma il confronto
politico e sociale è ancora orientato da una agenda liberista che
prevede il taglio alle pensioni, la produttività, la flessibilità
del lavoro e le privatizzazioni.
Non hai anche tu la sensazione che tutto sia riconducibile alla
presenza di due linee dentro il governo?
Lo spostamento può avvenire solo dalla ripresa in grande stile del
conflitto sociale. Che è quello che noi chiediamo di fare al
sindacato. Ci troviamo di fronte a una situazione in cui la linea di
Padoa-Schioppa prevale nettamente nel governo. Per la seconda volta
i dipendenti pubblici sono costretti a dichiarare che sono stati
imbrogliati sul testo di un accordo - la volta precedente è stata
con il memorandum - ma la reazione non è adeguata. Il nodo centrale
è ripristinare un rapporto democratico con i lavoratori. Così come
avevano chiesto le assemblee di Mirafiori di dicembre, a cui non è
stata ancora data risposta.
Insomma, bisogna sbrigarsi ad uscire dalla concertazione...
La democrazia è un punto centrale perché questo sistema concertativo
di questi mesi ha cancellato la pratica democratica. C'è una pratica
di vertice continua in cui ci si legittima tra controparti e non si
chiede il mandato. Sia nel governo che in Confindustria la spinta
liberista è fortissima e quindi si rischia di essere appesi a tavoli
che viaggiano sulle nuvole. In alcuni casi le piattaforme non ci
sono, come per i pubblici, in altri non vengono sottoposte al voto,
così come gli accordi, del resto. Pratiche verticistiche che vengono
da lontano e che di fronte all'attacco liberista concertato tra
Montezemolo e Padoa-Schioppa, con la benedizione di Bankitalia,
diventano un terreno scivoloso per il sindacato in cui la
prospettiva è a perdere o a "limitazione del danno". Bisogna
ripartire dalle assemblee di Mirafiori.
Sì, ma sempre più il sindacato si comporta come un partito...
E' l'altro rischio. Per questo bisogna accentuare l'indipendenza. La
crisi dei partiti rischia di scaricarsi anche sul sindacato
confederale, anche sulla Cgil. Siamo di fronte alla nascita del
partito democratico e a manovre di riaggregazione a sinistra. Il
tentativo di riportare la Cgil o pezzi di essa verso una parte o
l'altra c'è. E va respinto con assoluta nettezza. Occore allargare
il fossato che c'è tra partiti e sindacati. Il sindacato deve essere
un soggetto politico indipendente. Le sue valutazioni devono
formarsi sulla base della democrazia trasparente con i lavoratori.
Il primo rimprovero che ci fanno i lavoratori è che la Cgil concede
a Prodi ciò che non ha concesso a Berlusconi.
Anche il sindacalismo alternativo o l'opposizione in Cgil, però, si
comportano come un partito...
Quando poniamo questo problema lo poniamo per tutti, anche a noi.
Ogni tanto la "Rete 28 aprile" viene accostata a varie aree della
sinistra più intransigente. Abbiamo scelto per noi l'indipendenza
non solo perché a costituire la rete ci sono compagni che fanno
parte di tutti i partiti della sinsitra, dai Ds a Ferrando, ma
perché riteniamo che sia una questione di pratiche. Il nodo è che il
sindacato si è aggrappato alla concertazione, alla propria debolezza
contrattuale e di consenso cercando coperture istituzionali, che
sono qualcosa in più del rapporto normale che si possa avere con un
governo, sono la ricerca di legittimazione. Questo deve finire.
Siamo disposti anche a lanciare una campagna per una legge sulla
demorazia sindacale. Il nodo centrale è il ritorno alla
partecipazione. Il sindacato deve formare il suo punto di vista con
la democrazia e l'indipendenza, dall'impresa e dalla politica.
Dopo la stagione della concertazione, anche il sindacalismo di base
dovrebbe attivare una riflessione...
Non accettiamo discriminazioni verso il sindacalismo di base. Su
alcuni temi come la pace e la democrazia manifestiamo assieme. Il
problema della democrazia si pone anche per il sindacalismo di base.
Siamo perché tutti debbano essere al tavolo, ma questo non basta.
Per questo noi puntiamo a una battaglia per la riforma democratica
del sindacaslismo confederale e della Cgil. Se questa non c'è tutto
il sindacalismo è avviato verso un delclino e verso la difensiva
perenne.
17/04/2007
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