|
“Sono stati violati gli accordi e i
contratti che sembravano a portata di mano ora non lo sono
più”. Paolo Nerozzi, segretario confederale della Cgil,
riassume così la giornata del 12 aprile che riapre lo
scontro tra governo e sindacati sul contratto del pubblico
impiego. Lo sciopero previsto per il 16 aprile, la cui
revoca sembrava scontata, è stato invece riconfermato ma
rinviato a maggio. A riaccendere gli animi è stata la
direttiva quadro varata dal governo per avviare i rinnovi
contrattuali della categoria. Le 28 pagine dell’esecutivo,
che l’Aran dovrà tradurre in contratti veri e propri,
bloccano infatti la contrattazione di secondo livello e
stabiliscono che il tetto degli aumenti (integrativi
compresi) non potrà in alcun caso superare il 4,46 per
cento, lontano dal quel 5,01 concordato 15 giorni fa.
“Una direttiva piena di astrusità”, come l’ha definita il
segretario confederale della Cisl Gianni Baratta, che fa
saltare anche i soldi promessi: non più 101, ma solo 92 euro
di aumento mensile. Oltre alla stretta sui contratti
integrativi, la direttiva introduce anche i premi al merito,
la carriera in virtù dei risultati, gli incentivi alla
mobilità, le valutazioni sul personale e sui servizi: tutti
punti - precisano Cgil, Cisl e Uil - che rischiano di
restare sulla carta se lo scontro non rientrerà, e se il
governo non modificherà la linea attenendosi a quanto
concordato.
I rappresentanti del pubblico impiego delle tre
confederazioni hanno chiesto e ottenuto di parlarne con il
ministro della Funzione pubblica Luigi Nicolais.
Un’incontro, però, che si è concluso “malissimo” secondo i
sindacati. A risultare compromessa è infatti anche
l’autonomia delle amministrazioni nel distribuire premi di
produttività. Lamenta Carlo Podda, segretario generale della
Fp Cgil: “I patti non erano questi. Se il governo non
modificherà quanto scritto lo sciopero sarà inevitabile e il
tavolo per la riforma del pubblico impiego salterà”.
Se il ministro del Lavoro Cesare Damiano dichiara che
“stanziando 3,7 miliardi il governo ha dimostrato di voler
chiudere la vertenza”, i sindacati restano scettici. Anche
perché proprio ieri la Corte dei Conti ha espresso dubbi
seri sulla bontà dell’istituto della contrattazione
integrativa: “È noto che molte falle di ordine finanziario
si trovano nei contratti integrativi del settore pubblico”,
ha detto il nuovo presidente Tullio Lazzaro.
Nella bozza della direttiva “c’è un forte superamento del
ruolo della contrattazione” ha spiegato la segretaria
confederale della Cgil Morena Piccinini: “La mobilità è un
grosso processo che è già in atto, per spostare un
lavoratore non basta la decisione dell'ente, ma è necessario
che tutto si sviluppi con un processo negoziale”. Aggiunge
il segretario generale della Uil Luigi Angeletti “La
decisione di bloccare la contrattazione integrativa è
incomprensibile. Il governo ha paradossalmente annullato il
memorandum tanto auspicato e decantato come la vera svolta
nella pubblica amministrazione. Avevamo fatto un’intesa che
per la prima volta avviava per gli statali una fase di
maggior efficienza e quindi di legare gli aumenti salariali
all’efficienza, ora scopriamo che la direttiva blocca la
contrattazione di secondo livello”.
La vertenza ha ormai superato i confini strettamente di
categoria. Il 16 aprile è prevista una conferenza congiunta
con i leader di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani,
Raffaele Bonanni, e Luigi Angeletti, che solleciteranno un
incontro con il premier Romano Prodi. Se non ci sarà un
chiarimento, fanno sapere i sindacati, rischiano di saltare
anche i tavoli di concertazione con Palazzo Chigi: il
prossimo incontro, in cui si dovrebbe parlare di
ammortizzatori sociali, è già fissato per il 18 aprile
prossimo. |