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Ma la concertazione non
spegne il conflitto
Sindacati di base sul
piede di guerra. La Cub-RdB firma per
l'avvio della trattativa all'Aran ma non il
«memorandum». Sdl e Cobas contro la logica «concertativa».
Bernocchi conferma lo sciopero della scuola
per l'11 maggio
Nella conferenza stampa
che doveva illustrare l'accordo raggiunto,
Enrico Letta ha spiegato che «l'intesa di
oggi (ieri, ndr) dimostra che la
concertazione, non la conflittualità, è la
strada giusta». Voler trarre una conclusione
metodologica di carattere generale - quasi
«ideologica», verrebbe da dire - da una
trattativa che è stata spesso sul filo della
rottura è una tentazione che un giovane
tecnocrate di formazione tardo-democristiana
dovrebbe respingere quasi istintivamente.
Il governo ha infatti incassato il sì convinto di Cgil, Cisl e e Uil all'apertura della trattativa contrattuale a partire dalla molle di risorse messe sul tavolo. Ma addirittura uno dei sindacati firmatari dell'intesa di ieri - la Cub-RdB - distingue nettamente tra il sì a questo «avvio» e i risultati che dovranno essere raggiunti con la trattativa all'Aran. «In quella sede ci batteremo perché tutti gli incrementi siano messi sul salario fisso e non sull'accessorio»; e comunque le cifre messe sul piatto sono «esigue rispetto alla tenuta dei salari e al costo della vita». Il «memorandum» - che infatti l'RdB non ha sottoscritto - prevede infatti «meccanismi contrattuali» per ottenere più produttività. E per legare gli aumenti salariali a quelli di produttività c'è uno strumento antichissimo: la parte variabile (o accessoria) del salario. E la Cub ha già dimostrato con due scioperi nel pubblico impiego di avere una rispettabile presenza nel settore. Gli altri sindacati di base rimasti fuori da palazzo Chigi ieri sono anche più drastici, ovviamente. L'Sdl (Sindacato dei lavoratori, recente fusione di Sult, SinCobas e Cnl) rovescia l'ottica di Letta e punta decisamente sul «conflitto» e la «partecipazione dei lavoratori» contro la «concertazione». Stigmatizza «il copione» seguito nella vertenza: «prima la notizia che mancano le risorse, poi il teatrino dell'irrigidimento sindacale, poi il ministro che trova le risorse e il gioco è fatto». Con i lavoratori costretti a «fare i tifosi» per accordi che li riguarderanno ma su cui non sono «mai stati consultati». Il «momento della verità», quindi, non sta nella giornata di ieri, ma si avrà «quando gli aumenti arriveranno in busta paga». Addirittura indignati i Cobas, forti soprattutto nel comparto della scuola. Piero Bernocchi descrive la (relativa) sorpresa dei lavoratori di fronte a questa intesa, dove «si è superato in pejus persino l'ultimo contratto» (siglato mentre ancora imperava il «non rimpianto Berlusconi»). I 101 euro lordi equivarrebbero infatti a circa 60 netti (qualcosina di più per i livelli più alti), condizionati però all'approvazione della finanziaria 2008. Ergo, spiega, c'è il fondato rischio che per avere questi soldi sia necessario attendere il 1 gennaio 2008: una beffa, mentre tutti assicurano che partiranno dall'identica data del 2007. Peggio ancora per la questione precari, dove il ministro Fiorono ha rinnovato la sua promessa di 50.000 assunzioni nel corso del biennio («la metà - ricorda Bernocchi - di quanto promesso 4 mesi fa»). In effetti, solo quest'anno usciranno dai ruoli 52.000 tra docenti ed Ata; un'enormità rispetto ai 28-30.000 degli anni «normali» (ma gli allarmi sull'ennesima «riforma delle pensioni» hanno convinto molti ad accelerare il ritiro). Ergo, le «stabilizzazioni promesse» non copriranno neppure il normale turnover, confermando per via pratica l'intenzione di aumentare il numero di alunni per classe. Perciò, conclude, «i Cobas confermano lo sciopero della scuola per l'11 maggio, con manifestazione nazionale a Roma». Insomma: il «memorandum» rischia di provocare conflittualità diffusa in tutti i comparti; e le politiche salariali «magre» buttano altra benzina sul fuoco. Concertata. |