Giorgio Cremaschi: “Il Governo dia i soldi ai lavoratori senza mistificazioni e le imprese si preparino alla fine della moderazione salariale.”

Inviato da : Admin Venerdì, 30 Marzo 2007 - 13:35

“Mentre il Governo favorisce la rendita finanziaria, rinunciando a portare al 20% la tassazione sulla speculazione di borsa, che quindi resta inferiore a tutte le aliquote che colpiscono il lavoro dipendente, il dato dell’Eurispes sui salari conferma una verità annunciata: le retribuzioni italiane sono le più basse d’Europa e la loro dinamica in questi anni è stata la più negativa per i lavoratori. Di fronte a questa situazione due sono le richieste immediate: il Governo dia i soldi al lavoro, al lavoro in quanto tale senza la mistificazione o i sotterfugi della famiglia o della casa. Le imprese, a loro volta, si preparino a una stagione di rivendicazioni salariali ben più alte che nel passato.”
“La moderazione salariale è finita, la pazienza dei lavoratori non è infinita.”

Roma, 30 marzo 2007
 

Giorgio Cremaschi: “Il disastro dei salari è colpa del luglio ’93. A questo punto il sindacato deve cambiare radicalmente linea”

Inviato da : Admin Venerdì, 30 Marzo 2007 - 15:54

“I dati sui salari resi pubblici dall’Eurispes non rappresentano solo la conferma che oggi esiste una drammatica questione sociale, che nasce dalle basse retribuzioni del mondo del lavoro, ma dimostrano il totale fallimento della concertazione salariale di questi anni. E’ il modello del luglio ’93 che ha progressivamente allontanato i salari italiani dall’Europa e tutto il sindacato italiano, di fronte a questi risultati, non può che fare una profonda autocritica.”
“La globalizzazione c’è in tutta Europa ma la disastrosa dinamica dei salari c’è solo in Italia. E’ evidente che c’è una linea sindacale da cambiare e che non si può continuare con una politica che ha prodotto risultati così negativi. Le richieste devono essere molto più alte sia nei contratti nazionali, sia a livello di azienda.”
“Continuare con la moderazione salariale sarebbe, a questo punto, per il sindacato italiano un vero suicidio.”


Roma, 30 marzo 2007