Un gruppo di metalmeccanici, di precari e di pensionati  e i privilegi della classe politica.

 Lettera aperta a firma di lavoratori, pensionati, precari della provincia di La Spezia

 

Oggi chi a sinistra, si dichiara profondamente deluso di questo governo, rischia di essere accusato di fondamentalismo, di antipolitica.

Se un lavoratore o un pensionato dice che non ce la fa’ a reggere il costo della vita e non arriva a fine mese, se qualcuno ricorda che la precarietà non è diminuita, che la sanità, la scuola, i trasporti funzionano male come prima, se uno dice di aspettarsi dalla prossima “Riforma previdenziale” una nuova mazzata, se c’è chi mette in discussione scelte e decisioni sulle questioni internazionali, insomma se un elettore di sinistra è insoddisfatto del governo ecco che viene rappresentato come pericoloso radical-estremista, affossatore del governo “amico “.

Noi lavoratori, pensionati, precari, disoccupati ragioniamo con semplicità e giudichiamo chi ci governa dalla giustizia sociale che crea o che non crea: se i ricchi continuano a non piangere e i poveri sono rimasti tali, vuol dire che i segnali di discontinuità o sono assenti o sono tanto deboli che non si avvertono nella vita quotidiana.

E non ci consola affatto leggere analisi, approfondimenti, studi e dibattiti sulla “ crisi della politica “, perché ci sembrano persino, questi studi, un diversivo per non affrontare le questioni reali: i salari, il costo della vita, la precarietà del lavoro, la salute dei cittadini, l’evasione fiscale …… Basterebbe, invece, per chi governa, guardare dentro il vivere quotidiano delle persone, ascoltare il malumore e la critica, colmare la distanza tra le promesse fatte e le decisioni prese, tra le parole e i fatti, sapendo che per rendere efficace la politica, per governare, occorre non rinchiudersi nei luoghi dove si decidono le leggi, ma essere lì dove vive la gente e risolvere i problemi.

Recentemente autorevoli giornali e servizi televisivi hanno denunciato i privilegi della classe politica. E basta fare un po’ di conti, sommando alle centinaia di milioni di euro l’anno per le pensioni dei deputati e dei senatori, le indennità dei parlamentari in carica, dei ministri, dei sottosegretari, consulenti, collaboratori e via via degli assessori, consiglieri, portaborse (per poi scoprire che sono tenuti in nero) nelle Regioni, Province, nei Comuni, fino alle circoscrizioni. Ne viene fuori una bella cifra di miliardi di euro che, qualora fosse dimezzata, servirebbe ad abolire alcuni ticket sanitari o l’aumento del bollo delle vecchie auto.

Cinque anni di carica parlamentare rendono 3108 euro al mese indipendentemente dalla presenza in parlamento, persistono le pensioni-baby, la rivalutazione automatica, il cumulo tra pensione di parlamentare e indennità di incarico ministeriale, estensione dei privilegi anche ai familiari e conviventi.

Ecco la vita in Parlamento (ma anche in Regione) fino a 20 mila euro al mese, cifre che un operaio e un pensionato non si sogna di raggiungere neppure in un  anno.

Fuori dal Parlamento ci sono lavoratori e anziani che aspettano con paura la quarta o la terza settimana del mese, ci sono i morti ogni giorno sul lavoro nei cantieri  nelle ditte, i licenziati e i precari, quelli che si ammalano in fabbrica, i disperati per il lavoro perso,  gli immigrati espulsi perchè non trovano o hanno perduto il lavoro.

Il governo però assicura che sta’ operando per risolvere i problemi. Ma nessuno se n’è accorto, perché non è vero.

Noi siamo convinti che per dare ai più poveri bisogna togliere ai ricchi, che non può esserci sviluppo se non ne beneficia la collettività, che la questione sociale è strettamente collegata alla questione morale,  cioè anche all’abolizione dei privilegi.

La classe politica cominci ad eliminare i propri privilegi, cominci a riformare se stessa. La sinistra cominci a fare qualcosa di sinistra anche nei propri confronti. Darebbe un segnale decisivo al Paese, sarebbe una spinta importante per cominciare ad affrontare i nodi della giustizia sociale, sarebbe uno strumento per riconquistare consensi.

 

Lavoratori metalmeccanici

Lavoratori precari,

Pensionati.

 

Seguono firme.

Rita Ghiglione, Rita Mamino, Manuela Frau, Nadia Lombardi,Giuseppe Bernardini , Giuseppe Gattoronchieri, Piero Baldoni, Ivan Ferrari, Mario Veneri, Micaela Benedetti, Stefano Peroni 

seguono altre 40 firme.