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«Il tesoretto alle spese sociali»
Unione, i
capigruppo a Padoa Schioppa: le imprese hanno già avuto, usare il
surplus per Ici e pensionati. Allarme articolo 18: la Fiom Cgil
contro il «Libro Verde» della Ue
Antonio
Sciotto
Roma
Tutti a
caccia del «tesoretto», ma non è ancora chiaro a cosa verranno
destinati gli 8-10 miliardi di surplus di gettito fiscale (grossa
parte dei quali, circa 7 miliardi, dovrebbe comunque finire a
ripianare il debito, e dunque sarebbe già fuori conteggio). Domani,
d'altra parte, si aprono i famosi «tavoli» di concertazione con le
parti sociali. La coperta è molto corta e i bisogni sono tanti, ma
un messaggio ieri è stato inviato dai capigruppo dell'Unione al
ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa, che vorrebbe
continuare (dopo la «prima puntata» della finanziaria) a premiare le
imprese: «La prima priorità sono i cambiamenti climatici che
impongono al nostro Paese di essere all'avanguardia - parla per
tutti il capogruppo dell'Ulivo alla Camera Dario Franceschini - Dal
momento che in finanziaria abbiamo fatto scelte molto forti e giuste
a favore delle imprese, ora bisogna farle per le famiglie e le
persone. Per quanto riguarda la spesa sociale, sono due gli assi
principali sui quali si deve intervenire - continua Franceschini -
la casa, dall'Ici alle misure relative agli affitti, e,
contemporaneamente, nell'ambito dei tavoli che si stanno per aprire,
le pensioni basse e gli ammortizzatori».
A fare da riferimento per l'Unione è il comma 4 della finanziaria
che a grandi linee impegnava il governo, una volta ridotto il
deficit, a utilizzare le maggiori entrate per gli incapienti e i
redditi bassi. Franceschini aggiunge poi che sul surplus fiscale, il
«tesoretto», i partiti aspettano «di avere quantificazioni più
precise da parte del governo, sapendo ovviamente che una parte va
destinata al risanamento del debito». Adesso la palla passa dunque
al governo: si dovrà anche chiarire se le misure decise finiranno
nel prossimo Dpef, dunque entro luglio, o se verranno ospitate da un
provvedimento ad hoc: è chiaro che con le amministrative alle porte
(il prossimo maggio) il problema dei tempi non è secondario. Se il
provvedimento fosse ricco di «tagli» è difficile che venga
licenziato entro maggio: al contrario, se puntasse sulle
«elargizioni» sociali, potrebbe essere presentato per rinfrancare i
consensi dell'Unione.
Il presidente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo chiede
che l'extra-gettito venga destinato «a imprese e lavoratori»,
«riducendo il debito pubblico, costruendo infrastrutture, e
diminuendo le tasse». Il capo degli industriali cita non a caso il
«patto sulla produttività» proposto ai sindacati, come a suggerire
che il «tesoretto» si potrebbe usare per defiscalizzare gli aumenti
del secondo livello (il rischio, però, è che in questo modo si
smonta la centralità del contratto nazionale); inoltre, le imprese
chiedono un nuovo regime degli orari, che scavalchi la trattativa
con le Rsu.
Intanto non si spengono le polemiche sull'articolo 18 e la proposta
della Confindustria di rivedere le tutele sulla «flessibilità in
uscita». Il comitato centrale della Fiom ha respinto all'unanimità
il «Libro verde» della Ue sul mercato del lavoro, testo già
criticato da Cgil, Cisl e Uil: per la Fiom è «inaccettabile
l'affermazione secondo cui il modello tradizionale del rapporto di
lavoro non può più essere applicato a tutti i lavoratori assunti».
«C'è il rischio - conclude la Fiom - che attraverso l'assunzione
come direttiva comunitaria di un'idea inaccettabile della
flexsecurity, si smantellino leggi e contratti e che, in Italia, si
riapra lo spazio per l'attacco all'articolo 18». La Fiom chiede «una
posizione chiara al governo». Contrarietà alla proposta di
Confindustria anche dal presidente della Commissione lavoro della
Camera Gianni Pagliarini: «E' un atto di irresponsabilità, che mira
a creare tensione: o le imprese puntano di nuovo a dividere i
sindacati, o mostrano di non volersi sedere al tavolo».
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