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Statali precari, giornata decisiva
«Tavolo» al
ministero della funzione pubblica. Presenti tutte le organizzazioni
sindacali «rilevanti». In agenda il superamento della precarietà, il
contratto e il «memorandum» (pro e contro)
Francesco
Piccioni
Nella
vertenza che riguarda «gli statali» - dizione imprecisa usata per
comprendere chiunque lavori nella pubblica amministrazione, dai
ministeri centrali alle Regioni, province e comuni - ci sono tre
problemi principali: ben distinti, ma in vario modo collegati. Il
primo e più generale concerne il rinnovo del contratto, scaduto
ormai nel dicembre 2005 e velenosamente lasciato in eredità da
Berlusconi ai suoi successori. Non è affatto chiaro, al momento, se
siano state assegnate le risorse finanziarie necessarie al rinnovo.
Il ministro della funzione pubblica, Luigi Nicolais, assicura di sì;
il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, si fida quasi
senza riserve; Luigi Angeletti (pari grado in Uil) non si fida molto
e Carlo Podda, segretario di categoria in Cgil, ancora meno. Tutti e
tre - insieme agli altri sindacalisti di varie sigle presenti
all'interno del comparto - attendono lumi dall'incontro convocato
per stamattina a palazzo Fidoni, sede del ministero. Nel pomeriggio
ne parleranno però in dettaglio col ministro dell'economia, Tommaso
Padoa Schioppa.
Il «tavolo» mattutino, come si dice in gergo, serve a dibattere
soltanto le strategie di superamento della gigantesca precarietà
accumulatasi negli uffici pubblici da quando qualcuno ebbe la
malaugurata idea di «bloccare il turn over» (vietato assumere in
sostituzione di chi andava nel frattempo in pensione) per
risparmiare sui costi. Scuola esclusa, si calcola che assommino
ormai ad almeno 400.000 persone, presenti al lavoro da più o meno
tempo, anche da una decina d'anni. E questo è il secondo, urgente
problema. Nicolais illustrerà a tutti i sindacati la bozza delle
«direttive» preparate per affrontare il problema. Ha anticipato però
che su un punto non ci può esser trattativa: «per me il precario che
va stabilizzato immediatamente è quello che ha fatto un concorso
pubblico e ha lavorato tre anni in seguito a questo concorso. Non
possiamo fare una legge per cui tutti quelli che si trovano a
passare dentro un ufficio (sic!) diventano a tempo indeterminato».
Su questo è già stato dichiarato uno sciopero generale di categoria
- dalla Cub-RdB - per il 30 di questo mese. La ragione è semplice: i
precari «vincitori di concorso» ma non assunti sono molto pochi, e
in ogni caso per lo stato assumerli è un «atto dovuto». Per tutti
gli altri (le centinaia di migliaia) il problema non è saltare a piè
pari la procedura concorsuale - altro «atto dovuto», leggi alla
mano, per accedere al mitico «posto fisso» - ma prevedere nei nuovi
concorsi una congrua valutazione del periodo di lavoro (precario)
già prestato. Altrimenti i nuovi concorsi andrebbero a premiare -
facile previsione - le orde di «nuovi raccomandati» che ogni partito
si porta dietro.
Dulcis in fundo, il «memorandum» sottoscritto tra governo, Cgil,
Cisl e Uil; le quali ne chiedono la rapida attuazione, mentre tutte
le altre sigle rilevanti - dalla Dirstat alla RdB - sono pronte a
scioperare se ciò avvenisse. La divisione sindacale corrisponde a
collegamenti politici differenti, a posizioni di privilegio
consolidate nel tempo (tutte le sigle «professionali») oppure ancora
alla prassi alternativa del sindacalismo «di base». Una pluralità
che non sempre diventa ricchezza e che fa prevedere una vertenza non
brevissima.
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