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«No al terrorismo, no alle
strumentalizzazioni»
Il direttivo
nazionale della Cgil definisce nuovi «comportamenti etici». Aperto
il nodo dei rapporti con i movimenti
Loris
Campetti
Quando in
Italia esplose il terrorismo, nella seconda metà degli anni
Settanta, a sinistra si confrontarono duramente due culture diverse.
La prima si può sintetizzare con la formula «la democrazia si
difende con la democrazia», un modo per dire che la difesa dei
principi e dei diritti (a partire dallo stato di diritto)
rappresenta l'argine più robusto nella lotta contro il terrorismo
perché non cede spazi, non abbandona terreni di battaglia politica,
sociale, culturale e sindacale per il cambiamento a chi scende in
campo con le armi. La seconda, invece, tendeva a fissare i limiti
della democrazia stessa, spostando gli argini fino a escludere dal
«recinto democratico» ogni forma di critica radicale, insomma
l'antagonismo. Oggi che il terrorismo fa la sua ricomparsa sulla
scena italiana - sia pur bloccato prima che fossero commessi fatti
di sangue - la Cgil si interroga su come affrontarlo. Non potrebbe
non farlo, per tre ragioni: la prima è che la Cgil è uno dei non
moltissimi presidi democratici del nostro paese, la seconda è che in
passato ha pagato in prima persona essendo uno degli obiettivi del
terrorismo, la terza è che nella rete della magistratura e delle
forze dell'ordine sono finiti alcuni suoi iscritti e delegati. Ieri,
in Corso d'Italia si è aperto il confronto nel direttivo nazionale
della Cgil con una relazione introduttiva della segretaria Carla
Cantone e concluso da un voto unanime (e alcuni assenti) su un
documento che riassume le linee guida del maggior sindacato
italiano.
Il testo votato ieri ricorda l'impegno «storico» della Cgil nella
lotta per la democrazia e contro «il terrorismo e la violenza...
inequivocabilmente nemici delle organizzazioni sindacali, sociali e
quindi della Cgil. Sono una minaccia mortale per la democrazia e per
le conquiste passate e future del mondo del lavoro, dei giovani, dei
pensionati».«Sostegno e gratitudine» nei confronti della
magistratura», che con la sua azione preventiva ha fermato il
tentativo dei propugnatori della lotta armata di «infiltrarsi» nelle
fabbriche e nei luoghi di lavoro».
«Vigilanza» e crescita del «livello di attenzione», mobilitazione e
coinvolgimento dei lavoratori ma, insieme, il rifiuto della
strumentalizzazione dell'inchiesta per colpire la Cgil, «tesa a
dimostrare che le azioni del sindacato sono un terreno fertile per
le infiltrazioni terroristiche o che possono determinare una
conflittualità violenta». E' vero il contrario, ribadisce il
documento.
Difficile per i componenti del direttivo non condividere questi
punti, e ciò spiega il voto unanime. Il confronto si fa più caldo
quando si entra nel merito delle azioni e dei comportamenti
necessari per condurre questa «battaglia democratica». La relazione
di Carla Cantone indica una sorta di decalogo teso a definire un
quadro etico e, al tempo stesso, una rete di controllo gestita
direttamente dal gruppo dirigente nazionale. Qualche intervento (per
esempio del segretario della Fiom Gianni Rinaldini) ha espresso
dubbi sulla necessità di definire un decalogo dal momento che già
c'è un quadro comportamentale definito dallo statuto della Cgil. Non
è una discussione astratta, ma il confronto sulle condizioni che
determinano la sospensione o l'espulsione di un iscritto. Se per
qualcuno vale il vecchio adagio melius abundare quam deficere, per
altri nessuno è colpevole fino a prova contraria. C'è poi un aspetto
concretissimo di questa lotta al terrorismo: dov'è lo steccato tra
il conflitto sociale e sindacale e la violenza, e il terrorismo? Di
conseguenza, qual è l'atteggiamento da tenere nel rapporto con i
movimenti sociali? Le risposte a questi quesiti che arrivano dal
direttivo della Cgil sono diverse. Giorgio Cremaschi, temendo una
chiusura del suo sindacato ai movimenti, ha deciso di accogliere
l'invito a non astenersi ma ha scelto di non partecipare al voto.
Altri, senza rivendicare il gesto, avevano fatto la stessa scelta
prima di lui.
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