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20 marzo 2007 - Riunione nazionale
della rete 28 aprile in Cgil per preparare la prossima assemblea
nazionale - La traccia di discussione preparata per la riunione
nazionale ch dovrà concludersi con la definizione dei temi da
portare alla discussione in occasione della prossima assemblea
nazionale ---------------
Il testo che riassume i temi da discutere nella riunione
del Gruppo di continuità Rete28Aprile, convocata per il 20 marzo,
alle ore 9.30 presso la Cgil nazionale (corso d'Italia, 25 - Roma).
Vista l'importanza della riunione vi rinnoviamo l'invito a non
mancare.
Giorgio Cremaschi
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Questi mesi hanno visto affermarsi tendenze negative sul piano
economico e sociale, che qui riassumiamo:
1. la politica economica e sociale del governo finora non ha
risposto alle richieste di cambiamento che venivano dal mondo del
lavoro e che erano alla base sia del movimento di lotta che ha
contrastato il governo della destra, sia della vittoria alle
elezioni del centrosinistra.
2. Il sistema delle imprese ha ricevuto sostegni senza precedenti
con la finanziaria e con le varie misure annunciate sulle
liberalizzazioni. Ciò nonostante le imprese continuano a rivendicare
una politica economica ancora più a loro favore, mentre pretendono
tagli allo stato sociale e ulteriore flessibilità del lavoro.
3. Il sindacato confederale subisce la sindrome del governo amico.
L’atteggiamento positivo sulla finanziaria, poi successivamente
corretto, ha logorato il rapporto con i lavoratori, come è
dimostrato dalle assemblee di dicembre a Mirafiori. La questione
centrale dell’indipendenza del sindacato dalla politica, da noi
posta al congresso, non ha avuto ancora risposta.
4. Si sono diffuse ancor di più pratiche di vertice nella gestione
della contrattazione. I memorandum, gli accordi, le piattaforme
confederali non vengono sottoposte alla consultazione con voto dei
lavoratori. I contratti nazionali, esclusi quelli dei
metalmeccanici, non vengono più sottoposti al voto dei lavoratori.
In generale c’è un restringimento delle pratiche democratiche e
della partecipazione nella vita del sindacato.
5. Cresce l’insofferenza dei gruppi dirigenti verso il dissenso. Le
difficoltà e il diffondersi di pratiche di vertice, portano
l’organizzazione a un atteggiamento di maggiore chiusura verso tutte
le forme di comportamento ritenute non in linea.
6. Il riemergere di fenomeni legati al terrorismo, che respingiamo e
condanniamo fermamente, è diventata occasione per una campagna
ideologica che accosta ogni forma di conflitto radicale ai rischi
terroristici.
Di fronte a questi fenomeni negativi possiamo dire che erano valide
le previsioni da noi fatte al congresso della Cgil, che
sottolineavano il rischio del ritorno a una concertazione di vertice
persino peggiore di quella degli anni Novanta.
Ora la politica economica e sociale del paese sta andando a una
nuova stretta. La ripresa economica e i migliori conti dello stato
vengono utilizzati non per aprire una fase di profonda
redistribuzione delle ricchezze e di allargamento reale dei diritti,
ma per “pagare” nuove riforme liberiste. D’altra parte la crisi di
governo si è conclusa, almeno sul piano delle politiche economiche e
sociali, con uno spostamento in senso moderato dell’asse della
maggioranza, sanzionato dai 12 punti che, complessivamente,
risolvono in senso liberista tutte le incertezze o le ambiguità del
programma dell’Unione.
La lotta alla precarietà, che neppure compare tra i dodici punti,
viene ormai apertamente identificata con l’aumento o l’estensione
degli ammortizzatori sociali. Nella sostanza si consolida, così, la
Legge 30, per la quale si propongono solo alcuni ritocchi. Lo stesso
avviene sulle pensioni, ove pare evidente che l’intenzione del
governo è quella di ritoccare la riforma del centrodestra, ma non
cancellarla, mentre sono esplicite le intenzioni di tagliare i
coefficienti di calcolo. La politica di redistribuzione attraverso
il fisco è orientata unicamente verso la famiglia, e non verso il
mondo del lavoro, in continuità negativa con la finanziaria. Infine
le politiche di liberalizzazione e privatizzazione vanno avanti,
nonostante che nella stessa maggioranza di governo cresca la
consapevolezza che esse favoriscono la presa delle multinazionali e
del mercato globale sull’economia italiana.
Anche sulle questioni della guerra e della pace è in atto
un’involuzione. Dopo la decisione positiva di ritirare le truppe
dall’Iraq si lasciano quelle in Afghanistan, ove è in corso una vera
e propria guerra, e si aumentano le spese militari. Nello stesso
tempo il governo si chiude verso movimenti civili di grande valore,
come quello di Vicenza o della Valle Susa. Il ripristino della
concertazione e la chiusura verso i movimenti più radicali producono
un quadro di riferimento preoccupante, anche per la stessa
iniziativa sindacale. Infatti, è prevedibile che nei prossimi mesi
non solo il quadro politico non risponda alle domande più forti di
cambiamento sociale a favore del lavoro, ma che anzi divenga un
fattore di pressione per una nuova svolta moderata del sindacato.
Il problema che si pone allora alla Rete28Aprile, così come a tutte
le forze che nel sindacato e nei movimenti sociali e civili puntano
a cambiamenti profondi a favore del lavoro, della democrazia e della
pace, è come reagire alla spinta moderata in corso.
In un certo senso le difficoltà della Rete nascono dal fatto che i
processi negativi che avevamo denunciato come possibili al congresso
della Cgil si sono realizzati in tempi molto più rapidi di quanto si
potesse prevedere. L’equilibrio che si realizza nella politica
italiana oggi in fondo risponde in maniera paradossale a una nostra
domanda. Dicevamo al congresso che volevamo cancellare la politica
della destra senza tornare a quelle del centrosinistra degli anni
Novanta. La sostanza è che a quelle politiche neppure si torna e che
l’equilibrio dei rapporti di forza si stabilizza a metà strada tra
quelle due politiche. Non si torna al pacchetto Treu, che pure non
ci va bene, ma, come avviene per tutta la legislazione
berlusconiana, le correzioni in atto non ripristinano neppure la
situazione degli anni Novanta.
E’ chiaro che questa situazione produce una depressione
politico-sociale diffusa, fortunatamente contraddetta da singoli
movimenti, manifestazioni e iniziative di lotta. E’ una depressione
che deriva dal fatto che chi ha lottato contro la destra pensando a
un cambiamento, misura l’inconsistenza dei risultati e quindi corre
il rischio di rassegnarsi. La rassegnazione è oggi il prodotto più
consistente di questa fase. E questo certo non aiuta tutte le forze
che hanno puntato sulla partecipazione, il protagonismo, la
democrazia. Sia nella politica, sia nel sindacato c’è il rischio di
una frattura senza precedenti tra base e vertice, tra rappresentati
e rappresentanti e questo può portare a nuove involuzioni nella
stessa democrazia.
Come lottare contro questa tendenza alla passività e alla
rassegnazione? Come lottare contro la logica del meno peggio, della
riduzione del danno, che passività e rassegnazione alimentano?
Questo è il tema della nostra discussione. Per quanto riguarda la
Rete non possiamo che rifiutare l’ipotesi della rassegnazione alla
logica del meno peggio e ribadire l’obiettivo del cambiamento
profondo rispetto a tutte le politiche del passato. Nell’immediato
questo significa porci prima di tutto il compito di non far
cancellare dai processi e dai percorsi sindacali la pratica
democratica e conflittuale e rivendicare una piena titolarità
dell’antagonismo nella vita interna della Cgil.
Proponiamo quindi un rilancio dell’iniziativa della Rete che segua
puntualmente l’andamento del confronto politico sociale che, anche
con i tavoli concertativi, si aprirà alla fine di marzo. Dobbiamo
quindi affermare:
1. Sulle pensioni, sulla precarietà, sul salario, l’obiettivo di un
miglioramento delle condizioni dei lavoratori e dei pensionati non
solo rispetto agli anni di Berlusconi, ma anche rispetto a quanto
definito all’epoca del centrosinistra.
2. Il rifiuto della flessibilità selvaggia e della precarietà,
dell’autoritarismo aziendale, con l’obiettivo esplicito di impedire
un accordo confederale sulla produttività che riduca i poteri di
contrattazione nei luoghi di lavoro e crei nuovi obblighi per le
lavoratrici e i lavoratori.
3. L’impegno per la democrazia sindacale, denunciando con forza i
crescenti vuoti di consultazione e decisione dei lavoratori.
4. Il no alla frattura tra movimento sindacale e movimenti sociali.
Dobbiamo mantenere aperto il confronto con i movimenti che da Genova
2001 in poi hanno costituito la base fondamentale della critica al
liberismo e alla guerra. Dobbiamo opporci al ritorno a ogni scenario
da fine anni Settanta, nel quale il sindacato sta da una parte, i
giovani e i nuovi movimenti dall’altra.
5. Il profondo disgusto che c’è nei luoghi di lavoro per le pratiche
della politica ed i costi di essa. Non dobbiamo lasciare alla destra
o al leghismo una campagna sacrosanta contro quei veri privilegi,
compresi quelli dei politici, che oggi contribuiscono a separare
rappresentati e rappresentanti.
6. L’impegno della Rete per la pace e contro la guerra, per il
rifiuto di ogni partecipazione italiana a scenari di guerra,
partendo ora dalla richiesta del ritiro delle truppe
dall’Afghanistan.
Il percorso della Rete, pur registrando interesse e notevoli
successi di influenza politica, non ha però tuttora consolidato una
dimensione d’iniziativa in grado di pesare sugli equilibri della
Cgil. Soprattutto è ancora mancata la diffusione della nostra
proposta e delle nostre posizioni nei luoghi di lavoro. Considerati
gli equilibri nelle strutture dirigenti e negli apparati, se manca
l’intervento sui luoghi di lavoro l’influenza della Rete non può che
restare inadeguata.
Pur con tutte le difficoltà e gli ostacoli frapposti all’interno
dell’organizzazione, intendiamo rilanciare il percorso della Rete
partendo dall’assemblea che terremo a Milano, probabilmente il 21
aprile. Da lì deve partire un nuovo ciclo di incontri, confronti e
iniziative che segua passo passo la trattativa confederale e
l’evoluzione del confronto politico e sociale. Ci dobbiamo dare
l’obiettivo di rafforzare la diffusione della nostra presenza
passando da un’organizzazione per regioni a una per province e
categorie e luoghi di lavoro.
Occorre soprattutto rafforzare il carattere indipendente della Rete,
il suo carattere di area sindacale antagonistica che rifiuta ogni
apparentamento a forze o correnti politiche. Il patrimonio positivo
che abbiamo accumulato in questi mesi è anche dovuto al fatto che
nella Rete si confrontano su temi sindacali compagne e compagni che
hanno compiuto scelte politiche molto diverse. E’ un valore che
dobbiamo assolutamente rafforzare, anche alla luce dei processi
politici che stanno per investire la Cgil. Infatti la costituzione
del partito democratico avrà sicuramente effetti nella vita
dell’organizzazione, nei suoi equilibri interni e nel suo stesso
pluralismo. Dobbiamo respingere l’ipotesi che la Cgil si ridefinisca
sulla base di non dichiarate, ma esistenti, appartenenze politiche.
Siano esse per il partito democratico, siano esse per le forze a
sinistra di esso. Oggi è ancor più centrale ribadire il concetto
dell’indipendenza, come costituente della Rete e, ancor di più,
collegarlo alla battaglia intransigente per la democrazia sindacale.
In conclusione, si propone che dalla riunione del gruppo di
continuità esca un progetto di rilancio della Rete e della sua
presenza in tutti i momenti e le scelte della Cgil. A tale scopo
riteniamo utile arrivare all’assemblea nazionale di aprile con un
dettagliato documento programmatico e di azione, da lanciare poi in
quell’assemblea.
Roma, 13 marzo 2007
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