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A Genova festa speciale per
i ferrovieri reintegrati
Francesco Piccioni
Genova
E' una festa rara da vedere, da qualche anno a
questa parte. Si celebra una vittoria dei lavoratori. Ma siccome i
tempi per il mondo del lavoro restano comunque «cupi», la festa
sancisce anche la rinascita di uno strumento antico: la cassa di
mutuo soccorso. Genova Principe: nella sala del dopolavoro della
stazione ferrovieri provenienti da tutta Italia danno il «bentornati
tra noi» ai cinque licenziati cui l'azienda ha dovuto revocare il
provvedimento: 4 liguri che avevano permesso le riprese per la
trasmissione di Rai3, Report, e il romano Dante De Angelis, delegato
alla sicurezza che si era rifiutato di guidare un Eurostar dotato di
pedale a «uomo morto».
Vittoria operaia in senso stretto, visto che l'apporto dei sindacati
nazionali risulta essere stato scarso, se non nullo. Eppure qui
tutti hanno una tessera sindacale, come delegati o «quadri»
regionali. A partire dalla strage di Crevalcore, due anni fa, hanno
dato vita all'Assemblea nazionale dei ferrovieri. «Non un nuovo
sindacato - spiegano - ma un gruppo di controllo che fa quello che
il sindacato, spesso, non fa più».
La revoca dei licenziamenti è merito loro, che hanno voluto farsi
carico della «solidarietà materiale», organizzando la raccolta dei
soldi per garantire ai colleghi estromessi di continuare a campare -
resistendo alle offerte aziendali di compromesso poco dignitoso - in
attesa di ottenere il reintegro. Parliamo di padri di famiglia, non
di giovincelli scapestrati; gente che convive con la morte dietro
l'angolo per un salario essenziale.
Proprio questa esperienza vincente li ha convinti a sciogliere i tre
comitati di solidarietà nati con i licenziamenti (Liguria, Toscana,
Lazio) per creare una sola «cassa» nazionale. Perché è finita - e
bene - una vertenza, non il confronto aspro con un'azienda pubblica
che già annuncia di volersi liberare di altre 10 mila persone. Che
si andrebbero a sommare alle 130 mila già uscite nel corso degli
ultimi venti anni (erano 220 mila).
La «cassa» è uno strumento nato nel 1880. Da allora, spiega Dante,
«tutto è cambiato, tranne la mia debolezza come singolo lavoratore».
Il fatto che se ne riscopra la necessità pratica oggi dà la misura
dell'«arretramento che ha subito il lavoro, regredito a una
condizione ottocentesca».Gli esempi sono decine: lavoratori sospesi
per aver scritto una lettera a un giornale con critiche alla Fs,
apprendisti messi a guidare treni senza nemmeno un tutor esperto a
fianco, l'orario di lavoro ormai arrivato a 10 ore più una «da
garantire». E la sicurezza che non migliora affatto, anzi. Nel
gruppo Fs sembra stia prendendo piede una nuova filosofia, chiamata
«sicurezza relativa», anche in contrasto con le normative Ue. Un
vero paradosso. Fs è ancora pubblica - al 100% proprietà dello stato
- anche se è gestita da una «strana coppia»: presidente Innocenzo
Cipolletta, ex direttore di Confindustria, e amministratore delegato
Mauro Moretti, ex segretario della Filt-Cgil.
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