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Un paniere di polemiche
L'Istat: inflazione scesa all'1,7%, Le
associazioni dei consumatori: «Dati edulcorati»
Anche l'Istat comincia ad accorgersi che l'inflazione incide di più
sui redditi bassi. Fiom e Uilm: una ragione in più per chiedere 150
euro di aumento
Ottima notizia, peccato non sia vera. Sono
improntanti al sarcasmo i commenti delle associazioni dei
consumatori sull'inflazione «tornata ai minimi del 1999». Secondo le
stime dell'Istat, l'inflazione a gennaio è cresciuta dello 0,1%
rispetto a dicembre e dell'1,7% rispetto a gennaio del 2006. In
calo, quindi, rispetto all'1,9% tendenziale registrato a dicembre.
Il Codacons respinge «garbatamente» al mittente «stime edulcorate
che nemmeno lontamente di avvicinano alla realtà dei prezzi».
Adusbef e Federconsumatori sottolineano che le stime di ieri
contraddicono persino i dati dell'altro ieri, «edulcorati pure
quelli». Martedì l'Istat per la prima volta aveva diffuso i dati su
quanto ha inciso l'inflazione sulle famiglie a basso reddito.
Scostamenti minimi, rispetto alla media. Li riassume, nel commento
qui a fianco, Aldo Carra che definisce solo «un primo passo» quello
dell'Istat. Per quanto minimi, e solo allusivi, quegli scostamenti
vengono sottolineati da Giorgio Cremaschi della Fiom e Tonino
Regazzi della Uilm. Alla luce dei dati dell'Istat, affermano
entrambi, è più che giustificata la richiesta di 150 euro di aumento
per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici.
Torniamo al modesto 1,7% stimato dall'Istat e che giustamente
risulterà incredibile alla maggior parte degli italiani. Perchè i
prezzi di beni e servizi di più largo consumo e di prima necessità
sono aumentati: +4,2% acqua, elettricità, combustibili; +4,3% carne
e pesce; +6,4% i trasporti ferroviari, +4,6 i tabacchi. Sono
diminuiti, invece, gli apparecchi telefonici (-20%) e quelli
fotografici (-6,4%). Il pensionato al minimo o la famiglia
monoreddito non cambiano tre telefonini all'anno. Comprano generi
alimentari, pagano le bollette. L'inflazione non è uguale per tutti
e questo il «paniere» Istat non lo registra. La polemica è annosa. E
si risolverà, ribadiscono le associazioni dei consumatori, solo
quando l'Istat adotterà «panieri diversificati per categorie di
reddito, che includano pesi aderenti alla realtà». I pesi usati
dall'Istat sono «virtuali» e mascherano il carovita effettivo.
Tutto vero, afferma il segretario della Fiom Giorgio Cremaschi,
l'inflazione subìta dai bassi redditi nel 2006 è sicuramente più
alta del +2,9% ammesso dall'Istat. Però è un primo passo per sancire
ufficialmente quel che è pacifico: il caro vita incide maggiormente
su chi ha meno. Dunque, anche sugli operai. Per questo, «le
richieste tra i 130 e i 150 euro sono il minimo accettabile per il
contratto dei metalmeccanici». La Uilm punta a 152 euro. «Cifra
ragionevole, anzi sacrosanta», dice il segretario nazionale Tonino
Regazzi, se si sommano la ripresa economica, l'inflazione che pesa
di più sui redditi bassi, il prezzo pagato per l'apprezzamento
dell'euro. Il differenziale del passaggio dalla lira all'euro non è
stato recuparto in cinque anni di bassa crescita. Ora, con la
ripresa, è venuto il momento per mettere in pari i conti, dice
Regazzi. Argomenti che sembrano non far breccia nella Fim, ferma a
una richiesta d'aumento di 100 euro.
Una ricerca della Cgia di Mestre conferma che l'economia domestica
degli italiani non va a gonfie vele. Riguarda l'indebitamento delle
famiglie, cresciuto del 10,85 in un anno. Lo scorso settembre il
debito medio ha toccato quota 17.854 euro. La media va interpretata
in chiave geografica, distiguendo tra debito in cifra assoluta e
incremento dell'esposizione bancaria. Le province più ricche sono
quelle più indebitate. Stanno ovviamente al Nord e di quelle, dice
il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi, ci dobbiamo
preoccupare «relativamente». Preoccupa, invece, che tra le città che
registrano un'impennata del debito ce ne siano parecchie del Sud. Se
al Nord ci si indebita per investire o per consumare, al Sud ci si
indebita per campare. E' il segno del perdurare della crisi
economica. Per la cronaca, Bolzano è la provincia dove le famiglie
hanno il debito medio più alto: 31.437 euro. M.Ca
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