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Comunicato-stampa
Duecentomila a Vicenza: solo
Prodi e Amato non capiscono
La straordinaria manifestazione di Vicenza ha
superato di gran lunga le pių ottimistiche previsioni degli
organizzatori/trici vicentini. Una fiumana di duecentomila
persone ha inviato un messaggio pacifico ma determinatissimo al
governo: la base Usa non s'ha da fare, nč ora nč mai.Quei
ministri che avevano soffiato provocatoriamente sul fuoco
- cercando di ripetere le gesta del Cossiga che da ministro
degli interni trenta anni fa tanto fece per distruggere il
movimento e lasciare spazio al brigatismo suicida - sono stati
battuti ed hanno anzi agevolato la crescita tumultuosa della
partecipazione.
Il monito che Vicenza invia a tutte le
componenti governative č inequivocabile: basta con le guerre e
basta con le basi militari, la base Usa non va costruita nč a
Vicenza nč altrove. Ma incredibilmente gli unici due italiani
che non capiscono sono Prodi e Amato: il primo, in maniera
arrogante e vacua, ha affermato, quando ancora i duecentomila
erano in piazza, che "non sarā una manifestazione a far cambiare
idea al governo", palesando un disprezzo totale per i cittadini
e per i suoi stessi elettori/trici; il secondo ha farneticato di
sua "vittoria personale", perchč avrebbe evitato lui gli
incidenti. Nessuno dei due comprende che il governo ha a che
fare con una unitā di popolo, a Vicenza e in Italia, che
impedirā comunque, pacificamente ma con la massima decisione, la
costruzione della base. Se Prodi vuole far schiantare la
navicella del suo governo ballerino sul muraglione che il popolo
della pace ha eretto, prosegua pure. Ma quella sinistra, che si
autodefinisce "radicale" e "pacifista", sappia che la serenitā
con cui Vicenza l'ha accolta malgrado le sue gravi
responsabilitā nella politica bellicista non significa che ci
sia spazio per chi vuole cavalcare due cavalli che vanno in
direzione opposta: la politica militarista del governo e il
profondo desiderio di pace della maggioranza degli italiani. Se
vuole sintonizzarsi su questo desiderio, deve impedire la
costruzione della base e bocciare le missioni di guerra , a
partire da quella in Afghanistan: altrimenti sarā compartecipe
dello schianto prodiano. E al movimento no-war spetta ribadire
che, se dovessero disgraziatamente iniziare i lavori della nuova
base, Vicenza avrā al suo fianco permenentemente tutti/e noi,
che con i nostri corpi impediremo alle ruspe Usa (o delle
cooperative italiche "rosse di vergogna") di iniziare i loro
nefasti lavori.
Confederazione Cobas
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