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GLI EQUIVOCI DI LADY LINDA
Dopo accordi ministeriali di colpo derubricati in “equivoci”, dopo aver promosso audizioni alla Commissione Affari Costituzionali del Senato (a cui hanno partecipato, fra gli altri, Attac Italia, l’Associazione Rete Nuovi Municipi e il Comitato italiano per il Contratto Mondiale dell’Acqua), la Ministro Lanzillotta ha presentato gli emendamenti governativi al DDL 772 di riforma dei servizi pubblici locali (ad eccezione del servizio idrico integrato).
Come prima. Più di prima.
Permane l’impianto ideologico iper-liberista della relazione di accompagnamento, che infatti è rimasta identica.
Per quanto riguarda l’affidamento delle nuove gestioni e il rinnovo delle gestioni in essere rimane l’obbligo della gara “ferma restando la possibilità per gli enti locali di gestire i servizi in economia”. Non si capisce se la Ministra c’è o ci fa : tutti hanno chiaro che senza l’introduzione della possibilità di gestione attraverso aziende speciali o consorzi, o qualsivoglia altro ente di diritto pubblico, la gestione in economia sarà impossibile, se non per piccolissime realtà territoriali. Quindi l’astratta alternativa proposta significa solo un concreto obbligo alla privatizzazione.
Gli affidamenti a SpA a totale capitale pubblico o a SpA mista pubblico-privata sono possibili in deroga temporanea, a patto che l’Ente Locale motivi tale scelta previa un’analisi di mercato e una comparazione economica da sottoporre all’Autorità garante della concorrenza, nonché definisca il periodo temporale entro il quale dovrà comunque mettere a gara gli affidamenti. Le SpA di cui sopra dovranno rigidamente rispettare i criteri dell’”in house”, ovvero essere sottoposte da parte dell’Ente a un controllo analogo esercitato sui propri uffici, operare prevalentemente per l’Ente di riferimento, non partecipare a gare su altri territori. Tutte limitazioni corrette,già previste dalla legislazione comunitaria, atte a por fine all’anomalia italiana di ex municipalizzate oggi divenute multinazionali grazie all’ambiguità degli affidamenti diretti (vedi Hera, Acea, Iride etc.). Ma ancora una volta, l’uscita da questa ambiguità proposta dalla Ministra è la privatizzazione obbligatoria!
Dunque mercato, ancora mercato, solo e sempre mercato. A dispetto di anni di esperienze e di ricerche che dimostrano come la messa sul mercato dei servizi pubblici abbia solo comportato aumento delle tariffe, peggioramento delle condizioni e dei diritti del lavoro, diminuzione della qualità dei servizi, espropriazione di conoscenze e saperi, svuotamento della democrazia e della partecipazione delle comunità locali.
C’è qualcuno che pensa che si possa dare il via libera a un DDL siffatto? O ancora una volta si tratta di un equivoco?
Marco Bersani Attac Italia |
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