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Sinistra unita per riscrivere la 30
Rifondazione, Pdci, Verdi e sinistra Ds
sostengono la proposta Alleva: unità che ha anche un valore
politico. Si apre il confronto nell'Unione. Il ministro del lavoro:
il flessibile costi più dello stabile
Antonio Sciotto
Roma
La sinistra si ritrova nella proposta di
riscrittura del mercato del lavoro del giuslavorista Nanni Alleva.
Ieri al Senato una conferenza stampa congiunta dei capigruppo di
Rifondazione comunista, Pdci, Verdi e sinistra Ds dell'area Salvi ha
sancito un primo fronte unitario della cosiddetta «sinistra
radicale», e su un tema per nulla secondario: il lavoro. Come ha
spiegato Maurizio Zipponi, di Rifondazione, «con la proposta Alleva
si mette da parte la diatriba su "abolizione", "abrogazione" o
"modifica" della legge 30. Abbiamo un testo che presentiamo a tutta
la coalizione e che può realizzare quanto scritto nel programma
dell'Unione: superare la legge 30 per rimettere al centro il lavoro
e il rapporto a tempo indeterminato». Il testo Alleva è già
depositato per l'iter alle Camere e vanta già un centinaio di firme
tra deputati e senatori (tra l'altro c'è anche un firmatario della
Rosa nel pugno, partito di solito su posizioni ultra-liberiste): ora
si apre al confronto con il resto dell'Unione, segnatamente con la
«Carta delle lavoratrici e dei lavoratori» che sta approntando il
tandem Damiano-Treu e che dovrebbe rappresentare il manifesto del
lavoro del futuro Partito democratico. Ma ieri nessuno dei
parlamentari ha lanciato «anatemi» contro l'altra parte dell'Unione,
anzi al contrario l'approccio al dialogo è pragmatico e i
rappresentanti dei «radical», pur non nascondendosi le difficoltà
del confronto, si dicono certi che si potranno trovare convergenze.
A presentare la proposta - che i lettori del manifesto dovrebbero
già conoscere - è stato lo stesso Alleva: «E' fatta di 13 articoli -
ha spiegato - abbiamo scelto apposta che sia breve, ma intensa.
Vuole aggredire tutte le aree della precarietà, dimostrare che è
possibile affrontarla e batterla. Per questo l'approccio è su più
fronti, dalle parasubordinazioni ai contratti a termine, dalle
esternalizzazioni e gli appalti al lavoro nero, fino al mobbing».
Il lavoro a progetto verrebbe superato grazie al nuovo concetto di
«dipendenza socio-economica», non legando più la dipendenza e le sue
tutele al mero comando gerarchico o al controllo degli orari, ma
all'alienità del lavoratore rispetto ai mezzi di produzione,
all'organizzazione aziendale e al risultato, tutto in mano
all'impresa. Solo nel caso in cui il lavoratore può controllare
questi tre ultimi «manici», allora si potrà definire autonomo.
Sparisce così «una delle più tristi invenzioni italiane - spiega
Alleva - il lavoro parasubordinato, unico caso in tutta Europa».
Importante anche l'intervento sulle esternalizzazioni e gli appalti,
stabilendo la responsabilità in solido di committente e appaltatore
e riconoscendo dunque al lavoratore la garanzia di conservare le
acquisizioni contrattuali e il posto di lavoro anche in caso di
cessione di impresa. Sul contratto a termine si stabilisce il
ritorno a causali definite e tetti, la non ripetibilità all'infinito
ma solo un numero limitato in un tot di anni (tre), il diritto di
precedenza per le assunzioni. Il lavoro nero viene definito
«comportamento antisindacale», inducendo così il sindacato a
costituirsi parte civile.
Ai parlamentari è stato chiesto fino a che punto si potranno
spingere i compromessi con il resto della maggioranza. I paletti,
secondo il verde Natale Ripamonti, stanno nella tutela per tutti
contro il licenziamento senza giusta causa, nell'equa retribuzione
ed orario di lavoro, nella continuità del reddito e delle
prestazioni pensionistiche, nel diritto alla rappresentanza e
all'agibilità sindacale. Anche Cesare Salvi e Paolo Brutti, della
sinistra Ds, appoggiano la proposta (l'area di Fabio Mussi per il
momento non compare). Per Gianni Pagliarini, Pdci, «è una proposta
aperta, che non fissa dei no, ma apre un confronto con la coalizione
per la realizzazione del programma».
Intanto il ministro del lavoro Cesare Damiano ha riferito in
Commissione lavoro della Camera: ha esposto quanto fatto finora per
fronteggiare la precarietà, dagli incentivi alla stabilizzazione in
finanziaria fino alla circolare sui call center. Il ministro ha dato
un'indicazione sulla sua impostazione: «Il lavoro flessibile deve
costare più di quello stabile, ma non si deve cancellare la
flessibilità buona».
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