Camminare sulla Luna

 

Si dice di uno che "cammina sulla luna" quando è evidente il suo essere fuori dalla realtà.

Il compagno Tosini (Lscr Cgil Nazionale) ce ne da una dimostrazione con un suo articolo apparso sul numero 2/2007 della newletter di Lavoro e Società. (leggi il suo articolo).

Mentre fuori (nella realtà) il confronto sindacale, la discussione, è tutta imperniata oggi sulla questione della previdenza, in particolar modo sulla questione del trasferimento ai fondi pensione, mentre si fa a pezzi quel poco che resta della contrattazione (ad esempio col memorandum sul pubblico impiego), mentre si liquida ulteriormente il diritto dei lavoratori a votare su accordi, memorandum ecc (insomma .. su tutte le cose che decidono delle loro condizioni di vita e di lavoro) il compagno Tosini lancia messaggi alla maggioranza della maggioranza Cgil (Epifani, per intenderci) per dire sostanzialmente che non si accetteranno "Conferenze di Organizzazione" in qualche modo deliberanti in materia di regole interne alla Cgil (leggesi .. timore di vedere disconosciuta Lavoro e Società come specificità organizzata dentro la maggioranza Cgil).

Preoccupazione legittima, anche noi siamo perchè ogni pluralismo abbia voce e capitolo in una organizzazione di massa, se però fosse chiara la differenza.

L'articolo del compagno Tosini rende evidente come non esista in realtà una particolare differenza tra la minoranza della maggioranza Cgil (Lscr) e la maggioranza della maggioranza (Epifani) se non nell'interesse ad esistere come "cordata" organizzata in difesa di se stessa.

Nel merito delle poche questioni da lui sollevate si avverte solo "una sua preoccupazione" non una linea programmatica precisa.

Si preoccupa infatti di come ci sia oggi una crisi della contrattazione, di come i lavoratori contino poco nelle decisioni sindacali, delle accellerazioni burocratiche dentro l'organizzazione. Fa anche qualche proposta (sviluppare la contrattazione di sito e di filiera, rilanciare la proposta di una legge sulla rappresentanza, di ridare ruolo ai direttivi ecc. ecc.), ma, per quanto riguarda il merito, si guarda bene dallo schierarsi ad esempio sulla questione dei fondi previdenziali e del Tfr, o sul memorandum per il pubblico impiego, ecc. Si tiene in sostanza alla larga dalle cose su cui, inevitabilmente, si finirebbe per litigare con quella parte della maggioranza a cui si rivolge.

Ci riferiamo alla sua lettera (di Tosini) ma in realtà la questione riguarda tutta Lavoro e Società.

Come dicevamo prima, di tutto sta succedendo oggi sotto questo cielo, mente Lavoro e Società, per ribadire la sua rivendicata specificità, parla d'altro. Basta andare sul sito internet dell'area programmatica per vedere. L'unica cosa di riguardo (la newletter dell'area, monografica sulle pensioni) parla di come sarebbe bello se il sistema previdenziale fosse come dicono loro, proponendo scenari condivisibili e non originali (altri ne hanno già detto prima di loro) facendo però finta di non vedere che tutto si sta giocando oggi (e non domani) a partire dalla questione dei fondi e del trasferimento del Tfr, su cui si guardano bene dal dire qualcosa o dal proporre iniziative critiche contro l'altra parte della maggioranza di cui sono ormai parte organica (in proposito vedi nostro precedente commento).

Se depuriamo l'articolo di Tosini da cose ovvie e scontate, da parole d'ordine facili e che non danno fastidio a nessuno, da propositi che hanno più un proposito di tipo seminariale che non l'esprimere chiaramente una discesa in campo sulle questioni aperte, quel che rimane è solo la sua forte preoccupazione che la specificità dell'area (così duramente contrattata in occasione dell'ultimo congresso e regolata nel "patto precogressuale" tra i segretari) cominci ad essere messa in discussione.

Che dire .... c'era da aspettarselo. La maggioranza della maggioranza, passato il congresso, e passato quindi l'uso strumentale di Lavoro e Società, comincia a non capire perchè, qualcuno che afferma di riconoscersi nella maggioranza, continui a pretendere di avere privilegi e posti nell'organizzazione, non già in funzione di una sua diversa collocazione congressuale, ma in virtù del suo essersi organizzata in cordata.

Per questo le preoccupazioni di Tosini sono legittime, non fosse altro perchè dimostrano (nella debolezza delle argomentazioni da lui portate) tutta l'assurdità e l'impossibilità a reggere nel tempo di quel Patto precongressuale a cui Lavoro e Società ha legato la sua sopravvivenza.

Tosini è tanto cosciente di questo che arriva anche a proporre una dignitosa via d'uscita per gestire la definitiva liquidazione della cordata a cui appartiene, proponendo cioè che se anche la prossima assemblea d'organizzazione discutesse modifiche allo statuto, queste vengano applicate solo dopo una loro validazione al prossimo congresso. Come dire, tiriamo avanti ancora un poco.

 

Comunque in questo siamo d'accordo con lui. Solo il congresso può modificare lo statuto della Cgil, e come lui siamo convinti che la maggioranza Cgil non perderà l'occasione, invece, per provarci a modificare lo Statuto, ma sopratutto su quei punti che stabiliscono la possibilità di costituire aree programmatiche congressuali, ad esempio modificando al rialzo i requisiti necessari per presentare documenti congressuali alternativi.

Un ulteriore colpo quindi verso la "normalizzazione" della Cgil per impedire a qualsiasi voce critica di avere ruolo e rappresentatività. Ma su questo Tosini e tutta la sua area dovrebbero cominciare a pensare, in fin dei conti è stato grazie alla recente scelta congressuale di Lavoro e Società che questa "normalizzazione" è diventata possibile.

 

3 - 2 - 2007                  Coordinamento Rsu

 

 

 

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VERSO LA CONFERENZA DI ORGANIZZAZIONE ALL'INSEGNA DEL RINNOVAMENTO
E’ iniziata la discussione sulla Conferenza di Organizzazione indetta dall’ultimo Congresso senza che, all’oggi, ne siano state definite le tematiche e le priorità generali; anzi vige una generale confusione sui suoi scopi, sulle modalità di svolgimento, sui poteri di cui dispone. La prossima conferenza di organizzazione dovrà svolgersi all’insegna del rinnovamento della CGIL che si rende necessario dai profondi mutamenti intervenuti nel lavoro e nella società e dal fatto che la gran parte dei gruppi dirigenti è figlia di una stagione ormai lontana.
Bisogna aggiungere anche la contingenza politica relativa al cambiamento intervenuto con il cambio di governo da Berlusconi a Prodi e dal fatto che lo scorso congresso si è incentrato su un progetto generale di rinnovamento del paese mettendo in secondo piano le questioni relative alla struttura organizzativa ed alla contrattazione. C’è poi una questione di fondo relativa alla concezione della confederalità che a partire dalla fine degli anni ’80 ha spostato progressivamente il baricentro dell’azione sindacale verso le questioni sociali e macroeconomiche a scapito della contrattazione.
Viviamo oggi una crisi della contrattazione che è crisi di rappresentanza delle condizioni concrete dei lavoratori; non si tratta di fare ingegneria sulla struttura della contrattazione ma di rinnovarne i contenuti e le modalità della partecipazione attiva dei lavoratori a partire da un rinnovato ruolo delle RSU. (bisogna rilanciare la questione della legge sulla rappresentanza che è scomparsa dall’agenda del confronto con il governo).
In questa direzione va ridefinito il rapporto tra tutela collettiva (contrattazione) ed individuale (servizi) ripristinando la priorità della prima e riportando la finalità dei servizi a sostegno dei diritti piuttosto che sostituzione della tutela collettiva. Per ultimo, ma non ultimo, si pone il problema di una manutenzione delle regole del pluralismo interno alla luce del congresso unitario e per preservare l’autonomia dell’organizzazione di fronte a possibili scenari di ristrutturazione delle forze politiche. In generale c’è la sensazione che, su questo terreno, il congresso unitario sia stato vissuto da una parte consistente dell’organizzazione come l’opportunità di chiudere sostanzialmente la fase dei pluralismi organizzati in direzione di un assetto di tipo bonapartista fondato sui segretari generali.
Il rinnovamento deve investire i gruppi dirigenti; non si tratta solo di questioni di età anagrafica bensì di ripristinare percorsi di formazione e sperimentazione di nuovi e più giovani dirigenti privilegiando il percorso che parte dai luoghi di lavoro piuttosto della cooptazione diretta.
Il rinnovamento dei gruppi dirigenti deve andare di pari passo ad una sburocratizzazione dell’organizzazione che deve partire da ripristinare la centralità degli organismi rappresentativi (direttivi) rispetto a quelli escutivi (segreterie) a tutti i livelli. Il processo di rinnovamento è quindi una necessità; esso dovrà anche investire la struttura dell’organizzazione e la distribuzione dei poteri e delle risorse. Dobbiamo spostare poteri e risorse vicino ai luoghi di lavoro ed al territorio al fine di rafforzare la capacità contrattuale piuttosto che realizzare un processo di microconcertazione.
Nel contempo dobbiamo innovare gli strumenti contrattuali per adeguarli ai mutamenti della struttura produttiva e dei servizi (contratti di sito, di filiera, ecc..). Si tratta di condurre una ampia e partecipata discussione che rifugga da scorciatoie organizzativistiche. Si sente parlare di Conferenza di Organizzazione deliberante; se si tratta di un modo per dire che si vuol fare sul serio, e che la Conferenza deve deliberare e non risolversi in chiacchiere, sono pienamente d’accordo. Qualora invece vi fossero interpretazioni volte operare una forzatura rispetto a questioni statutarie è bene dire subito che non è una via percorribile. Ciò non vuol dire che non possano essere discusse questioni con implicazioni statutarie ma che la loro attuazione non può che essere rimandata al prossimo congresso che è l’unica sede che può modificare lo statuto.
Sergio Tosini Cgil nazionale