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La frattura Tommaso Di Francesco Come definireste un governo che va a testa bassa sulla scelta di allargare a Vicenza la base militare di un altro paese, gli Stati uniti, nonostante le proteste delle popolazioni locali e dell'opinione pubblica nazionale, in maggioranza contrarie? Che, invece di trovare un accordo al suo interno su un punto di vista che almeno tenga conto dei diffusi timori, si spacca sotto il peso dei favorevoli alla scelta militare? E che così facendo presta il fianco al centrodestra pronto su Vicenza a schierarsi «a favore» del governo, cambiando di fatto, seppure su una sola mozione, la maggioranza di governo che così diventa di «centrosinistra di destra» a tutti gli effetti? A Slow Food non avrebbero dubbi: baccalà. Ed è il minimo. Con tutto il rispetto per l'egregio piatto di Vicenza. Ma forse è peggio, siamo al politichese, alla resa dei conti dentro l'Ulivo. Cioè alla fine della stessa esperienza di questo governo. Certo è paradossale. Ma è quello che è accaduto ieri al Senato. È stato lo stesso ministro della difesa ad esclamare a conclusione del voto-papocchio: «È paradossale, ne parlerò con Prodi. È necessario un chiarimento profondo». Ma è stato proprio il ministro Parisi a rivendicare al governo la scelta di allargare la base di Vicenza e la sua irreversibilità, a ricordare che la comunicazione era stata data a Condoleezza Rice al vertice Nato del 26 gennaio dal ministro degli esteri Massimo D'Alema che - non avendolo fatto lui - aveva chiesto al segretario di stato Usa di «tenere conto delle preccupazioni della popolazione di Vicenza». E prima hanno addirittura raccontato che a Vicenza si trattava di una scelta «urbanistica locale» legittima perché «c'era il progetto». Poi si è arrivati al do ut des di Ds e Margherita alla sinistra che dice no: la conferenza nazionale sulle servitù militari. Ma a che serve se intanto si riavviano esercitazioni militari lì dove il potere locale ne aveva rivendicato la fine, come in Sardegna? E se si permette l'allargamento di una base militare americana di pronto impiego nelle guerre preventive della Casa bianca? Visto che Vicenza diventerà il quartier generale della «Squadra di combattimento», «l'unica unità aviotrasportata e forza di risposta rapida del Comando Usa europeo» la cui area di responsabilità comprende «l'intera Europa, gran parte dell'Africa e parti del Medio Oriente», collegata alle basi aeree di Aviano, Sigonella e Camp Darby, pronta a effettuare rotazioni di truppe in Iraq e Afghanistan, con un occhio sull'Iran. Tutte informazioni dell'esercito Usa. Accusano i pacifisti di non farsi carico dei problemi di sicurezza e sovranità nazionale. Qualcuno spieghi alle popolazioni locali quanto saremo più sicuri se dai siti militari italiani dovessero partire le guerre d'aggressione di Bush. E quanta sovranità sul territorio, l'ambiente, i servizi e beni comuni, i diritti resteranno alle scelte democratiche dei cittadini se dall'alto verrà imposto un trampolino di lancio di nuove guerre. Si è parlato di «appannamento» delle ragioni pacifiste del governo, già annebbiate dalla scelta di aumentare le spese militari nella Finanziaria (22 miliardi di euro, più del doppio della spesa per l'università e la ricerca). Ora con Vicenza non siamo all'ennesima prova della scarsa diversità del governo Prodi da quello precedente. Siamo alla frattura aperta con la sua stessa «base». |
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