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Più liberi, meno liberi
Guglielmo
Ragozzino
Da oggi siamo
più liberi? Il pacchetto Bersani, presentato al consiglio dei
ministri di ieri, presume che sia proprio così, ma la questione è
aperta. La materia si può dividere in tre parti.
Vi sono in primo luogo i piccoli affari. L'idea base è quella di
difendere il contraente più debole, ma in un libero mercato.
Contraente più debole significa il cliente della banca,
l'assicurato, il mutuatario: insomma chi sottoscrive un contratto
con molti articoli obbligatori e con i caratteri scritti in piccolo.
Il mercato si allarga e la concorrenza si rafforza - ne è convinto
il ministro - se ognuno può fare il mediatore, il rappresentante,
l'agente immobiliare. Sarà forse il festival dell'improvvisazione,
ma alla fine le cose si aggiusteranno; sarà il mercato, ancora lui,
a selezionare gli agenti capaci dagli altri; saranno sufficienti
pochi mesi di errori e di truffe per eliminare gli incapaci e
promuovere gli altri. Sempre in linea con il libero mercato, sarà
possibile aprire esercizi accanto a esercizi simili: un primo
tentativo era già stato svolto dall'antitrust in tema di
cinematografi, ma senza arrivare ai risultati sperati.
Poi vi sono i grandi affari, che toccano i veri interessi economici.
Tra piccoli e grandi, a fare da spartiacque, l'impresa-fatta-in-un-giorno,
tanto in fretta da confondere il radicale Capezzone che si sarebbe
accontentato di una settimana. I grandi affari sono connessi alla
distribuzione dell'energia: i supermercati venderanno benzina e
gasolio; le stazioni di servizio, in compenso, venderanno di tutto.
Inoltre la rete del gas, ora controllata dall'Eni tramite la
consociata Snam, verrà liberalizzata, nel senso che per poterla
utilizzare gli altri fornitori di gas non dovranno chiedere il
permesso all'Eni. Una parte rilevante della politica industriale e
finanziaria del paese si gioca su questo punto. Gazprom, in riva al
fiume, attende che passi lo sconfitto. Anche gli industriali dei
rigassificatori attendono, con trepidazione, la rete del gas. La
liberalizzazione, in fondo, li riguarda più di tutti gli altri. Le
alleanze, gli scontri, le pacificazioni nel mercato energetico
sembrano prescindere dall'esigenza primaria di risparmiare energia,
di progettare energie alternative, di vivere con emissioni di gas
serra ridotte e tendenti allo zero.
E poi c'è una terza parte. La piccola tassa per la ricarica del
telefonino è abolita, almeno nelle intenzioni, e questo fa piacere a
quasi tutti. Il lunedì del barbiere è un'usanza molto antica, che
consentiva di tenere aperta la bottega alla domenica, dando modo ai
maggiorenti del villaggio di stare insieme e commentare (gli uomini
non spettegolano, commentano). Nessuno riterrà che sia una questione
decisiva.
Decisiva a nostro parere è invece la liberalizzazione della vendita
dei giornali. Lo spostare dalle edicole ad altri luoghi,
indeterminati ma di certo numerosi, la vendita della carta stampata
è una scelta che moltiplicherà, in teoria, i punti vendita. In
passato si è fatto un esperimento, con la vendita di quotidiani
nelle stazioni di servizio e nei supermercati. E' provato che non si
è venduta una copia in più. Se i grandi proprietari dell'editoria
volevano aumentare le copie, il risultato è stato mancato in pieno.
Ma forse volevano «razionalizzare il mercato» cioè far fuori i
piccoli e mettere in riga le edicole. I giornalai hanno tentato di
difendersi e hanno usufruito del successo straordinario dei
collaterali. Con essi le edicole hanno aumentato le vendite
complessive, i quotidiani sono rimasti stabili e sono aumentate le
disgrazie dei minori.
Ora le edicole otterranno di vendere ogni merce, non solo
collaterali. Il risultato sarà di escludere dallo spazio di vendita
tutto il superfluo. I piccoli giornali, per esempio. Così,
liberalizzando liberalizzando, si ucciderà anche la libertà di
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