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Scaduto da 12 mesi il contratto di lavoro della
Scuola
Contratto: colpevole silenzio
Tacciono tutti, ministro e sindacati confederali, sul rinnovo del
nostro contratto, che serve solo a recuperare a posteriori l’
aumento del costo della vita. Ma se era immaginabile il
comportamento del Ministro, che cosa dobbiamo pensare se su questo
argomento continuano a tacere anche i sindacati confederali?
Antefatto
A partire dal 1993, dopo l'accordo sul costo del lavoro tra Governo
e Confederazioni, la struttura contrattuale è stata modificata
profondamente. In pratica, soppressa la contingenza (un meccanismo
automatico che periodicamente adeguava le retribuzioni al costo
della vita) e fatti quasi sparire gli scatti di anzianità (si
trattava, sino a quel momento, di scatti biennali di aumento dello
stipendio del 2,5 %), il rinnovo del contratto di lavoro è rimasta
l'unica forma di recupero del potere di acquisto degli stipendi.
Inoltre, ora, gli aumenti sulla retribuzione fondamentale, è bene
rammentarlo, non possono superare l'inflazione programmata dal
Governo, quindi presunta, prevista per il biennio di
riferimento, ed il recupero della differenza tra inflazione reale ed
inflazione programmata del biennio precedente.
In pratica significa che il contratto serve semplicemente a
recuperare a posteriori l’aumento del costo della vita.
Negli anni scorsi, il poco “di più” che si è riusciti ad avere nei
contratti è stato determinato dalle economie derivanti dai tagli
rispetto ad altre voci relative alla scuola e “riciclati” nella
retribuzione, rinforzando il cosiddetto trattamento accessorio, per
noi docenti la RPD (retribuzione professionale docenti).
Fatti
La finanziaria approvata per quest'anno invece
prevede tagli agli organici, ma non più il “riciclo” di parte dei
risparmi nelle retribuzioni. Quanto detto può aiutare a comprendere
come la situazione si stia aggravando, anche a causa dei pesanti
aumenti del costo della vita seguiti al passaggio all'Euro.
La premessa è una panoramica di ampio raggio necessaria per
visualizzare quanto sia pesante il ritardo nel rinnovo del Contratto
Nazionale che si sostanzia in un vero e proprio abbassamento degli
stipendi. Il nostro datore di lavoro infatti ci richiede lo stesso
lavoro a fronte di una retribuzione inferiore in quanto essa non è
stata adeguata neppure rispetto all’inflazione.
Ora, abbiamo superato i 12 mesi dalla scadenza del CCNL, ed il primo
atto necessario per l'avvio, l'atto di indirizzo, è ancora avvolto
nelle nebbie.
Il silenzio del Ministro, sempre pronto a comunicare su tutto, è
tombale. Anche i sindacati confederali continuano a tacere e, a
quanto ci risulta, non hanno ancora presentato una piattaforma.
La nostra organizzazione ha denunciato, in solitudine, anche il
mancato rispetto del contratto biennale 2004/05. Infatti la
cosiddetta "coda", prevista dagli articoli 5 e 9 del CCNL biennale è
rimasta sospesa: si trattava di una quota dello 0,7% e dei risparmi
relativi all'anno 2005 (155 milioni di Euro) derivanti dai tagli di
organico effettuati. Non parliamo di grandi cifre, mediamente una
trentina di Euro pro-capite!
L'unica riunione effettuata, dopo le nostre formali insistenze
presso il Ministero, ha rivelato un sostanziale accordo tra
gli altri sindacati ed il Ministero per rinviare la corresponsione
delle somme cui avremmo avuto diritto da oltre un anno, nel modesto
calderone del nuovo contratto, evidentemente allo scopo di
mascherare un po' la povertà delle risorse facendole sembrare più
consistenti.
Senza voler estremizzare le polemiche nei confronti di CGIL,CISL e
UIL, anche perché riteniamo che, su alcuni argomenti importanti, sia
opportuno superare le differenze di vedute e trovare dei punti
d'incontro, non possiamo però dimenticare le mancate risposte alla
Gilda degli Insegnanti che ha cercato dei momenti di unità tra le
forze sindacali, rivolgendo a CGIL,CISL e UIL ripetuti appelli
caduti poi nel vuoto, ultimo fra questi lo sciopero di dicembre.
La situazione di difficoltà economica in cui versano gli insegnanti,
il fatto che non si provveda neppure a compensare l'aumento del
costo della vita, non devono costituire motivi di divisione tra
sigle sindacali, bensì uno stimolo propulsivo ulteriore per reagire
con forza e decisione.
Non vorremmo essere ripetitivi, dovendo continuare a parlare di
silenzi, ma ricordiamo che la nostra Federazione, considerato
l’enorme ritardo del contratto, ha chiesto che venisse corrisposta
l’indennità di vacanza contrattuale, un istituto che serve per
attutire parzialmente la mancanza del contratto.
Se era immaginabile che il Governo avrebbe fatto “orecchie da
mercante”, evitando qualsiasi risposta, che cosa dobbiamo pensare se
su questo argomento continuano a tacere anche i sindacati
confederali?
Rino di Meglio
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