Rappresentanza Sindacale Unitaria

A.S.L. – Provincia di Pavia

V.le Indipendenza 3 – 27100 PAVIA

 

 

Il presente documento costituisce, in sintesi, il risultato di una approfondita valutazione del “Piano di programmazione e coordinamento Aziendale proposto dall’ASL di Pavia per il 2007”, svolto dai componenti C.G.I.L. – C.I.S.L. e U.I.L. e dalla Rsu Aziendale.

A nostro avviso, nel comprendere sempre più l’importanza e la centralità che l’ASL ha assunto  nell’ultimo triennio, riconoscendone il ruolo di  “cabina di regia”, di sviluppo e controllo delle attività socio sanitarie del territorio pavese, si prende atto della chiara modifica strutturale che ha consentito il passaggio da Ente erogatore ad Ente controllore;

alla luce di tale premessa, ci sembra opportuno schematicamente evidenziare quelli che a noi sembrano punti “nodali” del “sistema sanitario”, ove, apportare modifiche, formulare riflessioni comuni e tentare  di fornire risposte e correttivi a fronte di un bisogno sempre più emergente di salute e servizi professionalmente adeguati.

Nel denunciare una progressiva esigenza di controllo nell’ambito dell’erogazione delle prestazioni ospedaliere ed extra-ospedaliere, ed in particolar modo nei settori di una medicina sempre più di carattere specialistico, ci appaiono inadeguate le attuali piante organiche, nel senso che a fronte dell’alta necessità di verifica delle prestazioni sempre più numerose, il personale ad esso dedicato ci appare numericamente scarso;

A ciò va aggiunto che diviene sempre più urgente e  necessario, anche alla luce delle ultime impostazioni giuridiche in materia di lavoro, entrare nel merito dei rapporti di “precarizzazione” esistenti nella nostra azienda; vanno verificati i contratti in essere,   cosa ha comportato ciò nell’ultimo triennio, che utilizzo ed esternalizzazione dei servizi è avvenuta, e come sia possibile affrontare il tema della “stabilizzazione” del personale, possibilmente ripristinando rapporti di “fidelizzazione”.

A nostro modesto avviso è tutta da dimostrare nel piano presentato la presenza effettiva di percorsi “certi” di continuità assistenziale, laddove il cittadino/utente appare sempre più abbandonato a scelte individuali,  laddove la “fragilità” e/o la cronicità della malattia, porta sempre più a percorsi scarsamente integrati tra Medico di Base, Distretto Socio-Sanitario e strutture specialistiche;

Mancano momenti effettivi di integrazione, se non semplicemente parcellizzata, e spesse volte lasciata solo alla gestione dei singoli Comuni, avendo in questi completamente smantellato la rete aziendale integrata distrettuale. Qualcuno forse ancora si ricorda delle equipe multifunzionali distrettuali?

E’ chiaro che sul tema della fragilità, occorrerebbe iniziare un serio lavoro epidemiologico che attualmente manca, sia nel piano, che in una logica di programmazione futura, il che implica una rilevazione puntuale per aree tematiche di patologia e  dei relativi  bisogni di cura;

dando finalmente attuazione a quanto più volte affermato, anche nel precedente documento del 2006, vanno assolutamente integrati gli aspetti relativi alla certificazione di invalidità, la fornitura di  ausili, i percorsi di esenzione per patologia.

Rimane centrale il problema della effettiva erogazione domiciliare di prestazioni di cura infermieristico, fisioterapica e ausiliaria socio-sanitaria che prevedono, il ricorso all’utilizzo del voucher socio-sanitario. Non per forza il tema deve essere affrontato ricorrendo alla libera scelta del mercato privato,  visto che a tutt’oggi nessuna legge regionale può scavalcare la legge nazionale che prevede per gli ultra sessanticinquenni che tali prestazioni siano ancora a carico dei Distretti di base  e del personale pubblico.

A malapena all’ ASL pare rimasto solo il 15% delle prestazioni domiciliari e si può tranquillamente affermare, senza essere smentiti, che il processo di voucherizzazione nella mostra provincia è stato il più alto di tutta la Lombardia; se poi si pensa che ciò è avvenuto talmente rapidamente, nonostante la nostra azienda per anni sia rimasta nel “limbo” della sperimentazione, si coglie  che  il processo di trasformazione da ente erogatore ad ente controllore,  è stato ancora più violento e deciso, e non sempre ha corrisposto a livelli di qualità adeguati.

E’ chiaro che se vengono strumentalmente utilizzati i report aziendali, tutto ciò può non sembrare vero, ma ragionate sui numeri irrisori su cui vengono svolti tali report e sulla necessità sempre più emergente di avere personale numericamente adeguato, che svolga realmente controlli non a campione, ma bensì “mirati”, e quindi più puntuali.

Entrare con precisione nei carichi di lavoro, analizzare effettivamente le richieste pervenute, controllare tutto ciò che passa per l’Azienda, diviene sempre più complesso e sfidiamo chiunque a sostenere che le risorse del personale siano adeguate ai nuovi carichi di lavoro. Se a ciò si aggiunge che nell’ultimo triennio le richieste sono aumentate di oltre il 30%, e per quanto riguarda le richieste di fisioterapia domiciliare in percentuali ancora maggiori, ci chiediamo se le risposte di controllo abbiano effettivamente raggiunto lo scopo.

Inoltre non sempre chi eroga prestazioni per noi, e ci riferiamo al privato accreditato, si muove su piani di riconoscimento delle regole del mercato del lavoro, non solo dal punto di vista del rispetto della contrattualistica, ma anche nel rispetto degli standard quali- quantitativi delle prestazioni e  di quanto previsto dai controlli aziendali. Non tocchiamo il tasto dell'appropriatezza degli interventi, perché anche qui ci sarebbe molto da discutere.

Pertanto chiediamo un forte impegno nel potenziamento dei nuclei di controllo ed una maggior periodicità nei degli stessi.

Del resto i piani di zona socio – sanitari appaiono oggi nel nostro territorio tra loro disomogenei; si pensi ad esempio a come oggi nei diversi territori vengono affrontate le tematiche relative alla tutela dei minori, la gestione dell’affido e l’adozione, così come le diverse prestazioni socio-sanitarie a livello consultoriale.

Ad oggi la risposta al bisogno di cura e riabilitazione nel settore psichiatrico risulta carente sia  in termini di personale, sia in termini di risorse; basta avere la sfortuna di rivolgersi al servizio diagnosi e cura per rendersi conto dei tempi d’attesa, dell’incertezza dei piani di riabilitazione, dei tempi e delle modalità richieste nei percorsi terapeutici.

Carenti i luoghi di cura, non si può certo pretendere di lasciare la gestione del problema nelle mani dei Comuni, che in prima linea da anni affrontano il bisogno di salute mentale.

Tra le altre cose, proprio in questo settore, continuiamo ad assistere a ricoveri impropri di persone non per forza anziane, ma sicuramente con problemi di adattamento sociale e di disturbo psichico,  nelle RSA o nei CDI per anziani; ricoveri impropri che anche alla luce degli scarsi controlli delle cartelle SOSIA, strumento regionale previsto per la verifica dell’appropriatezza degli interventi, mostrano che nella nostra zona a malapena siamo in grado, a fronte del personale attualmente dedicato a tali controlli, di raggiungere target di verifica pari al 15,6% delle presenze effettive in tali strutture.

In quest’ottica si verifica che anche molte persone con patologia Alzheimer tipo, non sono inserite in strutture adeguate sia strutturalmente che come preparazione professionale del personale.

A fronte del calo dei posti letto pubblici, anche nella provincia di Pavia, si osservi l’aumento esponenziale dei posti letto privati accreditati. In provincia abbiamo il più alto numero di posti letto accreditati in R.S.A. di tutta la Lombardia, e ciò non può essere giustificato dal fatto di avere la popolazione più anziana della regione in  termini percentuali.

Molte sono le richieste che in tal senso provengono dal  milanese, e i primi posti vuoti che cominciano a verificarsi in provincia, mostrano che il problema non è stato visto con sufficiente attenzione, considerata la saturazione raggiunta, con ripercussioni in futuro sull’occupazione ed il mercato del lavoro.

La riduzione di posti letto per acuti non è stata compensata da un incremento di posti letto per riabilitazione o lungo-degenza; basti pensare che è stato introdotto il parametro dei 90 giorni di degenza anche presso il S. Margherita, da sempre struttura di assistenza per i più indigenti.

Ci chiediamo fortemente come sia possibile che  nel nostro territorio i posti letto di riabilitazione sono per ben oltre l’80% nelle mani di strutture private accreditate.

E’ incontestabile poi la crescita esponenziale delle Fondazioni,  come forma giuridica più gradita di privatizzazione spinta; basti citare i seguenti dati : 2001 - 9,1%  - 2004  - 47% (posti letto in RSA a Pavia  da 3.009 a 4.950 dal 2001 al 2003, incremento del 64,5%).

Necessita sicuramente di maggior approfondimento l’analisi relativa alla crescita esponenziale dei dati di ricovero nel distretto della Lomellina, cercando di spiegare, al di la delle logiche di mercato, come è avvenuta questa progressiva implementazione dei ricoveri presso le strutture private accreditate, nonché una più puntuale valutazione sull’incremento delle neoplasie polmonari nel presente territorio. In tal senso ci sembra che nei programmi preventivi manchi una sufficiente attenzione a progetti mirati alle malattie neoplastiche  polmonari e sul carcinoma alla prostata.

I dati relativi ai percorsi di accompagnamento ed inserimento della persona disabile al lavoro ed alle liste di collocamento speciale, appaiono irrisori, a fronte della grande richiesta presente sul territorio; il SIL aziendale è stato progressivamente smantellato e ad esso non si è sostituito un polo esterno in grado di funzionare  con regole chiare di appropriatezza e trasparenza.

Si assiste al pellegrinaggio, di luogo in luogo,  del cittadino con handicap, alla ricerca di una ricomposizione del problema che ancora una volta cade fortemente sulle spalle dei servizi comunali.

In tal senso sarebbe molto interessante conoscere meglio i progetti riguardanti il telelavoro: come funziona, quali sono i soggetti coinvolti, cosa significhi oggi fare sperimentazione in questo settore. Il tutto non può rimanere ad una semplice dichiarazione di intenti 

Non ultimo ci piacerebbe sapere come funziona l’attività pediatrica di base, al di la dei numeri sulle campagne vaccinali; se ci riferiamo agli ex nove distretti, non vi è più un percorso pediatrico di base, con relative schede personali, una volta fornito direttamente da noi, oggi nelle mani del solo pediatra di base, così come le attività preventive, al di la degli slogan o delle campionature di periodo, una volta svolte dalle equipe multidisciplinari distrettuali (psicologo, assistente sociale, pediatra, ostetrica, etc..).

Inoltre non possiamo assolutamente dimenticare i numerosi infortuni o addirittura mortali, non solo nei cantieri edili, ma in tutti i comparti lavorativi più a rischio di cui la nostra zona nell’ultimo anno ha visto un incremento esponenziale.

Lodevole il raggiungimento dell’obiettivo regionale di verificare 347 cantieri, con il personale attualmente a disposizione, tuttavia con ciò non viene neanche raggiunto il 10% delle attività edilizie che ogni anno si aprono nel nostro territorio.

A fronte poi che oltre il 90% dei controllati si espone a sanzioni, è chiaro che la sicurezza deve essere implementata sia in termini di  più personale ad esso dedicato, sia in un aumento esponenziale dei controlli effettuati, altrimenti il rischio è di essere conniventi con chi, operando nel mercato del lavoro, del malaffare ne fa regole legali. In tal senso vanno implementate sinergie con DPL, INPS, INAIL, Guardia di finanza e tutte le altre forze di pubblica sicurezza, per stroncare questo mercato.

Un settore che deve godere di analoga attenzione è poi quello relativo ai controlli degli alimenti, in stretta sinergia con il servizio veterinario; maggior attenzione e controllo deve essere svolto nel settore delle attività di preparazione, produzione e somministrazione dei pasti.

Problema annoso è quello relativo al controllo delle aree mercatali, così come assolutamente carente la verifica delle idoneità nei settori di chi pratica piercing, estetisti, tatuatori o pedicure, tutte attività che si collocano in fasce orarie al di la delle nostre aperture, proprio per sfuggire a tali controlli. Ad oggi, oltre il 30% di tali attività, è completamente fuori controllo.

Sarebbe pertanto opportuno incentivare il personale in vigilanza in questo settore, in modo tale da poter effettuare  sopralluoghi anche in queste fasce orarie; inoltre rimane aperto il problema dei controlli negli impianti natatori.

In tema di sicurezza ribadiamo fortemente che ad oggi nell’ambito della erogazione di prestazioni e servizi, l’Azienda continua ad avere ambiti “poco idonei” a svolgere talune attività.

Per concludere, riconoscendo lo sforzo formativo del 2006, chiediamo  che la formazione del personale vada indirizzata al di la di esigenze puramente tecnico-professionali;  vanno assolutamente incentivati processi formativi che tengano conto del cambiamento aziendale avvenuto. Fare i controllori è diverso dal fare l’erogatore di prestazioni; il processo aziendale va “digerito” e bisogna avere una visione più ampia delle regole, delle normative, etc.. tutti aspetti che oggi appaiono molto carenti, anche dal punto di vista di “stili comportamentali” che sono modificati.

 

C.G.I.L. F.P.          _______________

 

U.I.L. F.P.L.          _______________

 

F.P.S. C.I.S.L.       _______________

 

RSU ASL Pavia     _______________