|
Ferrovie dello Sato: Morti 48 lavoratori per
l'esposizione all'amianto
Fonte:
www.canisciolti.info |- 24 gennaio 2007 |
I dati sono stati resi noti dal dottor Loris Costellati, medico del
lavoro dell'Ausl di Bologna e responsabile dell'unità prevenzione e
sicurezza, nel corso del processo che si è aperto oggi davanti al
giudice monocratico di Bologna, Donatella Santini e che vede
imputato l'ingegner Carlo Farina, ex direttore generale della
Casaralta.
L'accusa è omicidio colposo plurimo per la morte di nove lavoratori
stroncati dall'esposizione alle fibre del minerale cancerogeno
utilizzato in officina per almeno venti anni.
Una tragica contabilità, quella dei morti alla Casaralta, ancora
incompleta e destinata ad aumentare: ''Si tratta di tutte le
segnalazioni che abbiamo ricevuto dai sindacati e dai familiari
delle vittime a partire dal 1990 - ha spiegato l'esperto - Con le
rilevazioni siamo fermi al gennaio dello scorso anno, ma il
monitoraggio è incompleto perché le malattie correlate all'amianto
hanno una latenza anche di venti, trent'anni. Ci sono nuovi casi che
devono ancora essere segnalati alla magistratura e altri ormai
prescritti.
Per ora il totale è di tre malattie professionali e 48 decessi. Tra
questi ci sono tre casi di asbestosi, ventidue di carcinomi
polmonari e ventisette mesoteliomi pleurici''.
Nel corso dell'udienza è stato annunciato l'avvio della prima
ricerca epidemiologica speicifica sulla Casaralta. Se ne occuperà
proprio la medicina del lavoro dell'Ausl grazie allo stanziamento da
parte dell'Assessosorato alla Sanità della Regione di circa 20.000
euro: ''Sarà la prima ricerca compiuta sull'incidenza
dell'esposizione all'amianto su una singola realtà lavorativa - ha
spiegato il dottor Costellati - Si tratta di un lungo lavoro al
termine del quale avremo uno spaccato preciso e puntuale visto che
abbiamo acquisito tutti i libri matricola dei lavoratori della
Casaralta''. Il processo è proseguito con l'audizione di alcuni ex
operai che con diverse mansioni hanno lavorato in officina.
Tra questi anche Michele Lo Grande, 55 anni, 22 dei quali passati
nei capannoni della Casaralta. Nel 2000 gli è stata diagnosticata
una broncopneumopatia accompagnata da placche pleuriche ora, da
pensionato, vive con la spada di Damocle di una possibile
degenerazione della malattia: ''Sono entrato in Casaralta nel 1973
come falegname e avevo il compito di tagliare i pannelli che poi
dovevano rivestire le carrozze - ha raccontato l'operaio - L'amianto
veniva spruzzato con degli aerografi e ricordo che le fibre venivano
giù a pioggia quando si spostavano le carrozze.
Non avevamo alcuna protezione, né mascherine né guanti. Vivo una
situazione triste, sempre con la paura che la malattia possa
progredire e traformarsi in tumore. Per ora la situazione è stabile
ma domani chi lo sa. Per fortuna la mia famiglia mi sta vicino''.
Racconti comuni agli otto lavoratori sentiti in aula dal sostituto
procuratore Rossella Poggioli. Era presente in qualità di parte
civile, rappresentata dall'avvocato Simone Sabattini, solo la vedova
di un operaio morto dopo il riconoscimento di un indennizzo. I
familiari degli altri lavoratori deceduti hanno già ricevuto un
risarcimento dei danni. Sull'amianto alla Casaralta c'è gia stato un
primo processo, concluso nel novembre 2004 con la condanna ad un
anno per omicidio colposo plurimo dell' ing.Farina per la morte di
16 operai.
|