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Memorandum d’intesa sul lavoro
pubblico: su cosa non siamo d’accordo e perché |
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Memorandum
d’intesa sul lavoro pubblico:
su cosa non siamo d’accordo e perché
Cgil, Cisl e Uil hanno sottoscritto il 18 gennaio un
memorandum d’intesa sul lavoro pubblico. Abbiamo molti e
rilevanti dissensi, ma soprattutto:
1 – Non siamo d’accordo che si continuino a definire
memorandum che prefigurano o definiscono accordi, ne è stato
fatto uno sulle pensioni e uno sul Tfr, senza chiedere il
mandato delle lavoratrici e dei lavoratori. E’ una pratica
che nega la democrazia sindacale, perché già definisce quali
saranno i contenuti della contrattazione senza che i diretti
interessati, le lavoratrici e i lavoratori, siano chiamati a
decidere.
2 – Questo memorandum nasce a seguito della campagna
liberista contro i lavoratori pubblici fannulloni e nel
quadro della poiltica di privatizzazione dei servizi
annunciata dal governo. Nella migliore delle ipotesi è un
tentativo di limitare i danni o di evitare danni maggiori,
ma nella sostanza apre la via a un riordino della pubblica
amministrazione improntato all’idea che si deve copiare ciò
che si fa nelle aziende private.
3 – In realtà, poi, non si realizza nemmeno un’effettiva
privatizzazione della contrattazione, perché il memorandum
definisce già con la controparte cosa dovranno fare i
contratti, sia quelli nazionali, sia quelli integrativi.
Sarebbe come se si facesse con la Confindustria un accordo
che impone regole e obblighi su tutti i prossimi rinnovi
contrattuali, nazionali e aziendali (e speriamo di non aver
dato a qualcuno una cattiva idea).
4 – Si rilancia il merito individuale, a metà strada tra la
figura da anni cinquanta del capoufficio che dà i premi ai
più bravi e il vecchio cottimo. Cosa vuol dire che i
contratti nazionali definiranno i sistemi di valutazione e
misurazione dell’apporto individuale alla produttività?
Formule di questo genere non ci sono nemmeno in molti
contratti privati.
5 – Sulla mobilità ci sono già diverse interpretazioni tra
le parti stipulanti. Cgil, Cisl e Uil dicono che dovrà
essere comunque concordata in un ambito territoriale
ristretto, il governo dice altro. Anche qui, perché
concordare un principio se poi non è chiaro come lo
interpretano le parti?
Ci sarebbero molte altre cose da dire, ma la sostanza è che
il miglioramento del funzionamento pubblica amministrazione
verso i cittadini deve essere frutto di trasparenza e
democrazia. Si devono valorizzare le reali competenze del
lavoro pubblico contrastando i clientelismi e respingendo
sia la subalternità agli interessi del sistema dei partiti,
sia quella al mercato e al modello manageriale privato. In
ogni caso temi di questa importanza dovrebbero essere
discussi prima nei luoghi di lavoro con un confronto vero
con le Rsu e con le lavoratrici e i lavoratori interessati.
Chiediamo ora assemblee e referendum sul memorandum, perché
le lavoratrici e i lavoratori pubblici devono poter decidere
sui loro contratti e su come essi amministrano le loro
condizioni di lavoro.
Rete28Aprile nella Cgil per l’indipendenza e la democrazia
sindacale
Roma, 24 gennaio 2007
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