Il DDL Lanzillotta chiamato “Codice delle Autonomie Locali” è infine apparso sul sito del Ministero degli Affari Regionali e Autnomie Locali.
 
E’ composto di 9 articoli.
La prima curiosità era su quello che contenesse in tema di “liberalizzazioni dei servizi pubblici locali”.
Ne parla, molto sinteticamente, l’articolo 2: comma 3 lettera e) e comma 4 lettera r).
Con il comma 3 lettera e) il Governo si prende la delega per tutti i “servizi pubblici locali di rilevanza economica”. Considerato che non c’è servizio pubblico locale che non possa rientrare in questa categoria, va da se che il Governo si ‘prende’, meglio ‘riprende’, di fatto, i Comuni. Marionette? Quasi.
Con il comma 4 lettera r), che “recepisce”, per quello che si legge su Il Sole 24 Ore del 23 gennaio, “l’accordo fra la stessa Lanzillotta e il capogruppo di Rifondazione, Giovanni Russo Spena”, vengono inventate strane “società di capitale”. Spa o Srl che, par di capire, svolgeranno le stesse funzioni un tempo svolte dagli Enti Strumentali degli Enti Locali: Consorzi e Aziende Speciali. Ma saranno a tutti gli effetti Società di capitali. Nessuna moratoria contro le privatizzazioni in atto dell’acqua.
Come poi queste nuove “società di capitale”: Spa e Srl, si armonizzeranno con il codice civile e, soprattutto, con le disposizioni in tema di fisco e con il Trattato Ue sulla libera concorrenza, a chi scrive, sfugge totalmente. Somigliano molto a note sentenze suicide.
Basti dire che questo comma 4 lettera r) ricalca non già l’articolo 13 del decreto Bersani n. 233/06 prima stesura, che, “al fine di evitare alterazioni o distorsioni della concorrenza e del mercato”, e, si aggiunge, nel rispetto del Trattato Ue e delle non poche sentenze in materia sia della Corte di Giustizia Ue che di più Tar Italiani, stabiliva, nella sostanza, che ogni servizio pubblico locale gestito da una Società di capitale era da “collocare sul mercato”. Superando ogni in house. Ma ricalca il Bersani rimaneggiato sia in sede di conversione che con la legge finanziaria 2007. Da cui, ancora, questa strana “società di capitale” che non fa capitali, mercato (sic!).
Superata, si fa per dire, questa non piccola novità di società di capitale che non fa ‘capitale’, il Codice delle Autonomie ha colpito, ben più, per altri passaggi.
Il tutto si può sintetizzare dicendo che questo DDL o “Delega al Governo per l’attuazione dell’articolo 117, secondo comma, lettera p) … e attuazione dell’articolo 118, commi primo e secondo della Costituzione” appare come il più organico intervento politico-istituzionale contro il sistema delle autonomie locali. Come?
E’ scritto pari pari nella “Relazione illustrativa” (sempre dal sito):
“Il disegno di legge delega accoglie la tesi secondo cui le <<funzioni fondamentali>> degli enti locali (sottinteso, “funzioni” di cui si ‘occuperà’ lo Stato e il Governo – n.d.r.) sono non solo quelle <<ordinamentali>> inerenti l’esistenza e l’organizzazione dell’ente, ma anche quelle <<gestionali>> attinenti all’esercizio di compiti che sono essenziali per la collettività territoriale amministrativa”. Insomma, Comuni meri punti geografici.
E dire che per l’articolo 117 comma 6 della Costituzione, “I Comuni, le Province… hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite”. Per i nostri, e lo citano, sembrano quisquiglie. Per l’articolo 5, sempre della Costituzione, “La Repubblica … riconosce e promuove le autonomie locali”. Per il 114 la stessa “Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province … e dallo Stato”. Per i nostri, invece, sono soggetti con cui “concertare” (sic!). O poco più.
Impossibile capire la Repubblica che sta dietro questo DDL. Su esso, si legge sempre da Il Sole 24 Ore, ci sarebbero “dichiarazioni di apertura … da Casini, Fini, Berlusconi e Bossi”. Bella non è.
A buon intenditor, come si dice, poche parole. Esternalizzando, pardon, ‘liberalizzando’ nei Comuni di tutto e di più, va da se che i Comuni diventano altra cosa. Già. Cosa? Le Regioni non sono trattate meglio.
Altra ‘spia’ di quanto si è affermato è il rinvio, checché abbia detto il Ministro Padoa Schioppa, ad altra data, dell’attuazione dell’articolo 119 Cost sull’”autonomia finanziaria di entrata e di spesa” di “Comuni, Province …”. Che nasconde questo parlare di “funzioni fondamentali” dei Comuni, senza i ‘soldi’?
I piccoli Comuni, ma anche, come detto, i non piccoli, diventano meri punti geografici. Le Unioni di Comuni e le Unioni Montane, oggi Enti Locali, citate 2 volte, di fatto scompaiono. E’ di questi giorni un appello al Governo dei Sindaci Dominaci e Guerra, ANCI, per i mancati trasferimenti 2006 alle Unioni. Ecco il perché.
Una chicca sta alle lettere e) e f) dell’articolo 2 comma 4. Per le “misure di contrasto” “ai condizionamenti di tipo mafioso” alle sole “società partecipate interamente o in modo prevalente dai Comuni” (sic!). Finalmente Comuni soci, ‘di minoranza’, di associazioni mafiose?
Pesano, questa è forse la verità, multi utilities, comuni holding, municipalizzate quotate in borsa che nel solo 2005 hanno raggiunto un fatturato di 22,5 miliardi di €uro. O Hera e Enia, azionisti i riferimento i Comuni di Bologna, Reggio Emilia, Parma e Piacenza che, insieme, fatturano 4 miliardi di €uro. 4-5 volte i bilanci dei Comuni. Sindaci che diventano letteralmente ‘padroni’. I rispettivi cittadini, ‘clienti’. Sindaci Robin Hood all’incontrario. Rubano i ‘beni comuni’ ai propri cittadini e li danno ai ricchi. Basta vedere le buste paga degli a.d. e presidenti di queste società. O dell’Aem di Milano. Il cui Presidente, Zuccoli, arriva a 1.352.000, 00 €uro.
Un DDL infine così macchinoso che i Sindaci ancora non Robin Hood all’incontrario, saranno i primi a rigettare. Si spera. 24/01/07 Altidona (AP) - Luigi avv. Meconi (segretario comunale in disponibilità)