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Intesa sui dipendenti pubblici
senza contratto, senza potere decisionale ma capri espiatori di tutte le inefficienze! Non ci stiamo!
Il contratto di lavoro di oltre 3 milioni di dipendenti pubblici (ministeri, enti locali, sanità ecc.) è scaduto da 13 mesi: nessuna proposta sindacale è stata sottoposta al parere dei dipendenti interessati. I dirigenti sindacali “detentori” del monopolio della rappresentanza (CGIL,CISL e UIL) che prima della scadenza del contratto – dicembre 2005 – avrebbero dovuto presentare una piattaforma alla controparte non l'hanno fatto facendo così perdere ai lavoratori perfino quel misero anticipo rappresentato dalla “vacanza contrattuale”. Che i fannulloni siano loro?
In compenso oggi CGIL-CISL e UIL hanno sottoscritto un accordo sulla “riforma della Pubblica Amministrazione” e i lavoratori a cui sono rivolti ne apprendono per la prima volta i contenuti dalla stampa. La “strategia dei memorandum” elaborati nei Palazzi governativi e sindacali è diventata la nuova frontiera del sindacalismo confederale. Esclusi dal confronto proprio i soggetti che quotidianamente forniscono i servizi ai cittadini: i lavoratori normali, quelli che stanno agli sportelli, che saltano i riposi negli ospedali per la continua riduzione degli organici del personale sanitario, quelli che devono portarsi la carta da casa perché la scuola pubblica non ha i fondi per comprarla, quelli che non possono decidere nulla perché le decisioni sono saldamente nelle mani dei dirigenti manager ma che, quando si tratta di trovare il capro espiatorio, sono i primi ad essere messi sul banco degli imputati.
Una intollerabile campagna stampa contro il dipendente pubblico in quanto tale ha riempito le pagine dei giornali nelle scorse settimane nascondendo i problemi reali della Pubblica Amministrazione che hanno radici profonde e responsabilità politiche e dirigenziali volutamente messe in secondo piano. Basta pensare alla vicenda del Policlinico di Roma per zittire i vari Ichino e soci! Le modalità con cui hanno operato, dall’alto e in modo burocratico, sono di per sé un segnale negativo sia per i lavoratori che per i cittadini che giustamente si aspettano dalla pubblica amministrazione servizi di qualità!
Vorrebbero farci credere di aver trovato la ricetta per risolvere tutti i problemi. Ma come pensano di riuscirci se una delle proposte "trapelate" è il “rafforzamento delle funzioni manageriali” dei dirigenti, cioè dei responsabili principali di molte delle storture con cui ogni giorno siamo costretti a confrontarci? Hanno continuato a precarizzare il lavoro (solo oltre 500.000 i precari pubblici) in particolare, del personale impegnato nei servizi alla persona (anziani, malati, studenti) quando anche l’ultimo degli operatori sa che la “continuità” del servizio è di per sé un elemento imprescindibile della qualità della prestazione e vorrebbero farci credere di essere titolati a parlare di “efficienza” della pubblica amministrazione? No, non ci stiamo! Chiediamo che si apra una discussione democratica alla base e che siano i lavoratori a “fare il processo” alla P.A. attraverso un percorso che metta a nudo responsabilità e connivenze, clientele e incapacità dirigenziali. A quel punto forse si comincerà a parlare di cose serie!
Roma, 18 gennaio 2006
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