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Le tasse locali mettono ko le buste paga
I conti
della Fiom: penalizzati tutti i single, famiglie in rosso dai 35
mila euro in su. Cremaschi: salasso sul lavoro
Antonio
Sciotto
La Fiom Cgil
ha calcolato l'effetto degli aumenti della tassazione locale sulle
buste paga dei lavoratori, e sono dolori: buona parte dei ceti
medio-bassi vedrà addirittura un salario di gennaio inferiore a
quello di dicembre 2006. Già due giorni fa il manifesto aveva
raccolto la denuncia del segretario nazionale dei metalmeccanici
Cgil, Giorgio Cremaschi, sull'effetto deleterio che le addizionali
Irpef comunali e regionali avranno sui salari, a partire da quello
di gennaio. Intanto si è sviluppata la polemica a Bologna, dove la
Cgil locale, con il sostegno del segretario generale Guglielmo
Epifani, ha criticato la giunta Cofferati proprio a causa del
salasso tributario. In poche parole, quanto annunciato dal governo -
ovvero l'«ingrassamento» delle buste paga a partire da quest'anno
grazie alle nuove aliquote Irpef e al taglio del cuneo fiscale - si
dimostrerà falso.
Aiutiamoci con la tabella che pubblichiamo qui a fianco, fornitaci
proprio da Giorgio Cremaschi. Come si vede, i lavoratori single
perdono in ogni caso, anche quelli a più basso reddito, ovvero sui
15 mila euro lordi all'anno (poco meno di mille euro netti al mese):
se infatti hanno avuto 111 euro grazie alle aliquote Irpef stabilite
in finanziaria (colonna A), devono dare via 45 euro per l'aumento
dei contributi Inps (deciso sempre in finanziaria, colonna C) e 120
per il combinato aumento dell'Irpef comunale e regionale (si è
considerato un incremento dello 0,8%, come è avvenuto in Lazio ed
Emilia Romagna, colonna D), così da perdere, rispetto alla
retribuzione annuale del 2006, ben 54 euro (colonna E). E' da notare
che i single sono stati discriminati rispetto al taglio del cuneo
fiscale, perché esso si è trasformato principalmente in assegni
familiari (colonna B, che infatti per i single è vuota), riservati a
tutta la platea dei contribuenti, pure agli autonomi.
Se dunque per questa categoria il salasso avviene già a partire dai
redditi bassi (e via via diviene consistente quanto più si sale di
scaglioni, guardare sempre la colonna E), non è che le famiglie se
la passino meglio, pur godendo degli assegni familiari (colonna B).
Il governo aveva annunciato che avrebbero goduto dei benefici della
finanziaria fino allo scaglione dei 40 mila euro di reddito annuo.
Ebbene, non è così: per i monoreddito con coniuge e due figli a
carico (C+2F) si hanno benefici di una qualche consistenza solo fino
ai 25 mila euro di reddito (561 euro), mentre se andiamo a 30 mila e
a 35 mila il beneficio diventa minimale (rispettivamente 73 e 36
euro). E se a 40 mila euro il bilancio è pesantemente negativo (-298
euro), dobbiamo pensare che subito sotto (tra 35 mila e 40 mila) si
annidino già cifre con il segno meno. Se la passano meglio le
famiglie con entrambi i genitori lavoratori e due figli a carico
(2F).
Cremaschi nota dunque che «l'aggravio dell'Irpef locale, sommato
all'aumento dei contributi Inps, rischia di ridurre il salario netto
di tutti i lavoratori e le lavoratrici single e di quelli con figli
a carico con reddito superiore a 35 mila euro. E non stiamo
considerando i ticket, gli aumenti catastali, le tasse sui
trasporti, tutti in aumento, che secondo l'Adusbef costeranno dai
280 ai 400 euro in più a famiglia». «Facendo una media non precisa,
dunque - conclude il segretario Fiom - si vede che già sopra i 25
mila euro lordi il lavoro dipendente va in perdita, e non sopra i 40
mila come affermava il governo».
Intanto Cofferati ha fatto sapere che sull'Irpef comunale intende
andare avanti, «perché riguarda tutti i cittadini e dunque non si
tratta». E non è mancata una puntura a Epifani: «I sindacati, dopo
il giudizio positivo ed enfatico sulla finanziaria, adesso sono in
difficoltà e si aggrappano alle addizionali comunali".
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