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Il nuovo salasso: il «ticket ricette»
Sanità
Dall'1 gennaio, oltre al solito ticket, si sborsano 10 euro a
ricetta per prestazione
Maurizio
Galvani
Brusco
risveglio per gli assistiti. Con la finanziaria 2007 sono entrate in
vigore le nuove forme di pagamento per le prestazioni sanitarie.
Esempio (fonte Fimmg, medici di base di Roma): prima del 31 dicembre
2006 il ticket per una visita cardiologica era di 26,40 euro; oggi
questo costo rimane immutato, ma ogni singola prestazione - quello
che il governo ha battezzatto «costo ricetta» - vale 10 euro. In
totale, insomma, arriviamo a 36,40 euro, di cui 26,40 per il ticket
più 10 per la ricetta (un aumento del 40%).
Se poi le richieste sono due, il costo aumenterà di altri 10 euro
(ovvero sarà di un più 80%). Per gli esami di laboratorio: per una
glicemia ed un emocromo, fino a dicembre scorso, si pagavano
soltanto 6 euro, con la nuova normativa il prezzo finale della
prestazione sarà di 16 euro (un aumento stimato pari al più 150%). I
10 euro a ricetta, l'assistito li dovrà sborsare anche per la
fisiochinesiterapia. Viceversa, sono esenti da questa tassa, gli
ultrasessantacinquenni, i giovani under 14, gli esenti per reddito o
invalidità. Inoltre, le categorie riconosciute esenti per patologia
o per il monitoraggio specifico delle donne in gravidanza non a
rischio, qualora abbiano il diritto per gli accertamenti di ogni
singolo trimestre di gestazione (nella realtà sono poche sia le
analisi che le indagini).
Brutto risveglio e ulteriore sterzata della sanità pubblica verso la
privatizzazione: i cittadini/pazienti sono stati ancora una volta
«sezionati» per affermare il principo che la la sanità e
l'assistenza sarà programmata da una parte per gli indigenti e
dall'altra per coloro che potranno/dovranno pagarsela. Si lede il
diritto all'universalità e alla solidarietà dell'assistenza,
discriminando coloro che dovranno «accontentarsi» di una prestazione
minore o diluita nel tempo (come già accade con le lunghissime liste
d'attesa o il lavoro di intramoenia negli ospedali, il privato
scoperto e introdotto dall'allora ministro Bindi).
«Può aumentare il peso della privatizzazione nella sanità pubblica»,
come denuncia la stessa Fimmg, dopo l'introduzione del listino
libero delle prestazioni da parte degli Ordini dei medici; può più
semplicemente accadere che convenga «sborsare» soldi di tasca
propria invece che avere in mano una ricetta.
Un altro caso recentissimo: una paziente si presenta in laboratorio
con la richiesta di un esame completo delle urine, il costo privato
dell'indagine è di 5 euro. Viceversa, con la richiesta nel servizio
pubblico le costerebbe 10 euro. Il rischio è concreto ed è la fuga
verso il privato, anche in nero e a basso costo. Vicino ai prezzi
stabiliti dal Servizio sanitario nazionale, potrebbe «prendere» il
posto delle prestazioni pubbliche. Quale sarebbe l'incentivo alla
prevenzione e alla cura con questa nuova misura? Nessuno, al più
potrebbe essere più «vantaggioso» ricorrere alle assicurazioni che,
in definitiva, intervengono solo per grandi prestazioni (almeno per
il momento).
Questa mossa del governo Prodi e del ministro Livia Turco è
impopolare ed impropria. Oggi si riunisce il tavolo tra il ministero
e i rappresentati della conferenza Stato-Regioni. Il ministro della
salute ha parlato dell'applicazione «dei ticket flessibili»;
occorrerà vedere cosa sono e cosa modificano. Uno dei patti di
questa amministrazione con gli elettori era quello di non ricorrere
più ai ticket. Invece sono diventati la misura più semplice per
risanare i deficit, anche quelli ereditati dalle precedenti
gestioni.
Tra le voci di protesta quelle della Fp (Funzione pubblica) della
Cgil. La segretaria nazionale, Rossana Dettori, ha denunciato questa
situazione e ha chiesto «l'abolizione di ogni ticket» come pure «il
mantenimento del sistema sanitario legato alla fiscalità generale".
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