Wind cede il call center di Sesto e 270 lavoratori
Il gruppo ha cinque call center. Fa fuori quello dove ha più operatori full time. Prima risposta: sciopero spontaneo
Manuela Cartosio


Milano
 La notizia è arrivata ieri alle 13 e immediatamente gli operatori del call center Wind di Sesto San Giovanni hanno «staccato le linee». Sciopero spontaneo contro l'azienda che ha deciso di «terziarizzare» uno dei suoi 5 call center. La scelta è caduta, guarda caso, su quello di Sesto dove l'80% dei 270 addetti lavorano con full time di 8 ore. Tutti i lavoratori dei call center Wind sono assunti a tempo indeterminato, ma nelle altre quattro sedi la percentuale di chi lavora a tempo pieno è più bassa.
Ieri a Roma Wind ha illustrato ai sindacati il piano industriale per il 2007. Pur dichiarando risultati positivi per i primi 9 mesi del 2006, l'azienda ha annunciato la cessione di ramo d'azienda per il call center di Sesto. Lunedì le segreterie di Slc, Fistel e Uilcom proclameranno una giornata di sciopero per tutti i 7.400 dipendenti Wind. Rilevato l'ultimo 20% da Enel, il magnate egiziano delle telecomunicazioni Naguib Sawiris è il padrone assoluto di Wind. «In Wind ci sono un migliaio di lavoratori di troppo», aveva detto Sawiris sbarcando in Italia, «ma è un prezzo che pago volentieri». Evidentemente ha cambiato idea e ieri ha fatto sapere che ne cederà 270. A chi, non l'ha detto. Un segnale preoccuante, secondo Emilio Miceli, segretario generale di Slc-Cgil, soprattutto alla luce dell'esiguità degli investimenti annunciati da Wind per il 2007. Solo 800 milioni di euro, «una cifra con cui in questo settore non si va da nessuna parte». E allora a Miceli viene il dubbio che Wind non abbia abbastanza soldi per reggere il passo con la concorrenza sul fronte dell'innovazione e ripieghi sulla ricetta più trita: tagliare il costo del lavoro.
Nei primi nove mesi del 2006 Wind ha realizzato un utile di 56 milioni di euro. Il ricavo medio per utente si è mantenuto stabile a 19 euro. Per il 2007 l'azienda prevede un margine operativo lordo in forte crescita.
Nell'incontro di ieri Wind ha «spiegato» così la cessione del call center di Sesto: è il più piccolo e dal punto di vista della qualità è l'ultimo in classifica. Tutta diversa la «spiegazione» di Valentina Scilironi, delegata a Sesto. «Il nostro call center è dedicato alle aziende che usano Wind. Una clientela più esigente rispetto ai privati. Per soddisfarla occorrono investimenti forti. Evidentemente Wind molla questo pezzo di mercato alla concorrenza e si rifugia in quello dei clienti privati che all'azienda rende di più e costa di meno». Ma la ragione «vera», insiste la delegata, è che a Sesto l'80% lavora a tempo pieno. La vertenza per trasformare i contratti part time in full time partì proprio da Sesto. Chi fa otto ore al giorno prende poco più di mille euro al mese, «il minimo per campare a Milano». Essere ceduti a un'altra azienda comporterà la perdita del tempo pieno? Questo è uno dei dubbi che da ieri assillano gli operatori di Sesto (per due terzi donne).