Medicina e potere
Una giornata di studi per Giulio Maccacaro
Sara Farolfi


Milano
La scienza medica che ama dire di stare dalla parte dell'uomo - diceva Giulio Maccacaro - deve dire con chiarezza dalla parte di quale uomo essa stia. Sull'eredità del grande epidemiologo, tra i fondatori di Medicina Democratica, si è tenuta ieri una giornata di studio all'Università Statale di Milano, con la partecipazione di molti medici e ricercatori. Uomo di scienza e insieme protagonista del movimento di rinnovazione della scienza medica sul volgere degli anni '60 e '70, Maccacaro (Codogno 1924 - Milano 1977) sosteneva che «la scienza è una dimensione della storia» e che perciò «è comprensibile e leggibile solo nell'ottica della dialettica dei poteri».
E proprio di «Medicina e Potere» si è parlato ieri. Della medicina, come di una scienza non neutrale, come Maccacaro sosteneva, che deve essere al servizio dell'uomo. Del potere, come di un fatto culturale che ci riguarda, come ha detto Giorgio Bert dell'istituto Change di Torino. Benedetto Terracini, direttore della rivista fondata da Maccacaro, «Epidemiologia e prevenzione», ha parlato dei rapporti tra autorità legislativa e movimenti partecipativi. Ha ricordato il processo che portò alla riforma sanitaria del '78, con cui veniva istituito il Servizio sanitario nazionale; il movimento operaio che lo spinse, e quel volgere di tempi in cui, all'Istituto di Biometria di Milano oggi intitolato a Maccacaro, si riunivano a discutere medici, studiosi e sindacalisti. Adesso gli studiosi di medicina - ha detto Gianni Tognoni, direttore del Consorzio Negri Sud di Chieti - non sanno più neppure che esista la 883 (l'istituzione del Ssn). Oggi, la ricerca medica e il farmaco sono nuovamente strumento di crescita delle differenze tra nord e sud del mondo. «Cosa sono i diritti umani? - chiede provocatoriamente Gino Strada, fondatore di Emergency - Diritti di tutti o privilegio dei ricchi?»; e ancora, «se la guerra è la malattia dove sta la profilassi?».
«Oggi i diritti devono essere affermati purché non siano applicati» conclude Tognoni. Lo dimostra il rapporto che la Banca Mondiale sta preparando. Si dice che la sanità è un diritto fondamentale, poi si chiosa però che la salute è un fatto talmente importante che può essere affidato soltanto a una ristretta cerchia di soggetti pubblici e privati. Per lo più privati. A spiegare il ruolo della grande industria nel condizionare la sanità pubblica è Paolo Vineis dell'Imperial College di Londra («un cervello fuggito» come ironicamente viene presentato). Recentemente, ad esempio, c'è stata la campagna «Cancer United» che rivitalizzava la chemioterapia in quanto capace di migliorare la sopravvivenza dei pazianti malati di cancro. In realtà, come ha riportato l'inglese Guardian, si trattava di un'iniziativa pubblicitaria finanziata dal colosso farmaceutico La Roche