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Alla buon ora ...... anche se .....
Finalmente, anche se con un ritardo incredibile (infatto lo scontro su Tfr e pensioni è aperto ormai da mese) anche Lavoro e Società è uscita con una sua posizione sul tema della previdenza complementare e sull'utilizzo del Tfr come previsto dalla Finanziaria. Come si vede dal documento dell'area si affronta il problema con una analisi condivisibile: Possiamo quindi dire che dal lato dell'analisi anche Lavoro e Società avanza le stesse critiche e le stesse perplessità sui fondi pensione che altri, da tempo, stanno sostenendo. Il documento propone un percorso negoziale (su previdenza pubblica e complementare) che recupera le intuizioni che la sinistra sindacale in generale sta portando avanti da tempo ed in particolare sostiene la necessità di creare anche presso l'Inps un fondo complementare direttamente ancorato alla quota previdenziale già sostenuta dagli attuali versamenti contributivi, e quindi in concorrenza con i fondi pensione, privati o contrattuali che siano. Non si può però non osservare la particolare attenzione che il documento di Lavoro e Società dimostra nel cercare di evitare qualsiasi indicazione su come comportarsi in occasione del periodo di silenzio-assenso sulla destinazione del Tfr. Non si capisce quindi cosa Lavoro e Società proponga ai lavoratori ... aderire o no alla richiesta di trasferire il Tfr ai fondi ?? Non è questa una mancanza di poco conto. Tutto le proposte da loro avanzate crollano di fronte a questa carenza. Infatti non basta dire che ai lavoratori va offerta una alternativa ai fondi (ad esempio indirizzando il Tfr al finanziamento di un fondo complementare presso l'Inps con rendimenti garantiti). Anche se Cgil Cisl Uil dovessero sposare (cosa praticamente impossibile alla data) questa ipotesi ed aprire su questa una vera vertenza col Governo, questa avrebbe tempi lunghi ed un eventuale accordo dovrebbe essere poi trasformato in legge. Nel frattempo i sei mesi del silenzio-assenso saranno abbondantemente passati ed i fondi avranno fatto abbastanza cassa per rendere impraticabile qualsiasi opzione diversa o aggiuntiva.
Viene quindi da pensare che come al solito Lavoro e Società non sia riuscita ad uscire dalla gabbia che ormai la lega con la maggioranza della Cgil. Da un lato deve, per non essere scavalcata da altri pezzi di sinistra sindacale che già sono attivi su questo fronte, presentarsi con analisi condivisibili, critiche di merito sui limiti dell'azione sindacale, e proposte in linea con quanto (a sinistra) si dice debba essere fatto in difesa della previdenza pubblica. Dall'altro però mantiene il suo ruolo in un ambito esclusivamente interlocutorio, di ripo seminariale, evitando con cura di dare indicazioni concretamente operative che la porterebbero a confliggere con l'attuale maggioranza della Cgil.
Il Coordinamento nazionale di Lavoro e Società sembra non avere capito che l'unica possibilità, oggi, di far valere ipotesi diverse allo smantellamento della previdenza pubblica e di conquistare almeno una base di forza contrattuale sufficiente per percorrere questa strada, sta tutta nel boicottaggio del trasferimento del Tfr ai fondi, cosa che si gioca tutta in questi prossimi sei mesi. Altrimenti si fa solo finta ...
Onestamente speravamo e ci aspettavamo qualcosa di più preciso
Ora Lavoro e Società, probabilmente organizzerà seminari, attivi, discussioni per approfondire e spiegare la bontà del suo documento (che per altro richiama quanto il dibattito generale nel resto della sinistra sindacale ha già sollevato da mesi ormai), cosa che la terrà impegnata (come ovvio) per i prossimi mesi ..... mentre nel frattempo nei luoghi di lavoro quello che i lavoratori vogliono sapere (subito) è se aderire o meno al trasferimento del loro Tfr. Passati i sei mesi del silenzio assenso (gli stessi in cui Lavoro e Società sarà impegnata nei suoi seminari e nei suoi attivi) tutta la partita sarà in qualche modo chiusa, e chi non avrà dato il proprio diniego esplicito si troverà iscritto ad un fondo da cui non potrà più uscire.
Per questo, parafrasando Moretti, chiediamo a Lavoro e Società una cosa semplice, e cioè se è o no in grado di dire, oggi, una cosa di sinistra ... Bene (e scontata) l'analisi, bene (e scontata) l'idea di una vertenza generale sulla previdenza (anche se Lavoro e Società ci è arrivata fuori tempo massimo ormai) ma vorremmo sapere se Lavoro e Società sarà operativamente ed organizzativamente schierata assieme ai tanti delegati Rsu, assieme al comitato per la difesa della previdenza pubblica, assieme a tutti gli altri pezzi di sinistra sindacale nel consigliare i lavoratori a non aderire (con dichiarazione esplicita di diniego) al trasferimento del loro Tfr ai fondi.
Se così non è vorrà dire che il loro rimarrà il solito bel documento (come ne trovate altri, anche scritti meglio e più operativi, ad esempio sul sito www.perlapensionepubblica.it) ma assolutamente ininfluente (purtroppo).
PS: negli anni 69-70 andava di moda tra la sinistra sindacale criticare i grandi documenti sindacali che di fronte alle urgenze rispondevano sviando l'onere di una risposta con proposte di riforma generale e cercavano di convincerci che il problema non era lì (adesso), ma era là (dopo). Il documento di Lavoro e Società sulle pensioni sembra la stessa cosa. Di fronte all'urgenza di dire subito qualcosa sul trasferimento del Tfr ai fondi si risponde svicolando e proponendo piani vertenziali di lungo periodo. Ma come allora anche oggi il problema è prima di tutto quì (adesso) e non là (dopo).
11 gennaio 2007
Il Coordinamento RSU
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