Tante buone analisi ma ......

E' facile condividere le osservazioni illustrate dal compagno Canalia sul Manifesto del 5 gennaio scorso, ma queste andrebbero però, secondo noi, svolte fino alle loro conseguenze operative se non si vuole rimanere nel facile parlottare da corridoio sindacale.

E'chiaro a tutti (ma lo era anche in fase congressuale) la debolezza della linea Cgil.

Gran parte delle cose che Canalia oggi afferma sulla linea Cgil erano valide già in fase congressuale ed il richiamarle ora non fa che aumentare l'amarezza per una occasione persa.

Lavoro e società, allora adagiata sull'idea che la Cgil avesse effettivamente abbandonato la linea concertativa (bastava mantenerne la rotta .. si diceva), incredibilmente impegnata in una assurda polemica con una categoria come la Fiom (accusata di non si sa di che cosa, ma sostanzialmente di creare contraddizioni ad un percorso congressuale di "normalizzazione") si è infine accontentata di un "patto precongressuale" che le garantiva la presenza negli apparati ma che di fatto ha chiuso in anticipo il congresso sottraendo agli iscritti la possibilità di confrontarsi su diverse proposte di linea.

Il confronto su singole tesi alternative (benchè importante), disattivato come era dal regolamento e dal "patto precongressuale", si è infine dimostrato debole per l'impossibilità di dare una corretta rappresentatività, in Cgil, alle varie opzioni che gli iscritti hanno comunque espresso nella discussione e nel voto.

In questo recente congresso Cgil la necessità di un confronto su documenti complessivamente alternativi c'era tutta, ma non fu possibile proprio grazie alle divisioni prodottesi nella sinistra sindacale a causa della scelta di Lavoro e Società di aderire al progetto di Epifani per un congresso unitario.

La "rete 28 aprile" era allora un percorso ancora in formazione e quindi debole per riuscire a sostenere un documento alternativo.

Se oggi una parte di Lavoro e Società si ritrova a concordare che la battaglia per l'emancipazione della Cgil dalla linea concertativa non si è affatto esaurita, vuol dire che per lo meno qualche ripensamento comincia a farsi vedere.

Ma per fare cosa ???

Nel ragionamento proposto dal compagno Canalia c'è un giusto richiamo alla sua area (Lavoro e Società) di smetterla con la continua pressione critica nei confronti della Fiom (a cui corrisponde, aggiungiamo noi, una strana tolleranza, una pasticciata e continua adesione all'unità della nuova maggioranza in Cgil) e di ricercare percorsi di ricomposizione delle varie sinistre critiche in Cgil, dalla Fiom, alle altre aree programmatiche, fino alla recente esperienza del Forum Sindacale, non solo Piemontese.

Il compagno Canalia indica anche i titoli su cui è urgente mettere in campo oggi una posizione diversa da quella della maggioranza Cgil. Pensioni, tavolo sulla produttività, orari di lavoro, ecc.

Dimentica però che su questi fronti non si parte da zero e che già, dal congresso in poi, si è lavorato per organizzare un fronte, il più ampio possibile.

Già i compagni che hanno dato vita alla "rete 28 aprile" (tra mille difficoltà poste anche da Lavoro e Società) hanno colto la questione, e cioè quella di non far venire meno in Cgil l'obiettivo di una svolta di linea.

Già è aperta una campagna, sostenuta da numerosi delegati Rsu (della Cgil e dei sindacati di base)costituitisi in "Comitato per la difesa della pensione pubblica e del Tfr" che invita lavoratori a boicottare l'adesione ai fondi pensione integrativi, presupposto indispensabile per riaprire una vera vertenza per la difesa e lo sviluppo della previdenza pubblica.

Già una assemblea nazionale autoconvovata di delegati Rsu, tenutasi il dicembre scorso, ha avanzato una precisa proposta di rifiuto all'apertura di un tavolo con Confindustria su produttività ed orari di lavoro e di rilancio invece dell'iniziativa sindacale per l'abrogazione della legge Moratti, della legge 30 e per una linea contrattuale che superi i vincoli degli accordi concertativi.

Già da più parti viene sollevata una questione di democrazia sindacale negata di fatto da Cgil Cisl Uil nelle pratiche che hanno portato alla firma del memorandum sulle pensioni, all'accordo sui Call Center, all'appiattimento sindacale su una legge finanziaria che peserà sopratutto sul lavoro dipendente e pensionati mentre regala soldi a palate (cuneo fiscale) alle imprese, senza che Cgil Cisl Uil si siano degnati di coinvolgere i lavoratori nella discussione.

Già la Fiom (mentre in tutte le altre categorie gli esponenti di Lavoro e società rimangono appiattiti sulle posizioni della maggioranza) si prepara all'ennesimo tentativo di elaborare una piattaforma contrattuale che su salario e precarietà superi i vincoli concertativi di questi anni.

La questione non è quindi concordare oggi sui limiti della linea Cgil o sui titoli delle questioni aperte. la questione è che fare.

Ancora non si comprende se Lavoro e Società sosterrà attivamente una campagna per il diniego esplicito all'adesione ai fondi pensione, oppure se di adagierà nella proposizione di altre e diverse possibilità di utilizzare il Tfr, ad esempio per innalzare i rendimenti della pensione pubblica, battaglia che presuppone la conquista di una legge e che quindi prevede tempi lunghi ed una forte mobilitazione, che però, se anche fosse, risulterebbe incrinata senza mettere in discussione (oggi e non domani) il trasferimento del Tfr ai fondi pensione.

Ancora non si comprende se Lavoro e Società romperà con la maggioranza nel caso venga avviata una trattativa sulle pensioni senza una piattaforma condivisa vincolata ad un preciso mandato da parte dei lavoratori, e lo stesso vale per il tavolo con Confindustria. Non si comprende inoltre quale sia la linea di Lavoro e Società in materia contrattuale visto che in nessuna categoria oggi è aperta, da parte sua, una battaglia per l'uscita dal modello concertativo.

In conclusione, Canalia propone un ragionamento logico e condivisibile che però si ferma ai modelli aggregativi e si rivolge unicamente agli apparati. Parla di condivisione del percorso del Forum sindacale, di unificare l'azione delle diverse sinistre sindacali mantenendo però integra l'autonomia delle aree programmatiche esistenti, ossia mantenendosi legati, come Lavoro e Società, a quel patto precongressuale senza il quale Lavoro e Società finirebbe nel tritacarne delle sue stesse contraddizioni.

Noi vogliamo ribaltare il discorso.

Sono i lavoratori, i delegati Ru, è la situazione che richiedono oggi una forte e vera sinistra sindacale. Quello che serve oggi è una linea diversa su pensioni, contrattazione, orari, democrazia sindacale ecc. a partire dalla quale riordinare una sinistra sindacale in grado di intercettare il pensare dei lavoratori nei luoghi di lavoro e con questo aprire la battaglia in Cgil.

Ad esempio organizzando il diniego all'adesione ai fondi pensione, diffidando l'organizzazione dall'avviare trattative senza alcun mandato dei lavoratori, riaprendo in tutte le categorie una seria battaglia contro le linee contrattuali concertative, ecc

Per fare questo serve sicuramente la capacità di denunciare i limiti e le subordinazioni della linea Cgil, ma serve però anche il coraggio di mettere mano pure ai limiti di una sinistra sindacale come Lavoro e Società, alla contradditorietà del suo agire e delle sue proposte, al suo essere ormai un corpo a se  stante, fondato solo sugli apparati, sulle appartenenze correntizie e sui delicati equilibri di potere su cui ha fondato la propria sopravvivenza in occasione dell'ultimo congresso.

Siamo quindi d'accordo con Canalia e con le sue analisi illustrate nel suo articolo sul manifesto del 5 gennaio, ma per fare anche solo la metà di quanto propone, senza che ciò scada, appunto, nel solito parlottare tra quattro sindacalisti, è dentro Lavoro e Società che bisogna contestualmente lavorare, per cambiare.

 

11 gennaio 2007 - Coordinamento RSU

 

Cgil: il ruolo del Forum sindacale
Antonio Canalia *


Siamo di fronte ad una situazione politico-sociale assai complessa e difficile. Ampi settori sociali, che hanno votato per il centro-sinistra e molte lavoratrici e lavoratori, non hanno visto nella Finanziaria il cambiamento sperato rispetto alle proprie condizioni di vita e di lavoro e ora appaiono delusi e sconcertati.
In questo contesto e a fronte dell'imminente apertura del confronto che si avvierà a gennaio su pensioni, Legge 30, ammortizzatori sociali, e sulla cosiddetta «competitività» proposta da Confindustria, con il suo non celato tentativo di imporre la gestione unilaterale degli orari, la riduzione del ruolo delle Rsu ed aumenti salariali collegati alla redditività dell'impresa, c'è la necessità che si apra al più presto in Cgil un ampio confronto sulle scelte, sul percorso democratico ed il coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori.
Qui sta il senso della finalità della costituzione del Forum Sindacale in Piemonte.
C'è la necessità per tutti i settori critici e i singoli compagni/e che non sono in sintonia con le scelte della maggioranza della Cgil di fare oggi un passo in avanti oltre le differenze congressuali (senza con questo mettere in forse la valenza delle Aree Programmatiche e il diritto dei compagni/e a farne parte), identificando una sede unitaria di approfondimento, di proposta e di iniziativa a tutti i livelli della nostra organizzazione, che dialoghi con i movimenti, le associazioni e le competenze intellettuali esterne sul merito e sui punti per noi dirimenti, per rinnovare la Cgil.
Questo a partire dalla difesa della centralità del contratto nazionale, dal rilancio della contrattazione integrativa, dalla difesa del ruolo delle Rsu, dal rifiuto delle deroghe ai Ccnl e dello scambio tra limitazione della precarietà e gestione unilaterale da parte delle aziende degli orari, dal superamento della Legge 30 e di tutta la legislazione sul lavoro del governo Berlusconi, dalla difesa e rafforzamento della previdenza pubblica.
Questi sono punti importanti che abbiamo comunemente approfondito anche nel nostro dibattito congressuale, che si è concluso unitariamente.
Oggi dobbiamo rilevare che, con il confronto che si è aperto nel direttivo nazionale della Cgil del 21-22 novembre, si sta determinando una fase nuova, diversa dalla conclusione unitaria dell'ultimo Congresso di Rimini, che porterà nei prossimi mesi ad un ulteriore confronto, anche aspro, interno alla Cgil sempre più in difficoltà.
Le forti pressioni politiche che arrivano da ampi settori «riformisti» del centro-sinistra mettono in luce la non facile gestione del confronto che si aprirà a gennaio, che coinvolgerà la pratica dell'autonomia, la salvaguardia delle scelte congressuali ed il rapporto con le lavoratrici e i lavoratori. Per questo la discussione sulle questioni di merito è oggi decisiva. Così come è essenziale l'unità di iniziativa e proposta dell'insieme dei settori e soggetti critici della Cgil.
In questo contesto penso non si debba più ripetere quanto è avvenuto al direttivo nazionale della Cgil e al comitato centrale della Fiom quando, di fronte all'attacco della maggioranza della Cgil a coloro che avevano partecipato alla manifestazione del 4 novembre, abbiamo con forte rammarico assistito ad un voto diverso e disgiunto. Spero che la costituzione del Forum piemontese possa evidenziare che una pratica unitaria è necessaria e possibile e che questo possa favorire, anche a livello nazionale, un salto di qualità unitario, che coinvolga l'insieme della cosiddetta «sinistra sindacale». Ne abbiamo particolarmente bisogno.
* Segreteria Cgil Piemonte