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Tfr ai fondi privati anche per gli statali
La riforma
annunciata dal ministro Nicolais. Tanti i dubbi
Contestazioni a Pietro Ichino, che propone di bloccare gli aumenti
contrattuali per sollecitare la mobilità dei lavoratori. Sul fronte
del Tfr, il ministro della Funzione pubblica annuncia che verrà
estesa la normativa applicata ai privati. Il rischio legato ai fondi
aperti e al silenzio-assenso. Favorevoli i confederali, contrari
alla riforma le Rdb e i Cobas
Entro la fine
del mese la nuova normativa sul Tfr dovrebbe essere estesa anche ai
lavoratori del pubblico impiego. Lo ha detto ieri il ministro della
Funzione Pubblica, Luigi Nicolais, aggiungendo che nel governo si
sta lavorando in questo senso. «C'è un gruppo di lavoro con il
ministero del Tesoro - ha confermato il responsabile governativo dei
dipendenti pubblici - La Commissione dovrebbe completare il lavoro
in un paio di giorni, quindi siamo prossimi, entro la fine del mese,
ad avere il Tfr anche per i dipendenti pubblici». Si profilano
dunque, anche per i lavoratori del pubblico impiego, i rischi che
affronteranno i dipendenti del privato: la scelta dei fondi
pensione, soprattutto quelli di tipo aperto e delle compagnie di
assicurazione, è infatti estremamente rischiosa, perché espone il
risparmio ai capricci del mercato. Ma anche per chi non fosse così
azzardato da puntare sulle assicurazioni private, si profila
comunque il bis del principio del «silenzio-assenso», profondamente
non democratico: se entro la data fissata non comunichi la tua
volontà che tutto rimanga immutato, infatti, il tuo tfr viene
spostato al fondo chiuso gestito dai sindacati.
Dal fronte sindacale, ovviamente, è venuto un plauso alla riforma
annunciata. La platea dei lavoratori interessati è di circa 3
milioni, dunque molto vasta. Fino a oggi l'unico fondo
potenzialmente attivo è Espero, quello della scuola, che però non ha
avuto per il momento un alto numero di adesioni: su una platea di
886 mila interessati, infatti, hanno aderito sì e no in 1300-1500.
Intanto ieri la Covip (commissione di vigilanza sui fondi pensione)
ha fatto sapere che oltre il 75% dei fondi pensione attualmente
operativi ha chiesto l'autorizzazione per poter recepire i
contributi pensionistici in arrivo dopo la riforma. In particolare
hanno chiesto l'autorizzazione alla Covip, in linea con la nuova
disciplina su Tfr e previdenza complementare, 29 fondi negoziali (su
37 operativi); 62 fondi aperti (su 83) e 29 imprese di assicurazione
che hanno attivato i piani pensionistici individuali (Pip).
Contrarietà alla riforma è stata espressa dalla Rdb-Cub, sindacato
abbastanza diffuso nel pubblico impiego, e da parte dei Cobas, che
parlano di «nuovo scippo, questa volta a danno dei dipendenti
pubblici». «Ancora una volta il governo Prodi si dimostra alleato e
complice della Confindustria e del grande capitale finanziario
quanto e più di Berlusconi, che aveva messo in conto lo scippo del
Tfr per il 2008 nel privato e non prima del 2010 per il pubblico»,
spiega il sindacato di base, che invita a boicottare il passaggio
del Tfr ai fondi sia nel settore pubblico che in quello privato.
Combattivo anche il «Partito comunista dei lavoratori» di Marco
Ferrando, fuoriuscito da Rifondazione comunista, che preannuncia una
contro-campagna davanti ai cancelli delle fabbriche mentre Prodi
sarà con l'Unione a Caserta.
Intanto continuano le polemiche e gli annunci sul futuro del
pubblico impiego e sul delicato nodo della «produttività». Cisl e
Uil si sono già dette disponibili a legare quote consistenti del
salario alla produttività; la Cgil, dal canto suo, dando
disponibilità alla mobilità territoriale all'interno di una stessa
provincia, chiede di legare l'erogazione dei premi di risultato
all'efficienza dei servizi. Ieri il professor Pietro Ichino è uscito
con un'altra proposta al limite del provocatorio: bloccare gli
aumenti contrattuali fino a quando i dipendenti pubblici non avranno
accettato la mobilità. Il ministro Nicolais, ospite a un'iniziativa
della Uil, ha spiegato che spera di firmare il memorandum entro il
18 gennaio prossimo, subito dopo il vertice dell'Unione a Caserta, e
che la «mobilità» è da intendersi da amministrazione a
amministrazione, e non da una Regione all'altra. Carlo Podda (Fp
Cgil) concorda con il ministro sulla necessità di firmare il
memorandum a breve, ma segnala che sul testo c'è ancora molto lavoro
da fare.
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