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Wal-Mart, i turni li fa il
computer
Flessibilità totale I dipendenti chiamati, o mandati a casa, sulla
base dei picchi di clientela previsti nei mega store nel corso della
giornata
Sara Farolf
Nel gergo
aziendale si chiama «ottimizzazione dei turni di lavoro». In
pratica, è la flessibilità totale. Targata Wal-Mart, la
multinazionale Usa che ancora una volta apre la strada alla
deregolamentazione selvaggia dell'organizzazione del lavoro.
Con il nuovo anno infatti, il colosso della distribuzione mondiale
(1,6 milioni di dipendenti) ha annunciato la messa a punto di un
nuovo sistema di programmazione dei turni di lavoro. Addio al monte
ore regolare e prevedibile (e di conseguenza anche al salario fisso,
equivalente a quel dato monte ore). A decidere la turnazione dei
lavoratori - o «associati» come confidenzialmente li chiama
l'azienda - nei vari megastore sarà un sistema computerizzato in
grado di integrare i dati relativi al numero di clienti presenti nei
diversi store a tutte le ore della giornata (Wal Mart è aperto 24
ore su 24, 7 giorni su 7) con quelli relativi al tempo che ciascun
lavoratore impiega per vendere un determinato prodotto.
Il super cervellone, elaborato dalla Kronos Inc. e già sperimentato
da Wal-Mart lo scorso anno, come anche da altri big della grande
distribuzione americana, sarà in grado di elaborare dati ogni 15
minuti, in un arco di 7 settimane. Riuscendo così a prevedere il
numero di lavoratori necessari nei diversi momenti della giornata.
«Un sistema dalle conseguenze devastanti» commenta sulle pagine del
Wall Street Journal Paul Blank, sindacalista e direttore di
WakeUpWalMart.com.
Ai lavoratori potrà essere richiesto di essere presenti al lavoro
«on call», cioè alla bisogna, o anche, nel corso della giornata
lavorativa, di sospendere il turno per un improvviso ristagno di
clientela. In più, come riferiva sempre il Wsj, il nuovo sistema
permetterà ai manager di controllare minuziosamente e capillarmente
l'orario di lavoro di ogni dipendente. Ed evitare così che un
lavoratore si avvicini a un orario full time, o, ancora peggio per
l'azienda, faccia straordinari, cosa che comporta, oltre a un
maggiore salario, maggiori benefici sociali.
Alcuni sindacalisti, ma anche diversi analisti, sostengono che
questo sistema finirà per tradursi in un aumento del lavoro part
time. «Il punto centrale della questione - come ha efficacemente
sintetizzato un manager interpellato dal Wsj - è che se prima i
lavoratori erano un costo fisso, ora sono un costo variabile».
Molto si sa ormai sulla storia del numero uno della distribuzione
mondiale: un fatturato che nel 2005 è stato di circa 310 miliardi di
dollari, una famiglia in cui quattro dei figli figurano tra le dieci
persone più ricche al mondo, una catena di ipermercati che è
diventata la più grossa impresa al mondo e il primo datore di lavoro
privato.
Le vendite natalizie hanno fatto registrare un aumento dell'1,6%
sull'anno precedente. Ma - riporta il sito WakeUpWalMart.com - dal
2001 al 2006 le vendite hanno registrato una vera e propria débacle,
passando dall'8% all'1,6%. Chiaro dunque l'obbiettivo di una corsa
ai ripari immediata. Come sempre nella sua storia, sulla pelle dei
lavoratori.
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