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Intervista a
Gianni Rinaldini, segretario generale Fiom-Cgil
Rinaldini:
salario e diritti nel prossimo contratto
“Per il
rinnovo dei metalmeccanici la base di partenza non potrà che
essere una richiesta di aumento di 130 euro”
Al centro
dell’iniziativa Fiom ci sarà anche la lotta alla precarietà.
“Va cambiata la legislazione del lavoro”
di Giampiero
Rossi
Certo, ci sono da affrontare la questione della
precarietà, i venti di riforma delle pensioni, l’ansia di
produttività degli imprenditori, tutti temi molti sentiti
dai lavoratori. Ma resta viva anche una questione salariale,
la difesa del potere d’acquisto dei lavoratori. Che trova il
suo sbocco naturale nel rinnovo dei contratti, a partire da
quello dei metalmeccanici, la categoria ancora più numerosa,
in scadenza quest’anno. Gianni Rinaldini, segretario
generale della Fiom Cgil, ha l’abitudine di non separare tra
loro i grandi temi economici e sociale e quindi contratto,
produttività, precarietà e pensioni sono un tutt’uno nel suo
ragionamento sulla stagione fitta di confronti, tavoli e
contrattazioni.
Rinaldini,
per i lavoratori metalmeccanici è di nuovo tempo di rinnovo
contrattuale. Sarà di nuovo uno scontro estenuante, secondo
tradizione?
«È presto per dirlo, stiamo appena iniziando la discussione
unitaria con le altre organizzazioni sindacali, e molto
dipenderà anche da quanto emergerà dal confronto confederale
delle prossime settimane. Di sicuro l’asse della nostra
iniziativa riguarderà diritti, formazione e crescita
professionale».
E per quanto
riguarda gli adeguamenti salariali?
«Non possiamo che ripartire dalle nostre richieste per il
rinnovo del precedente biennio economico, cioè 130 euro.
Sarebbe paradossale, del resto, che in una fase di crescita
economica ragionassimo su richieste al ribasso rispetto a
quella presentata in un momento di crescita zero».
Questo dovrà
spiegarlo a Federmeccanica...
«Lo spiegheremo, anche perché la nostra scadenza
contrattuale coincide con l’entrata a pieno regime della
riduzione del cuneo fiscale. Comunque ci ragioneremo a
partire dalla settimana prossima con Fim e Uilm e nel
comitato centrale della Fiom che si riunisce il 16 gennaio
per discutere non solo di contratto ma anche delle altre
questioni aperte».
Per esempio
della lotta alla precarietà?
«Certo, perché c’è la necessità evidente, come dimostrano
gli stessi dati Istat sulla crescita delle assunzioni a
tempo determinato, di mettere mano alla legislazione del
lavoro che sia segnata dal superamento della precarietà. Le
tipologie dei rapporti di lavoro non a tempo indeterminato
devono essere ricondotte a causali e motivazioni eccezionali
e non devono essere più un fatto normale per
l’organizzazione delle attività produttive delle imprese».
E come
giudica i primi provvedimenti del ministro Damiano contro la
precarietà?
«Sono state già fatte cose importanti, ma resta la necessità
del cambiamento della legislazione del lavoro perché di
fatto il ministro ha dovuto varare circolari applicative
della legge 30. E bisogna stare molto attenti a non cedere a
tentazioni di scambi tra riduzione degli istituti
legislativi che implicano precarietà e la gestione
unilaterale degli orari di lavoro da parte delle aziende,
come si legge di fatto nel documento di Confindustria per il
Patto per la produttività».
Ma allora di
cosa si dovrebbe discutere, secondo lei ,al tavolo per la
produttività?
«La vera produttività è legata a fattori come l'innovazione,
la ricerca, le infrastrutture, non è scritto da nessuna
parte che la produttività sia legata alle condizioni di
lavoro. Anzi, è proprio questa logica che ci ha condotti
alla situazione in cui ci troviamo. Ed è necessario partire
da qui per ragionare su una politica industriale per il
paese, a maggior ragione adesso che siamo in fase di
crescita economica».
Un altro
tema al centro dell’attenzione è quello delle pensioni...
«Francamente devo ancora capire esattamente di che cosa si
sta discutendo, a proposito delle pensioni. Se il tema è la
differenza tra l’età formale e quella effettiva per il
pensionamento allora non mi pare si tratti di un problema
perché è così in tutta Europa. Io davvero mi chiedo come
faccia Confindustria a dire che si debba aumentare l’età
pensionabile quando ci sono già migliaia di richieste di
prepensionamento. Lo strumento non può che essere quello
degli incentivi per chi resta al lavoro più a lungo, che già
di per sé diventa un elemento di selezione per i lavori
usuranti, perché chi non ce la fa più rinuncia e chi può
invece si ferma e si prende l’incentivo. E poi sarà bene che
ci si occupi seriamente delle pensioni dei giovani». |