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Pensioni:
le scelte a Caserta
G. Ra.
Nella ridda di voci
che attraversano una capitale irrequieta, tra natale e capodanno,
una fa premio sulle altre. Romano Prodi ha intenzione di riunire i
suoi ministri l'11 e il 12 gennaio, giovedì e venerdì, a Caserta. Il
«conclave», come lo chiama Il Sole 24 Ore che tira fuori
dal cappello la notizia, si occuperà di svariate «riforme», per fare
uso della dizione prevalente: le pensioni cui è dedicato il primo
piano, la pubblica amministrazione, le liberalizzazioni e così via.
Nel frattempo gli esponenti del governo che è possibile raggiungere
fanno dichiarazioni o interviste, spesso interessanti, ma che non
aggiungono niente alle posizioni note. E' il caso di Paolo Ferrero,
ministro della solidarietà sociale e militante del prc, che
dichiarandosi nel corso del suo colloquio con Antonella Baccaro del
Corriere della sera, contrario a qualsivoglia scalone,
indica un modo per farne a meno. Combattere l'evasione contributiva,
recuperando così il mancato risparmio e in secondo tempo
regolarizzare mezzo milione e più di lavoratori stranieri allargando
così la base contributiva. Ieri il ministro ha confermato la data
della riunione di Caserta, si è dichiarato convinto che prima di
allora non vi saranno prese di posizione ufficiali e ha ribadito la
sua contrarietà ai disincentivi che rimbalzano in molte
dichiarazioni, «anche perché con le pensioni già così basse, per
alcuni lavoratori il disincentivo sarebbe un aumento mascherato
dell'età pensionabile».
Paolo Cento, sottosegretario all'economia, verde, è per gli
incentivi e contro i disincentivi. Ricorda che queste indicazioni
(ormai ridotte a slogan), rientrano nel programma dell'Unione come
anche la «cancellazione dello scalone introdotto dalla riforma
Maroni... Nella riforma delle pensioni, infatti, non può esservi
alcun innalzamento obbligatorio dell'età pensionabile, perché questo
sarebbe in contrasto con il programma dell'Unione».
Prendono la parola i sindacati. Giorgio Cremaschi della Fiom-Cgil
mette in secondo piano il contrasto tra società di sinistra,
orientata al no e correttivi sospetti degli uffici tecnici
governativi. Manda invece un messaggio alla propria organizzazione:
«Va innanzitutto detto che la Cgil non può sedersi al tavolo del
confronto se prima non ha definito la piattaforma sulla quale
consultare la propria gente: quindi ci vorrà tempo, altro che fine
marzo».
Sull'altra sponda, Renata Polverini, dell'Ugl, sindacato vicino ad
An, teme che «le indiscrezioni-anticipazioni sul piano
dell'esecutivo in materia previdenziale ... siano un altro tentativo
di mettere le parti sociali davanti a un fatto compiuto».
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