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L'accordo raggiunto
tra CGIL-CISL-UIL ed il gruppo Almaviva con il quale tutti
lavoratori e le lavoratrici a progetto vengono stabilizzati
con contratti a tempo indeterminato rappresenta senza dubbio
un successo di questi che corona gli sforzi ed i sacrifici
sopportati in questi anni dai lavoratori e rappresenta un
precedente difficilmente eludibile da tutti gli imprenditori
che operano in questo settore. Nel contempo, se non
evidenziassimo che i frutti raccolti hanno un sapore amaro,
mineremmo qualsiasi possibilità di completo riscatto da
parte dei precari del gruppo di proprietà dell'Ing.Tripi e
non porremmo le basi per una reale battaglia contro la
precarietà sociale nel suo complesso.
Le assemblee indette dalla sola CGIL nella giornata di ieri
e che culmineranno nelle giornate di domani e dopodomani con
il referendum consultivo di tutti i lavoratori del gruppo
stanno facendo emergere problematiche di notevole rilievo.
In primo luogo orari e salari. Contratti di lavoro a tempo
parziale di 20 ore settimanali con un salario di 500 Euro
c.a al mese, con turnazioni su 24 ore e possibilità di
cambiare gli orari con un semplice preavviso di 48 ore.
Risultato, impossibilità di esser impiegati presso un'altra
azienda per cercare di integrare un reddito che non consente
di sopravvivere né a Roma né a Palermo (ricordiamo che il
brutto accordo sottoscritto per Atesia ad aprile di quest'anno
prevedeva 25 ore settimanali). Purtroppo non possiamo non
constatare che analoghe condizioni normative e salariali
hanno già prodotto nella società Telecontact il
licenziamento "volontario" di un quarto della forza lavoro
passando da 1200 a 900 operatori. Per quanto concerne il
riconoscimento dei contributi previdenziali pregressi, gli
ispettori del Ministero del Lavoro avevano sancito che la
base di calcolo doveva essere di 36 ore settimanali mentre
ad oggi non è dato sapere qual è il criterio che verrà
adottato mentre è noto che per quanto concerne la parte
salariale non verrà riconosciuto alcunchè ai lavoratori.
Così come non pare eticamente accettabile che in questa
partita non rientrino le centinaia di lavoratori ai quali
non è stato rinnovato il contratto (per non parlare di
coloro che sono stati licenziati) mentre si stava svolgendo
la stessa ispezione del Ministero del Lavoro che avrebbe
sancito che si trattava di lavoro subordinato e quindi
disciplinato dall'art.18 dello Statuto dei lavoratori.
Sempre nelle assemblee è stato fatto notare dai lavoratori e
dalle lavoratrici di COS SpA, che hanno già tutti un
contratto a tempo indeterminato, che non sarebbe stato
opportuno che loro si esprimessero nel voto referendario
sulle condizioni di vita e di lavoro che si verranno a
determinare per i lavoratori a progetto di Atesia. Se
continueremo ad arretrare sempre di più il baricentro della
nostra iniziativa politico-sindacale, se non sapremo
combattere la precarietà in tutti i suoi aspetti e non solo
per quelli che concernono la Legge 30, perfino accordi come
questi che stabilizzano migliaia di lavoratori rischiano di
tradursi in vittorie di Pirro lasciano i lavoratori in balia
del padronato. Se pensiamo che soltanto sino a pochissimi
anni fa si discuteva, e parzialmente si attuava in Germania
e Francia, di 35 ore di lavoro a parità di salario, ed oggi,
in Italia come altrove, siamo costretti a contrattare mezzo
salario per 20 ore settimanali, il regresso ideologico
culturale è evidente così come è palese che perfino le
battaglie più avvincenti contro la precarietà se non
sapranno darsi un orizzonte più ampio lasceranno sempre
l'amaro in bocca alla nostra gente.
Daniele Canti
Rete 28 Aprile - CGIL Roma e Lazio
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