PER UNA BATTAGLIA GENERALE ALLA PRECARIETA' SOCIALE - Daniele Canti

23 Dicembre 2006

L'accordo raggiunto tra CGIL-CISL-UIL ed il gruppo Almaviva con il quale tutti lavoratori e le lavoratrici a progetto vengono stabilizzati con contratti a tempo indeterminato rappresenta senza dubbio un successo di questi che corona gli sforzi ed i sacrifici sopportati in questi anni dai lavoratori e rappresenta un precedente difficilmente eludibile da tutti gli imprenditori che operano in questo settore. Nel contempo, se non evidenziassimo che i frutti raccolti hanno un sapore amaro, mineremmo qualsiasi possibilità di completo riscatto da parte dei precari del gruppo di proprietà dell'Ing.Tripi e non porremmo le basi per una reale battaglia contro la precarietà sociale nel suo complesso.
Le assemblee indette dalla sola CGIL nella giornata di ieri e che culmineranno nelle giornate di domani e dopodomani con il referendum consultivo di tutti i lavoratori del gruppo stanno facendo emergere problematiche di notevole rilievo. In primo luogo orari e salari. Contratti di lavoro a tempo parziale di 20 ore settimanali con un salario di 500 Euro c.a al mese, con turnazioni su 24 ore e possibilità di cambiare gli orari con un semplice preavviso di 48 ore. Risultato, impossibilità di esser impiegati presso un'altra azienda per cercare di integrare un reddito che non consente di sopravvivere né a Roma né a Palermo (ricordiamo che il brutto accordo sottoscritto per Atesia ad aprile di quest'anno prevedeva 25 ore settimanali). Purtroppo non possiamo non constatare che analoghe condizioni normative e salariali hanno già prodotto nella società Telecontact il licenziamento "volontario" di un quarto della forza lavoro passando da 1200 a 900 operatori. Per quanto concerne il riconoscimento dei contributi previdenziali pregressi, gli ispettori del Ministero del Lavoro avevano sancito che la base di calcolo doveva essere di 36 ore settimanali mentre ad oggi non è dato sapere qual è il criterio che verrà adottato mentre è noto che per quanto concerne la parte salariale non verrà riconosciuto alcunchè ai lavoratori. Così come non pare eticamente accettabile che in questa partita non rientrino le centinaia di lavoratori ai quali non è stato rinnovato il contratto (per non parlare di coloro che sono stati licenziati) mentre si stava svolgendo la stessa ispezione del Ministero del Lavoro che avrebbe sancito che si trattava di lavoro subordinato e quindi disciplinato dall'art.18 dello Statuto dei lavoratori. Sempre nelle assemblee è stato fatto notare dai lavoratori e dalle lavoratrici di COS SpA, che hanno già tutti un contratto a tempo indeterminato, che non sarebbe stato opportuno che loro si esprimessero nel voto referendario sulle condizioni di vita e di lavoro che si verranno a determinare per i lavoratori a progetto di Atesia. Se continueremo ad arretrare sempre di più il baricentro della nostra iniziativa politico-sindacale, se non sapremo combattere la precarietà in tutti i suoi aspetti e non solo per quelli che concernono la Legge 30, perfino accordi come questi che stabilizzano migliaia di lavoratori rischiano di tradursi in vittorie di Pirro lasciano i lavoratori in balia del padronato. Se pensiamo che soltanto sino a pochissimi anni fa si discuteva, e parzialmente si attuava in Germania e Francia, di 35 ore di lavoro a parità di salario, ed oggi, in Italia come altrove, siamo costretti a contrattare mezzo salario per 20 ore settimanali, il regresso ideologico culturale è evidente così come è palese che perfino le battaglie più avvincenti contro la precarietà se non sapranno darsi un orizzonte più ampio lasceranno sempre l'amaro in bocca alla nostra gente.

Daniele Canti
Rete 28 Aprile - CGIL Roma e Lazio