Cgil Piemonte
Forum sindacale: «Chi decide cosa?»
 

Gennaio, mese d'avvio di minacciosi «tavoli», è dietro l'angolo. Tempi strettissimi, quindi, per chi vuole evitare che su pensioni, precarietà, orari di lavoro, struttura contrattuale la Cgil perseveri negli errori inanellati sulla finanziaria. Per chi, per dirla con Pietro Passarino della Fiom torinese, cerca di «far scendere dal pero tutta la Cgil» in tempo utile. Urgenza e preoccupazione sono state le note dominanti dell'assemblea tenutasi l'altro ieri alla Camera del lavoro di Torino. Un centinaio di sindacalisti confederali e di categoria hanno partecipato al debutto del Forum sindacale della Cgil piemontese, articolazione regionale del Forum nazionale nato lo scorso luglio.
Caratteristiche e scopi del Forum restano quelli fissati a luglio: luogo plurale di confronto e proposta all'interno della Cgil, trasversale sia rispetto alle «aree programmatiche» che alla divisione tra maggioranza e mininoranza congressuale. E' cambiato tutto il resto, e in peggio. Il governo di centro sinistra, con una finanziaria pesante ma senza baricentro, ha deluso le aspettative del lavoro dipendente; la Cgil, ancora una volta, non ha superato l'esame in materia di autonomia. Ha pasticciato, arretrando dalla condivisione totale della finanziaria alla classica formula «luci e ombre». Quel che è più grave, sottoscrivendo il patto sul Tfr e il memorandum per «riformare» le pensioni, ha usurato un rapporto già compromesso con le donne e gli uomini che rappresenta. Le ormai famose assemblee di Mirafiori hanno messo in piazza questa verità lapalissiana. L'eco mediatica ha costretto Epifani a qualche correzione. Sulle pensioni consulteremo i lavoratori, hanno promesso magnanimi i segretari di Cgil, Cisl e Uil.
Consultarli su cosa, se manca una piattaforma su cui chiedere un mandato? L'obiezione è tornata in tutti gli interventi all'incontro del Forum piemontese. «Occorre far tornare centrali i luoghi deputati alla decisione. Solo così si ricostruisce il protagonismo dei lavoratori», dice Gianfranco Marchesotti (Cgil Alessandria). «Dobbiamo riconquistare la Cgil al rapporto con i lavoratori», incalza Giorgio Airaudo, segretario della Fiom torinese. Sulla scorta delle 400 assemblee sulla finanziaria fatte nelle aziende metalmeccaniche, avverte che il «rischio vero» non è quello dell'esplosione (i fischi e le contestazioni, ndr) ma dell'«implosione». Stanchi di essere ignorati, spiega Passarino, i lavoratori potrebbero silenziosamente «staccare la spina». «Sono questi che devono preoccuparci, non gli altri che fischiando sollecitano il sindacato a fare il suo mestiere».
Claudio Stacchini, della Cgil torinese, assegna al Forum il compito di «accelerare» la ricostruzione del rapporto tra Cgil e lavoratori. Compito «operativo» perché il Forum, pur non essendo un'area programmatica, «non è un circolo culturale neutro». Il primo appuntamento per verificare i risultati sarà un'assemblea regionale fissata per gennaio.
Sulla precarietà, tema messo a fuoco nell'incontro torinese, ha fatto lezione il professor Massimo Roccella. Ha definito una querelle «insincera» quella tra abrogazionisti e modificatori della legge 30. «La priorità delle priorità», secondo il giuslavorista, è cambiare il decreto 378 che allarga e reitera all'infinito il contratto a tempo determinato.
Le pensioni saranno il tema del seminario nazionale che il Forum sindacale della Cgil terrà lunedì a Bologna (ore 10, Camera del lavoro, via Marconi 7).