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Fischi
democratici
«Operai, questi
sconosciuti»
Gianni Rinaldini,
segretario Fiom, torna sulle assemblee di Mirafiori: «Ci mandano un
messaggio positivo e un avviso su pensioni, precarietà e orari»
Loris Campetti
Toh, gli operai. Ride Gianni
Rinaldini, commentando le reazioni dei media e dei politici
all'exploit mediatico delle tute blu di Mirafiori. Non i
«lavoratori» genericamente intesi, proprio gli operai, quelli della
chiave a stella. Quelli alla linea di montaggio che svolgono una
mansione che dura meno di un minuto e si ripete, monotona per tutto
il giorno, talvolta per tutta la vita. Magari lavorano pure a
braccia alzate e hanno la tendinite. Magari a fine mese, se non ci
sono stati scioperi, arrivano a guadagnare 1000 euro, se hanno
qualche anno d'anzianità o sono non di 3° ma di 4° livello, possono
trovarne in busta paga addirittura 1.100. Degli operai di Mirafiori
parliamo con chi li conosceva anche prima delle assemblee con
Epifani, Bonanni e Angeletti e la loro riscoperta da parte dei
media: il segretario generale della Fiom. In una stagione, precisa
Rinaldini, in cui alla Fiat si apre una stagione nuova, e positiva.
Non solo esistono le tute blu, s'incazzano anche e non hanno
timori reverenziali verso i vertici confederali. Come mai fanno così
scalpore?
Mettiamola in positivo: la condizione del lavoro
dipendente, alla linea di montaggio, non è più invisibile grazie a
delle assemblee a cui hanno partecipato i segretari di Cgil, Cisl e
Uil e i giornalisti. Questa la dice lunga su quanto abbia scavato in
profondità la cultura di questi anni, cancellando la situazione
reale del paese - ciò che è avvenuto e continua ad avvenire sul
lavoro. Le assemblee di Mirafiori hanno riacceso la luce su un mondo
reale, non virtuale. E questo è un fatto positivo, come è positivo
che i tre segretari generali siano andati a Mirafiori e che i
giornalisti abbiano potuto vedere di persona quel mondo reale.
Qualcuno ha ha parlato di trabocchetto, di contestazione
organizzata. Magari dalla Fiom, o dai Cobas...
Sciocchezze, chi pensa che gli operai siano massa di
manovra per qualsivoglia operazione non conosce le assemblee dei
metalmeccanici. Personalmente mi sono capitate assemblee ben più
complicate di quelle di giovedì scorso. Per esempio, quando siamo
andati a spiegare l'ultimo contratto nazionale agli operai del
montaggio di Mirafiori abbiamo trovato un clima decisamente più
agitato. Io penso che il messaggio dei lavoratori vada colto in
termini positivi.
Cosa dice questo messaggio?
Parla di democrazia nel sindacato e in fabbrica e chiede
autonomia nel giudizio sull'operato del governo e sulla finanziaria.
Esprime una preoccupazione per i tavoli confederali di gennaio sulle
pensioni e il mercato del lavoro. Non a caso, è stata posta con
forza la questione degli orari: evidentemente gli operai pensano che
la pretesa di Confindustria e Federmeccanica di deciderli a proprio
piacimento, senza contrattare con i sindacati in fabbrica, sia
inaccettabile e ritengono non altrettanto risoluto l'atteggiamento
in merito di Cgil, Cisl e Uil. Le assemblee sono state importanti e
positive anche per le parole esplicite di Epifani: l'orario non è
oggetto di trattativa. Importanti anche gli impegni dei tre
segretari di Cgil, Cisl e Uil a sottoporre gli eventuali accordi su
pensioni e flessibilità al voto dei lavoratori.
Solo che gli operai di Mirafiori non si fidano molto, e
hanno duramente criticato il metodo seguito per decidere il destino
del loro Tfr.
Tra i metalmeccanici c'è una speciale sensibilità al tema
della democrazia, che è un fatto di sostanza: da tempo sono abituati
a votare contratti e accordi. Nella nostra categoria, il criterio
del silenzio assenso scelto per il Tfr non trova albergo: persino
sulle quote di servizio (la trattenuta sindacale, ndr) dev'essere
esplicita e scritta la volontà del lavoratore. E tieni conto che, se
applicassimo il criterio del silenzio assenso, come sindacati
incasseremmo il doppio.
Si può dire che l'insistenza su pensioni, precarietà e orari
nasconda una sfiducia preventiva verso Cgil, Cisl e Uil?
Direi più semplicemente che gli operai vogliono dire la
loro, rivendicano percorsi democratici e anticipano a tutti che non
sono disposti a dare un'ora o un anno in più della loro vita al
padrone. E' venuto il momento di aprire una discussione a tutto
campo sul sistema di sicurezza sociale, di cui la previdenza è un
asse portante: da anni è in atto un processo di smantellamento dello
stato sociale, esistono percorsi paralleli a pagamento, per esempio
nella sanità, che mostrano un processo che produce disuguaglianza
sociale. Si salva chi ha più soldi. Sono sempre di più, anche tra i
meccanici, gli accordi che contemplano assicurazioni sanitarie, che
di fatto diventano un paracadute all'affossamento del welfare.
Questa tendenza dev'essere invertita. Il Italia la spesa sociale è
al 26,4%, in Germania, Francia e Gran Bretagna oscilla tra il 28 e
il 30,5%. Proporre, come fa il governo, di utilizzare le maggiori
entrate fiscali per ridurre le tasse è una stupidaggine: parte di
quegli introiti vanno utilizzati nella previdenza. E' ridicolo
pensare di allungare l'età lavorativa in un paese dove non è
possibile il cumulo tra pensione e altri redditi, a differenza degli
altri paesi europei.
Ma l'idea del ministro Damiano di differenziare tra lavoro
operaio usurante e altri lavori trovi ascolto nei vertici
confederali.
E' una strada pericolosa. Non credo che una maestra di
asilo nido che per venti o trent'anni abbia lavorato con venti
bambini al giorno sia meno «usurata», per certi aspetti, di un
operaio di linea.
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