DOPO MIRAFIORI: PRODI TEME UN INVERNO CALDO SULLE PENSIONI
   
Un timore che non riguarda certo solo il “Professore”. E, prorio a proposito delle preoccupazioni insorte nel Governo ma anche tra i confederali dopo i fischi a Mirafiori, sui giornali (tra cui La Stampa di sabato 9 e domenica 10 dicembre e il Corriere di domenica 10 dicembre) sono stati pubblicati alcuni articoli interessanti.

Romano Prodi, che si è ben guardato dal commentare pubblicamente la vicenda, nelle chiacchierate informali con i suoi avrebbe confidato il timore che «i sindacati confederali possano essere spinti a diventare più conflittuali, proprio sull’onda di episodi nei quali la fanno da padroni le minoranze più rumorose ». (??)

Epifani, dal canto suo, sembra preoccupato del fatto che Rifondazione Comunista, stretta tra la volontà di mantenere in vita a tutti i costi il Governo Prodi e la necessità di tener fede ad alcuni principi fondamentali, cari a suo elettorato, in materia pensionistica (abolizione del gradone introdotto da Maroni, nessun ulteriore peggioramento del sistema pensionistico già fortemente ridimensionato da Dini) possa “irrigidirsi” nel bel mezzo della trattativa che dovrebbe aprirsi a gennaio e “scavalcare” la CGIL (oltre che CISL e UIL) che, prima dei fischi, già viaggiava col vento in poppa verso l’attuazione del memorandum sulle pensioni.
Le assemblee di Mirafiori, per quanto Epifani si affanni a ridimensionarne la portata (vedi articolo sul Corriere), sono rappresentative del pensiero della stragrande maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori che tuttavia faticano a dare gambe alla protesta disorientati dal fatto che proprio i sindacati cosiddetti “maggiormente rappresentativi” non solo non vogliono assumere le indicazioni che vengono dalla base ma sono diventati la “stampella” del governo.
Per evitare che qualcosa di simile a quanto accaduto sulla vicenda delle 35 ore (peraltro mai attuata) durante il precedente Governo Prodi, Epifani vuole costringere Rifondazione e più in generale la cosiddetta “sinistra di governo” ad accettare esplicitamente, prima che lo facciano i sindacati con l’accordo che pensano di sottoscrivere entro marzo, la nuova truffa a danno delle lavoratrici e dei lavoratori. Dal quartier generale della Cgil infatti hanno intenzione di chiarire nei prossimi giorni a Prodi che sulla vicenda delle pensioni c’è un solo schema possibile: la maggioranza faccia un accordo al suo interno e poi inizi la trattativa con i sindacati.
Nell'intervista rilasciata al Corriere della sera Epifani riconduce la contestazione semplicemente all'UGL e ai Cobas (Sincobas nel caso) quando sa bene che ai delegati del SINCOBAS è stato vietato l'ingresso proprio alla sua assemblea perchè non eletti in quel reparto. Arriva perfino a dire che "in quell'assemblea la Fiom era minoranza"! Sempre nella stessa intervista inoltre dichiara:
«In quale film si è vista un'assemblea in cui il sindacalista arriva, parla e viene applaudito? A forza di rimuovere la classe operaia dalla scena politica e sociale, si è rimosso anche il rapporto in assemblea».
E quindi? Gli operai fischierebbero i sindacalisti a prescindere da quello che dicono e che fanno? Non contento Epifani rispondendo ad una domanda sulle proccupazioni emerse in merito al TFR afferma: "Ho incontrato tante preoccupazioni infondate, come ho detto spesso. Mi chiedo quanto abbia pesato su questa atmosfera l'interesse delle aziende di tenere per loro il Tfr, quanto lo slogan dello "scippo" usato dai sindacati della destra!". Dai sindacati della destra? Una chiara mistificazione della realtà. Epifani sa bene che tutti i sindacati corporativi di destra sono ben disposti, come i confederali del resto, a gestire la torta dei fondi pensione e che sono tra i firmatari degli accordi che li hanno introdotti nei contratti dove già sono operanti, ultimi in ordine di tempo lo SNALS e la Gilda nella scuola.

Dal canto suo anche il Ministro Ferrero, per un periodo della sua vita lavoratore del Lingotto (Fiat), è preoccupato dei fischi degli operai torinesi e, intervistato da Barenghi sempre su La Stampa si affretta a dichiarare che sul TFR in Consiglio dei Ministri lui ha votato contro (peccato che approvando la Finanziaria, così com’è, i suoi compagni di partito finiranno per approvarne lo scippo) e che i ticket non vanno bene e che le privatizzazioni (su cui il Governo ha detto chiaramente di voler andare avanti in modo determinato) non possono rappresentare la fase 2 e che sulle pensioni bisogna far saltare il gradone ecc. Arriva a dire che quei fischi sono stati indirizzati ai leader sindacali solo perchè lì c'erano loro altrimenti sarebbe andati al Governo (di cui lui è Ministro!). Una lucida consapevolezza della difficile situazione in cui sembra essersi cacciato il suo partito e che tuttavia non impedisce al Ministro Ferrero di mettere già in campo una mediazione possibile quando dice : l’innalzamento dell’età pensionabile non può essere generalizzato. Una frase da leggersi, azzardiamo, nel senso che, salvando probabilmente i famosi lavori usuranti sempre da definire, per gli altri potrebbe esserci il via libera anche del PRC?

Per far cambiare le intese messe in programma da Prodi, sindacati confederali e in parte anche dal Ministro Ferrero serviranno altre assemblee come quelle di Mirafiori. Servirà che la voce (e non solo quella) delle lavoratori e dei lavoratori arrivi dritta nel Palazzo. Ma perché questo accada qualcuno (le RSU di tutti i luoghi di lavoro per esempio) si coordinino per indire tutte insieme uno sciopero generale. Perchè ci sia una Fase 2, certo, ma questa volta per davvero dalla parte del mondo del lavoro.



 
Sincobas