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Comunicato Stampa Mirafiori
VA IN ONDA LA RABBIA OPERAIA CONTRO I SINDACATI AMICI DEL GOVERNO LA RISCOSSA OPERAIA POTREBBE PARTIRE PROPRIO DALLE CENERI DELLA SCONFITTA DEGLI ANNI ‘80
(dichiarazione di Paolo Sabatini –Coordinatore nazionale del Sincobas)
Una rabbia repressa da anni, per qualcuno dal lontano autunno del 1980, quella che ha trovato modo di esprimersi ieri nelle affollatissime assemblee tenutesi a Mirafiori.
Una contestazione
fatta anche di fischi ma con una chiarezza sugli obiettivi che non
lascia dubbi, come ci confermano i delegati e i lavoratori del
Sincobas di Mirafiori presenti alle assemblee. “E’ una piccola minoranza, gente che non va oltre i mille euro al mese, e che protesta proprio con i sindacalisti che sono gli unici che parlano con loro ” ha detto Bonanni quasi fosse colpa dei lavoratori la perdita progressiva di potere d’acquisto dei salari e non soprattutto delle scelte concertative del sindacato confederale che ha sacrificato la scala mobile sull’altare della moderazione salariale! Una dichiarazione che dà il senso della distanza tra la condizione operaia e quella di chi la vorrebbe rappresentare. Meschino inoltre il tentativo di ricondurre la contestazione solo al sindacalismo di base (in questo caso al Sincobas, unico sindacato di base presente a Mirafiori) quando è stato evidente a chiunque fosse presente alle assemblee che le accuse di appiattimento di Cgil, Cisl e Uil sulle posizioni di questo Governo erano generalizzate. Gli interventi dei delegati e dei lavoratori tutti, non certo solo quelli che hanno potuto fare laddove è stato consentito loro di parlare quelli del Sincobas, sono stati a senso unico. I lavoratori hanno parlato di un sindacato 'accomodante' e di una assenza totale di democrazia sindacale, di accordi fatti sulla loro pelle e di una condizione ormai intollerabile. «Noi non possiamo stare in linea di montaggio neppure un minuto oltre quanto previsto, non ce la facciamo più» gridano ai “complici” di questo ormai insostenibile sfruttamento Lavoratrici e lavoratori esausti e terrorizzati dall’annunciato aumento della flessibilità e dell’età pensionabile che proprio Epifani, Angeletti e Bonanni hanno già promesso al Governo e alla Confindustria. Per questo chiedono che eventuali accordi sulla flessibilità, sulle pensioni o comunque accordi che li riguardano vengano sottoposti al loro giudizio.
Come milioni di altri lavoratori in questo paese vogliono giustizia fiscale e redistribuzione dei redditi, vogliono un lavoro per sé e un futuro per i propri figli, non vogliono sentir parlare di flessibilità e di aumento di carichi di lavoro che già non riescono più reggere, vogliono poter andare in pensione senza ulteriori differimenti, vogliono decidere sulle cose che li riguardano, vogliono un sindacato autonomo dalla compagine governativa, democratico, vogliono un sindacato con delegati veri non il simulacro rappresentato dalle attuali RSU, vogliono insomma un sindacato che non c’ è più!
Sta a noi,
a tutti noi, nei nostri luoghi di lavoro, raccogliere il
messaggio e generalizzarlo. |