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Lavoro e Società: Tanto rumore per nulla
I due coordinatori nazionali di Lavoro e Società hanno inviato una lettera ufficiale al coordinamento della loro area. (vedi la lettera) Alla notizia ci aspettavamo in molti che la lettera fosse, finalmente, una discesa in campo dell'area sulle questioni oggi aperte nei luoghi di lavoro (Tfr, pensioni, modello contrattuale ecc) e che si andasse a chiamare gli aderenti all'area ad un piano di lavoro organizzato per contrastare la nuove e pesante deriva concertativa della Cgil. Invece No. L'unica preoccupazione dei due coordinatori era quella di difendere e sostenere la posizione polemica dell'area nei confronti della Fiom Cgil. Come tutti sanno, all'ultimo comitato centrale Fiom, la Fiom ha respinto il richiamo del segretario generale Cgil a rientrare nei ranghi ponendo invece a tutta la Cgil un confronto sulle questioni di merito oggi aperte, e su queste una scelta ben precisa, ossia, nessuna trattativa e nessun accordo senza un preciso mandato dei lavoratori. In quella occasione il Coordinatore Fiom di Lavoro e Società non ha trovato nulla di meglio da fare che distinguersi motivando la sua posizione col fatto che la Fiom non era sufficientemente attivata sui temi della precarietà e chiedendo alla Fiom una sorta di giuramento ... mai più con i Cobas. Strana posizione. Che ci siano limiti anche nella Fiom sui temi della precarietà è facile da annotare, ma non considerare che in Cgil è stata la sola Fiom a schierarsi meglio ed a praticare con più determinazione una azione di contrasto alla precarietà è altrettanto fuori dubbio. Come mai Lavoro e Società della Fiom non indica le principali responsabilità in materia di precarietà alla Cgil confederale ed alle altre categorie ?? Perchè questa critica Lavoro e Società la rivolge unicamente alla Fiom visto che nelle altre categorie, dove il macello in materia di legge 30 è quotidianeità, la stessa Lavoro e Società è zitta e muta ? Strana posizione anche la richiesta di abiura verso la partecipazione ad iniziative in cui siano presenti anche i sindacati di base, visto che la stessa Cgil vi ha partecipato e partecipa (vedi la manifestazione in veneto contro le basi americane) e che la stessa Lavoro e Società (vedi genova e manifestazione del 4 novembre), assieme alla Fiom, vi ha partecipato. L'unico motivo per cui Lavoro e Società si è voluta distinguere di fronte agli attacchi confederali alla Fiom è che la sua sopravvivenza è in realtà dovuta proprio agli accordi con le cordate confederali della maggioranza e con queste non può e non vuole rompere. Altro che critica alla precarietà. Comunque non tutta Lavoro e Società Fiom aveva condiviso la scelta di distinguersi di fronte all'attacco di Epifani alla Fiom, cosa che non ha generato (come si sperava) l'apertura di un confronto interno all'area, ma un vero e proprio intervento di abiura da parte dei coordinatori nazionali dell'area verso i dissidenti.
Quanto fiato sprecato ed un'altra occasione persa, per Lavoro e Società, per schierarsi invece dalla parte giusta in merito alle vertenze che si sono aperte. Bravissimi quelli di Lavoro e Società a rilasciare interviste individuali ai giornali sulle loro preoccupazioni in materia di precarietà e pensioni, ma a quello si fermano perchè andare oltre vorrebbe dire dare veramente battaglia dentro la Cgil. Dio ce ne scampi, visto che entrare in conflitto con Epifani vorrebbe dire far saltare quell'accordo precongressuale solo grazie al quale Lavoro e Società ha mantenuto i suoi apparati.
Ma la lettera dei coordinatori nazionali dell'area va oltre. Non accenna più alla polemica (comunque evidentemente strumentale) in materia di precarietà ma va dritta al sodo, ossia che la Fiom (secondo loro) non può rappresentare un punto di vista diverso in Cgil perchè questo compito spetta solo alle aree programmatiche (ossia a loro). A parte il fatto che se lavoro e Società esprimesse una vera dialettica interna alla Cgil tutti stapperemmo bottiglie di vino alla sua ben ritrovata salute, vanno puntualizzate a parer nostro alcune questioni.
Ciò che da diritto, in un sindacato, ad esprimere posizioni diverse è l'esistenza di un merito e di una proposta da mettere sul piatto del confronto. Se la Fiom, con le sue strutture, avanza critiche e proposte diverse in merito all'iniziativa della Cgil, la cosa appare ovviamente legittima. Non fanno così anche altre categorie, come ad esempio i chimici, che per anni si sono vantati di essere la categoria che ha anticipato i principali cedimenti della Cgil (inflazione predeterminata per ricordarne una, ed ora l'inflazione contrattata, per rimanere sul lato comico delle elaborazioni sindacali). Non ci sembra che qualcuno abbia mai contestato ai chimici di essersi spesso mossi in disaccordo formale col centro confederale (ben sapendo che in realtà il loro ruolo riconosciuto ed accettato era quello degli apripista).
Ma se il ruolo che le strutture della Fiom stanno giocando nel dibattito interno alla Cgil è un ruolo legittimo viene inevitabilmente il sospetto che Lavoro e Società manifesti in realtà il suo disaccordo perchè ritiene l'iniziativa Fiom in concorrenza con lo spazio che Lavoro e Società presume di suo di diritto. Nulla da obiettare sul ruolo e sull'importanza delle aree programmatiche in Cgil, ma perchè questo valga, dovrebbero esistere le aree programmatiche. Certo non esistono più le aree programmatiche congressuali (lo abbiamo visto nel recente congresso). C'è stato un documento unitario sul quale Lavoro e Società si è distinta solo con un debole emendamento sulla democrazia (a differenza di Rinaldini, Cremaschi ed altri che almeno si sono distinti anche sulle linee contrattuali oltre che, con più precisione, sulla democrazia sindacale) e su queste opzioni si sono andate a strutturare le diverse sensibilità. In questo scenario, lo si vede quotidianamente, lavoro e Società è e rimane fortemente ancorata al progetto di Epifani (e quindi è una presenza scarsamente influente sul piano del merito) ed all'accordo precongressuale di spartizione dei posti.
Noi auspichiamo che Lavoro e Società (visto che presume di potersi considerare tale) si comporti finalmente come area programmatica (anche se non congressuale), e come la Rete 28 aprile, si decida una buona volta a dire pubblicamente che la linea attuale della Cgil non va bene ed a organizzarsi di conseguenza magari in alleanza con quanti in Cgil già ci stanno provando a contrastare la nuova e pesante deriva concertativa. Altrimenti la smettano di lamentarsi perchè altri li scavalcano a sinistra.
5.12.2006
Coordinamento RSU
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Cod. 280/21 Al Coordinamento Nazionale Lavoro Società
Care compagne e cari compagni, anche a seguito della pubblicazione sul Manifesto di una lettera di Bruno Manganaro, nella quale il compagno contesta la posizione di voto di astensione espressa dal compagno Breda Augustin nel CC Fiom, vogliamo confermare che tale posizione è condivisa dall’area a livello confederale e che il compagno Breda e gli altri compagni di lavoro società della FIOM hanno correttamente interpretato nella realtà FIOM la linea generale dall’area espressa nel recente Direttivo Nazionale CGIL. Cogliamo l’occasione per dire che non condividiamo, nel documento conclusivo presentato da Gianni Rinaldini, la preminenza assegnata alla dialettica tra strutture della CGIL rispetto a quella tra aree programmatiche. Primo perchè siamo per la dialettica delle idee e delle proposte; la dialettica tra strutture, comunque presente ed ineliminabile, qualora assurgesse a criterio dominante della dialettica interna della CGIL determinerebbe tendenze centrifughe e tentazioni corporative. Secondo perchè la preminenza della dialettica tra strutture ha come inevitabile conseguenza la compressione del pluralismo interno delle strutture come la situazione FIOM abbondantemente insegna. Fraterni saluti, Nicola Nicolosi Paola Agnello Modica
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