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La Presidenza di Confindustria, tramite il VicePresidente per le Relazioni Industriali Alberto Bombassei e le Associazioni che, riunite nel “Club dei 15”, rappresentano realtà territoriali con elevata intensità di industrie manifatturiere, hanno elaborato alcune riflessioni sull’andamento del mercato del lavoro e la gestione delle risorse umane.
Queste considerazioni ribadiscono come sia profondamente sbagliato puntare il dito contro le riforme che nel corso degli ultimi dieci anni hanno finalmente innovato e modernizzato la nostra legislazione in materia di gestione del fattore lavoro.
Contrastare la flessibilità regolamentata che, dal pacchetto Treu alla Legge Biagi, ha consentito al nostro Paese di creare lavoro e favorire l’inclusione sociale, non aiuta certo l’occupazione, ma ha l’unico effetto di limitare la possibilità per le imprese di essere competitive e, di conseguenza, di crescere e generare sviluppo.
Con questo documento si conferma la convinta contrarietà del sistema Confindustria ad ogni ipotesi di abrogare, cancellare, superare, cambiare le normative che hanno introdotto alcuni principi di flessibilità organizzativa.
La riproposizione dei vincoli e delle “ingessature” del passato, ridurrebbe le occasioni di occupazione tutelata per i giovani, tenendoli più a lungo fuori dal mercato regolare del lavoro e porterebbe il nostro mercato legale del lavoro, che già è caratterizzato da numerosi squilibri, ancora più lontano dall’Europa.
Il processo di riforma è, da tempo, in fase di implementazione attraverso il confronto negoziale in sede di contrattazione nazionale di settore ed aziendale.
Una revisione normativa di fatto potrebbe annullare lo sforzo collettivo prodotto nel tempo da istituzioni, enti amministrativi, parti sociali, singole imprese e rappresentanze sindacali, ingenerando confusione presso gli operatori ed il rischio di contenzioso giudiziario e sindacale.
È necessario rispettare l’assetto ordinamentale dei rapporti di lavoro già realizzatosi in vari comparti, aree territoriali ed in ambito aziendale. Per cui non può che essere di competenza delle parti sociali declinare, regolamentare e - quando ritenuto utile - contenere ovvero incrementare le opportunità previste dalle norme legislative, senza nuovi interventi che potrebbero ledere le delicate dinamiche negoziali.
La competitività del sistema economico dovrà sempre più essere agevolata da discipline legislative e contrattuali che favoriscano l’adattamento continuo dell’organizzazione del lavoro e la valorizzazione del capitale umano.
La vera urgenza, oggi, è un immediato impegno nell’individuare nuovi ed adeguati ammortizzatori sociali.
La flessibilità non è un nemico da combattere ma rappresenta una opportunità per creare posti di lavoro in maggior numero e di qualità, come chiede l’Europa.
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