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Pensioni e Tfr Scioperi in
vista
M.Cartosio
Milano
C'era lo sciopero dei mezzi e il quartiere
Gallaratese non è a portata di gamba. Ciò nonostante, circa 300
lavoratori sono riusciti ad arrivarci per partecipare all'assemblea
«autoconvocata» da delegati di diverse categorie, quasi tutti della
sinistra Cgil, molti della Rete 28 Aprile, qualcuno dei sindacati di
base. L'appartenenza fa intuire ragioni e obiettivi dell'autoconvocazione:
esplicitare una forte critica verso una Cgil che abbassa il tasso di
autonomia ogni volta che a Palazzo Chigi si installa un governo
cosiddetto «amico»; organizzare dal basso le contromisure per
impedire che il prezzo dell'arrendevolezza sindacale ricada su
lavoratori e lavoratrici; richiamare il sindacato al dovere della
democrazia, che scema quando vien meno l'autonomia.
L'assemblea di ieri ha sancito la nascita del «Comitato per la
difesa delle pensioni pubbliche e contro lo scippo del Tfr». Temi
che parlano a tutti (anche a chi non è coinvolto in prima persona
nello scontro interno alla Cgil) e di cui tutti nei luoghi di lavoro
«chiedono conto» ai delegati. Il Comitato terrà la sua prima
assemblea nazionale a metà gennaio. Approvata la finanziaria, a
gennaio si apriranno i tavoli su pensioni, mercato del lavoro e
struttura contrattuale. Se a quello sulle pensioni Cgil, Cisl e Uil
si siederanno senza un esplicito mandato dei lavoratori a trattare
su una piattaforma nota, il Comitato chiamerà allo sciopero,
«ovunque possibile».
Qualche delegato ieri avrebbe voluto bruciare le tappe, dichiarare
seduta stante lo sciopero generale. Pur essendo vero che «ne avremmo
già fatti tre, se questa finanziaria fosse targata Berlusconi», il
documento approvato declina la parola sciopero al futuro. «E' un
percorso tutto da costruire, non ci riteniamo autosufficienti e non
vogliamo essere autoreferenziali», commenta alla fine Aberto
Michelino, delegato al Comune di Milano.
«Non useremo parole gentili», aveva detto nella relazione
introduttiva Roberto Santi (Ipercoop di Bologna). E Antonio
Bortolotto, 36 anni da delegato Fiom alle Rubinetterie Mamoli di
Rogoredo, gentile con Epifani non è stato: «Si faccia da parte». Noi
metalmeccanici, ha detto, saremo anche diminuiti di numero, «ma
abbiamo ancora una cultura: il sindacato è il sindacato, i partiti
sono i partiti. Quel che si fa contro i governi di destra bisogna
farlo anche contro i governi di sinistra o quasi. E invece, ogni
volta che c'è il governo amico, i vertici della Cgil si adagiano e i
lavoratori finiscono trombati. Epifani ha messo processo la Fiom per
una manifestazione contro la precarietà. Ma la Fiom non si fa
mattere paura».
Gli autoconvocati chiedono a Cgil, Cisl e Uil di ritirare la firma
dal memorandum sulla pensioni. Sapendo che non succederà, hanno
stilato una loro piattaforma, alternativa all'accordo implicito nel
memorandum.
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