Il sistema previdenziale italiano deve rispondere a quanto
stabilito dall’articolo 38 della Costituzione Repubblicana
che garantisce ai lavoratori mezzi adeguati alle loro
esigenze di vita in caso di infortunio, malattia,
invalidità, vecchiaia e disoccupazione involontaria.
Questo
non può essere assicurato attraverso le forme incerte,
aleatorie e rischiose del sistema di finanziamento a
capitalizzazione proprio della cosiddetta previdenza
complementare privata.
Le
ipotetiche e niente affatto probabili speranze di alti
rendimenti, che i fondi stessi cercano di attribuirsi nella
speranza di attirare i lavoratori, sono legate alla capacità
dei mercati finanziari di lucrare sullo sfruttamento degli
stessi lavoratori e dei paesi poveri del mondo.
Affermare
che bisogna tornare a tagliare le pensioni è ora, come lo
era ieri, tanto suggestivo quanto infondato.
Garantire
il soddisfacimento dei bisogni dei pensionati del futuro è
cosa che riguarda il lavoro e niente affatto le
disponibilità di denaro.
Ridurre
la spesa previdenziale non è una necessità oggettiva, ma è
un dictat imposto dalle politiche economiche neoliberiste,
che in questi anni hanno trasferito gran parte del reddito
dal lavoro alla speculazione finanziaria.
Su un
tema come questo, come su qualunque altra questione che
riguarda le condizioni di vita dei lavoratori, nessun
accordo, patto o memorandum può essere sottoscritto senza la
preventiva consultazione dei lavoratori stessi.
Consultazione che deve essere realizzata attraverso forme
che garantiscano la democraticità della stessa, sia
nell’informazione plurale fornita ai lavoratori e sia
attraverso le procedure adottate, a partire dalla
partecipazione delle diverse opzioni in campo al controllo e
alla verifica delle operazioni di voto e di scrutinio.
Ciò tutto
innanzi premesso, occorre:
Esprimere
il sonoro dissenso dei lavoratori al trasferimento del TFR
nei fondi.
Ripristinare la pensione pubblica, finanziata con il sistema
a ripartizione e calcolata con il metodo retributivo.
Agganciare le pensioni alle dinamiche salariali.
Separare
la previdenza dall’assistenza, finanziando quest’ultima
attraverso la fiscalità generale.
Prevedere
forme di copertura previdenziale per i periodi di non lavoro
dei lavoratori precari, finanziate attraverso una
contribuzione aggiuntiva da porre a carico dei datori di
lavoro che fanno ricorso a dette condizioni contrattuali.
Prevedere
per il TFR, forma di risparmio gestito al pari del capitale
versato nei fondi, lo stesso trattamento fiscale
riconosciuto a quest’ultimo.
incrementare il tasso di rivalutazione del TFR, quale reale
forma di sostegno al reddito per i periodi di non lavoro.
Istituire
presso l’INPS un fondo di riserva per le pensioni, di
ausilio per eventuali, futuri problemi di bilancio dell’ente
(sul modello adottato dalla Francia), finanziato, tra
l’altro, con il disavanzo attivo delle gestioni
previdenziali dei lavoratori dipendenti e da una tassa di
scopo da istituire sulle rendite finanziarie.