UN PROBLEMA SI PONE

Inviato da : maria1566 Martedì, 28 Novembre 2006 - 22:13

Come tutte le mattine anche oggi vado sul sito internet della Cgil, dove trovo “Stralci della relazione introduttiva del segretario generale al comitato direttivo” e leggendola apprendo che, a causa della partecipazione di alcuni alla manifestazione del 4 novembre, “un problema si pone”. Un problema apparentemente sollevato dal comunicato dei Cobas con i suoi insulti alla persona del ministro del lavoro. Un problema sostanzialmente preesistente a quel comunicato e riconducibile alla non condivisione di larga parte del gruppo dirigente della CGIL a quella iniziativa.

Leggendo la relazione del segretario ci sono tre cose che mi hanno colpito: le parole sulla violenza, le parole sulla Fiom, le parole su Giorgio Cremaschi.

1) La violenza - Nella relazione del segretario generale si legge: “…dobbiamo affrontare con la massima determinazione e senza alcuna ambiguità, o sottovalutazione nei confronti delle violenze praticate e di quelle verbali, perché si può essere violenti con i fatti e con le parole, e dobbiamo tenere una linea di assoluta fermezza….”. Il segretario generale ha perfettamente ragione quando dice che ci sono diversi modi di esprimere violenza. E’ vero, si può essere violenti nei fatti e con le parole. Ma non solo. Si può essere violenti anche in altri modi. Anche con l’assenza. Con l’assenza dai luoghi concreti dove le persone che lavorano fanno sempre piu’ fatica a capire chi li rappresenta. Si può essere violenti con il silenzio tutte le volte che il tuo silenzio toglie un pezzo di speranza ai lavoratori e a chi si sforza con fatica di rappresentarli, oppure quando alimenta la paura di essere emarginati o allontanati per le proprie idee. Si può essere violenti con l’inchiostro quando si appone la propria firma sotto accordi o contratti senza tenere conto dell’opinione delle persone a cui quegli accordi si applicano e che possono legittimamente sentirsi espropriati di un loro diritto, a parole sempre riconosciuto ma spesso disatteso nella pratica. Ci sono forme di violenza che non appaiono in modo eclatante, che non conquistano i titoli dei giornali, ma che non per questo fanno meno male. Sono piu’ difficili da affrontare degli insulti sciocchi, e forse per questo tendono ad essere sottovalutate, ma le loro conseguenze possono essere devastanti e non solo dal punto di vista soggettivo.

2) La Fiom - Nella relazione del segretario generale si legge: “Nel momento in cui la Fiom, che aveva avuto mandato dal suo Comitato centrale e le due aree programmatiche, Lavoro e società e Rete 28 aprile, hanno deciso di restare dentro quel corteo, e’ evidente che un problema si pone e non perche’ lo dice il segretario generale, ma perche’ siamo in presenza di un atto di segno diverso”. Non e’ certo la prima volta che si assiste alla messa in discussione le scelte della Fiom in quanto “atti di segno diverso”. Ma diverso rispetto a cosa? Certamente diverso rispetto al recente comunicato della segreteria confederale sulla manifestazione del 4 novembre, ma non diverso dal documento conclusivo del XV congresso della Cgil, che e’ stato approvato a larga maggioranza e che recita “Combattere la precarieta’ per la Cgil vuol dire cancellare la legge 30”. E poi, chiediamocelo, e’ solo la Fiom a compiere “atti di segno diverso” ? Quando si firma un contratto nazionale come quello dei chimici, che prevede la possibilita’ di derogare in peggio a livello aziendale su temi come l’orario e l’organizzazione del lavoro, e che evidentemente si discosta nettamente dalla posizione della Cgil sul ruolo della contrattazione nazionale, non siamo in presenza di un “atto di segno diverso”? A me parrebbe di si, ma questo caso evidentemente non pone un problema. Quando si firma un avviso comune come quello sui call center che contraddice le posizioni congressuali non si tratta di un “atto di segno diverso”? E allora perche’ non estendere a tutti questi casi la richiesta, espressa nella relazione del segretario, “di valutare se queste considerazioni pongono una questione vera oppure no, e di riflettere insieme sul perche’ di comportamenti cosi’ diversi”? Perche’ se si usano due pesi e due misure diventa difficile comprendere la logica su cui si basano certe argomentazione e si potrebbe essere indotti a sospettare che si sia in presenza di una logica di segno diverso rispetto a quella aristotelica che, come e’ noto, si basa sul principio di non contraddizione.

3) Giorgio Cremaschi – In genere non si fanno nomi e questa regola va assolutamente rispettata, soprattutto se il nome e’ quello del ministro del lavoro, ma se il nome e’ quello di Giorgio Cremaschi si puo’ anche fare un eccezione. Il nominato ha infatti commesso il torto di augurare una buona riuscita allo sciopero proclamato da un sindacato diverso e la sostanza del problema sembra consistere nel fatto che questo atteggiamento da parte di un dirigente della Cgil non si era mai visto. Se fossi il segretario della Cgil, mi chiederei seriamente fino a che punto le ragioni che hanno spinto un altro sindacato a proclamare uno sciopero generale siano vicine alle idee e ai problemi concreti dei lavoratori. Perche’ se fosse cosi’ ci sarebbe da porsi un problema molto piu’ profondo e importante della dichiarazione di un singolo dirigente, e se invece non fosse cosi’ la suddetta dichiarazione sarebbe del tutto irrilevante. Ma nella relazione del segretario non troviamo queste valutazioni; troviamo invece un avvertimento un po’ minaccioso: “avverto che qui si sta superando un limite”. A chi e’ diretto questo avvertimento? A un singolo dirigente, o a tutti coloro che la pensano in modo simile? Se Giorgio Cremaschi ha fatto qualcosa che non si era mai visto, l’avvertimento del segretario generale richiama alla memoria atteggiamenti che purtroppo abbiamo gia’ visto molte volte nella storia delle organizzazioni di sinistra, e non solo in Unione Sovietica. Di conseguenza puo’ darsi che sia preferibile il “mai visto”.