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Condivido particolarmente nella
relazione di Rinaldini il
rigetto di ogni
strumentalizzazione partitica
attribuita alle posizioni
assunte dalla Fiom e anche da
alcuni di noi nel dibattito in
Cgil. In particolare trovo
divertente che a volte mi si
accusi di posizioni opposte,
perché da un lato sarei uno
degli agenti dell’Opa di
Rifondazione sulla Fiom,
dall’altro userei il conflitto
sociale per cambiare la linea di
Rifondazione o della sinistra
radicale al governo.
Così si legge solo dal buco
della serratura del teatrino
della politica quella che è una
grande questione sindacale. Se
cioè il sindacato debba far
derivare le sue compatibilità
anche dal quadro politico, come
ha scelto il Direttivo della
Cgil con l’ultimo documento
votato, oppure se invece queste
compatibilità non ci riguardino
perché il nostro compito è
quello di far pesare la
questione sociale sulla politica
e non, viceversa, di far normare
dal quadro politico la questione
sociale.
Lo dico un po’ brutalmente,
quello che chiediamo non è nel
programma dell’Ulivo? E chi se
ne… Quello che diciamo non
coincide con quello che dice la
sinistra radicale al governo? E
chi se ne… Il punto non è questo
perché noi dobbiamo far derivare
le nostre scelte da coloro che
vogliamo rappresentare e non da
altro. Poi certo non siamo
indifferenti alla politica e ai
suoi passaggi, ma la questione è
da dove si parte.
Sulla finanziaria non si può
continuare a dire che i
lavoratori non capiscono. Io
penso che abbiano capito invece
che questa manovra
complessivamente con una mano dà
e con l’altra prende e non è
chiaro se alla fine sei in
attivo o in passivo. Noto solo
dalla relazione di Epifani al
Direttivo della Cgil, che alle
famiglie vanno 6 miliardi di
euro tra fisco, spese sociali,
contratti pubblici. Dalle
famiglie invece, con i tagli
agli enti locali, alla spesa
sanitaria, ai contributi
pensionistici e l’aumento della
tassazione indiretta, possono
giungere oltre 10 miliardi di
euro. Siamo sicuri che paghino
solo le famiglie del lavoro
autonomo? Un bilancio sociale
della finanziaria non è stato
ancora fatto mentre invece
avrebbe dovuto essere il primo
compito del sindacato. Considero
da questo punto di vista un
grave errore politico le prime
dichiarazioni di Epifani e i
primi segnali dati dalla
confederazione di consenso
globale alla finanziaria. Poi
abbiamo corretto, ma il guasto
ormai era fatto e ora siamo
nella condizione paradossale di
doverci aspettare che ci
chiedano sacrifici in cambio di
guadagni che non abbiamo avuto.
Avrei gradito che il Segretario
della Cgil rispondesse ai due
vicepresidenti del Consiglio che
hanno chiesto all’unisono di
elevare l’età pensionabile e di
fare il Patto di produttività.
Invece si aspetta e così si
rischia di presentarsi al tavolo
di gennaio nella posizione di
chi deve dare invece che quella
di chi deve solo prendere, come
sarebbe giusto. Ora si dice che
tutte le posizioni saranno
sottoposte a consultazione,
intanto però gli accordi sinora
fatti, compreso quello
strategico sul Tfr, non sono
stati posti a votazione. Se
l’accordo è così buono perché
non abbiamo fatto votare i
lavoratori? Pensiamo che per
essi non sia una questione di
principio decidere sul proprio
Tfr? E questa materia non
richiederebbe ben altri
approfondimenti, che propongo
anche di fare in Fiom, visto
quello che dicono gli esperti, i
problemi che ci sono, i rischi
che si corrono. Senza democrazia
sindacale non c’è nessuna vera
trattativa tra le parti, ma solo
una posizione più o meno valida
emendativa rispetto alle scelte
del Governo o della
Confindustria.
Sulla manifestazione del 4
novembre non ho niente da
aggiungere a quanto già ha detto
Rinaldini. Mentre sulla mia
tanto criticata, o peggio,
dichiarazione sullo sciopero del
17 voglio solo ribadire che era
una dichiarazione di solidarietà
personale e non di adesione allo
sciopero extraconfederale, anche
perché in quella stessa
dichiarazione rivendicavo la
necessità di una mobilitazione
di Cgil, Cisl e Uil sulla
finanziaria e sulla politica
economica. Tra l’altro tra breve
scende in lotta la scuola,
abbiamo tutti letto nei
documenti che la scuola è
centrale, ma la lotta contro una
politica sbagliata del Governo
sulla scuola riguarda solo gli
addetti ai lavori? Non è una
questione di tutti? Pensiamo che
la lotta contro i ticket
riguardi solo gli addetti alla
sanità? In ogni caso ribadisco
che lo scopo della mia
dichiarazione era quella di non
chiudere i rapporti con il
sindacalismo extraconfederale,
essendo capaci di distinguere.
Dicendo no quando si insulta ma
anche ricordandosi di chi è
venuto alle nostre
manifestazioni quando
scioperavamo da soli per il
contratto.
La stessa questione vale per il
dopo 4 novembre. Lì sono venuti
i giovani che sono lontani dal
movimento sindacale e, come è
stato detto, bisogna continuare
con quel rapporto, perché la
lotta contro la precarietà non
si fa solo con le tradizionali
forze sindacali organizzate, ma
assieme ai precari. E questo
significa anche confrontarsi con
quei centri sociali che sono
disposti al dialogo.
In conclusione, al di là delle
polemiche, c’è un dato di fatto.
Dopo la lotta di Melfi il
Segretario generale della Fiom
fu accolto con grande calore
dall’assemblea della Cgil a
Chianciano. Ora spesso nelle
riunioni della Cgil verso la
Fiom c’è ostilità. Siamo
cambiati noi? Non credo, anzi, a
volte penso che ci siamo un po’
necessariamente moderati perché
abbiamo scelto di ricostruire
una pratica rivendicativa
unitaria. E’ cambiato invece
l’orientamento dei gruppi
dirigenti della confederazione
(non uso il termine Cgil perché
anch’io mi considero della
Cgil). Io penso che sia cambiato
in peggio e che facciamo bene a
lottare perché torni ad essere
quello di prima.
Roma, 28 novembre 2006
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