Sintesi dell'intervento di Giorgio Cremaschi al Comitato Centrale della Fiom del 28.11.06

Condivido particolarmente nella relazione di Rinaldini il rigetto di ogni strumentalizzazione partitica attribuita alle posizioni assunte dalla Fiom e anche da alcuni di noi nel dibattito in Cgil. In particolare trovo divertente che a volte mi si accusi di posizioni opposte, perché da un lato sarei uno degli agenti dell’Opa di Rifondazione sulla Fiom, dall’altro userei il conflitto sociale per cambiare la linea di Rifondazione o della sinistra radicale al governo.
Così si legge solo dal buco della serratura del teatrino della politica quella che è una grande questione sindacale. Se cioè il sindacato debba far derivare le sue compatibilità anche dal quadro politico, come ha scelto il Direttivo della Cgil con l’ultimo documento votato, oppure se invece queste compatibilità non ci riguardino perché il nostro compito è quello di far pesare la questione sociale sulla politica e non, viceversa, di far normare dal quadro politico la questione sociale.
Lo dico un po’ brutalmente, quello che chiediamo non è nel programma dell’Ulivo? E chi se ne… Quello che diciamo non coincide con quello che dice la sinistra radicale al governo? E chi se ne… Il punto non è questo perché noi dobbiamo far derivare le nostre scelte da coloro che vogliamo rappresentare e non da altro. Poi certo non siamo indifferenti alla politica e ai suoi passaggi, ma la questione è da dove si parte.
Sulla finanziaria non si può continuare a dire che i lavoratori non capiscono. Io penso che abbiano capito invece che questa manovra complessivamente con una mano dà e con l’altra prende e non è chiaro se alla fine sei in attivo o in passivo. Noto solo dalla relazione di Epifani al Direttivo della Cgil, che alle famiglie vanno 6 miliardi di euro tra fisco, spese sociali, contratti pubblici. Dalle famiglie invece, con i tagli agli enti locali, alla spesa sanitaria, ai contributi pensionistici e l’aumento della tassazione indiretta, possono giungere oltre 10 miliardi di euro. Siamo sicuri che paghino solo le famiglie del lavoro autonomo? Un bilancio sociale della finanziaria non è stato ancora fatto mentre invece avrebbe dovuto essere il primo compito del sindacato. Considero da questo punto di vista un grave errore politico le prime dichiarazioni di Epifani e i primi segnali dati dalla confederazione di consenso globale alla finanziaria. Poi abbiamo corretto, ma il guasto ormai era fatto e ora siamo nella condizione paradossale di doverci aspettare che ci chiedano sacrifici in cambio di guadagni che non abbiamo avuto. Avrei gradito che il Segretario della Cgil rispondesse ai due vicepresidenti del Consiglio che hanno chiesto all’unisono di elevare l’età pensionabile e di fare il Patto di produttività. Invece si aspetta e così si rischia di presentarsi al tavolo di gennaio nella posizione di chi deve dare invece che quella di chi deve solo prendere, come sarebbe giusto. Ora si dice che tutte le posizioni saranno sottoposte a consultazione, intanto però gli accordi sinora fatti, compreso quello strategico sul Tfr, non sono stati posti a votazione. Se l’accordo è così buono perché non abbiamo fatto votare i lavoratori? Pensiamo che per essi non sia una questione di principio decidere sul proprio Tfr? E questa materia non richiederebbe ben altri approfondimenti, che propongo anche di fare in Fiom, visto quello che dicono gli esperti, i problemi che ci sono, i rischi che si corrono. Senza democrazia sindacale non c’è nessuna vera trattativa tra le parti, ma solo una posizione più o meno valida emendativa rispetto alle scelte del Governo o della Confindustria.
Sulla manifestazione del 4 novembre non ho niente da aggiungere a quanto già ha detto Rinaldini. Mentre sulla mia tanto criticata, o peggio, dichiarazione sullo sciopero del 17 voglio solo ribadire che era una dichiarazione di solidarietà personale e non di adesione allo sciopero extraconfederale, anche perché in quella stessa dichiarazione rivendicavo la necessità di una mobilitazione di Cgil, Cisl e Uil sulla finanziaria e sulla politica economica. Tra l’altro tra breve scende in lotta la scuola, abbiamo tutti letto nei documenti che la scuola è centrale, ma la lotta contro una politica sbagliata del Governo sulla scuola riguarda solo gli addetti ai lavori? Non è una questione di tutti? Pensiamo che la lotta contro i ticket riguardi solo gli addetti alla sanità? In ogni caso ribadisco che lo scopo della mia dichiarazione era quella di non chiudere i rapporti con il sindacalismo extraconfederale, essendo capaci di distinguere. Dicendo no quando si insulta ma anche ricordandosi di chi è venuto alle nostre manifestazioni quando scioperavamo da soli per il contratto.
La stessa questione vale per il dopo 4 novembre. Lì sono venuti i giovani che sono lontani dal movimento sindacale e, come è stato detto, bisogna continuare con quel rapporto, perché la lotta contro la precarietà non si fa solo con le tradizionali forze sindacali organizzate, ma assieme ai precari. E questo significa anche confrontarsi con quei centri sociali che sono disposti al dialogo.
In conclusione, al di là delle polemiche, c’è un dato di fatto. Dopo la lotta di Melfi il Segretario generale della Fiom fu accolto con grande calore dall’assemblea della Cgil a Chianciano. Ora spesso nelle riunioni della Cgil verso la Fiom c’è ostilità. Siamo cambiati noi? Non credo, anzi, a volte penso che ci siamo un po’ necessariamente moderati perché abbiamo scelto di ricostruire una pratica rivendicativa unitaria. E’ cambiato invece l’orientamento dei gruppi dirigenti della confederazione (non uso il termine Cgil perché anch’io mi considero della Cgil). Io penso che sia cambiato in peggio e che facciamo bene a lottare perché torni ad essere quello di prima.

Roma, 28 novembre 2006