Il segretario generale della Fiom replica a Epifani: «Non sono d’accordo con la tua relazione»

Rinaldini: inaccettabile accostare il dibattito in Cgil al problema violenza

 
 

Fabio Sebastiani


«Non sono d’accordo con la relazione del segretario generale». Quando Gianni Rinaldini ieri ha preso la parola al Comitato direttivo nazionale della Cgil, il clima è tornato esattamente al dibattito congressuale di febbraio di quest’anno. Insomma, se c’era chi pensava che la Cgil potesse continuare grazie all’arte degli equilibri del segretario generale, dovrà rifare i suoi conti. Le lancette stanno tornando sui contenuti. E questa non indietro, ma avanti. Un dibattito appassionato, quindi, e anche aspro, ma vero. E’ un passaggio che la Cgil ha già vissuto. Saprà superarlo anche questa volta aprendosi al dibattito?

«Non sono d’accordo con la relazione del segretario generale». E’ stata addirittura la frase d’apertura dell’intervento del segretario generale della Fiom. Una frase chiave che non lascia adito a dubbi nel codice interno del sindacato.

Agli attacchi, tutti politici, di Guglielmo Epifani che, prendendo spunto dalla campagna dei Cobas, con gli striscioni anti-Damiano e i comunicati anti-Cgil, ha tentato di mettere insieme una energica tirata d’orecchie non solo alla Fiom, ma anche a Lavoro e Società, a Giorgio Cremaschi e alla Rete 28 aprile, Rinaldini risponde in modo netto: «Qualsiasi nesso tra il dibattito interno alla Cgil e il problema della violenza è inaccettabile». Tradotto, vuol dire che il segretario della Fiom, e tutti quelli che hanno partecipato alla manifestazione contro la precarietà, non accetteranno nessun terreno in cui ci sia odore di strumentalizzazioni. E l’odore aumenta sempre di più, man mano che ci sia avvicina a quella “fase due” del sindacato, che a partire da gennaio aprirà, ufficialmente, il confronto su pensioni e precarietà. Meno ufficialmente, sulla riforma del modello contrattuale.

Ma la replica di Rinaldini non si è limitata a questo. Il segretario della Fiom ha messo nel suo intervento anche “due o tre cosette” che in questo momento segnano il dibattito in Cgil: finanziaria, avviso comune sui call center e accordo sul tfr.

Sulla finanziaria, Rinaldini ha riconosciuto una certa discontinuità misurata sul trattamento ricevuto dai ceti più deboli, ma non fino al punto, per il sindacato, da «farla propria». Anche perché su due punti, dimensione della legge finanziaria (Dpef) e cuneo fiscale «non si può dire che siano obiettivi del sindacato». Sul Tfr, Rinaldini ha fatto una proposta di merito, il cui obiettivo è quello di smascherare il “falso inoptato”. A fianco alla scelta tra destinare il proprio trattamento di fine rapporto ai fondi pensione o lasciarlo all’azienda - il 50% del quale nelle aziende sopra i 50 dipendenti andrà al Tesoro per le grandi opere - ci deve essere la possibilità per il singolo lavoratore di tenerlo nelle proprie disponibilità. Sull’avviso comune sui call center, infine, Rinaldini ha ricordato che in Cgil «non si può evitare di esprimere un giudizio sull’accordo».

Anche Giorgio Cremaschi ha aperto il suo intervento con una frase forte. «Esprimo il mio netto disaccordo con la relazione di Epifani», ha detto. Cremaschi, c’è da dire, non solo è stato attaccato politicamente per aver partecipato alla manifestazione del quattro novembre contro la precarietà ma anche personalmente per aver dato uguale sostegno sia allo sciopero dei sindacati confederali della Ricerca che a quello dei Cobas e della Cub. «Avverto che qui si sta superando un limite», aveva aggiunto Epifani. «Voglio chiarire che per me il dissenso è il dissenso pubblico - ha detto ieri Cremaschi -, considero per fortuna alle nostre spalle una storia che distingueva tra dissensi interni e dissensi esterni. Anzi, credo che il vero dissenso utile è quello che si esprime verso l’esterno e che può così essere conosciuto e valutato». «Se qualcuno pensa che questa sia violazione dello Statuto - ha aggiunto - agisca. A una discussione sui limiti del dissenso e su chi ha il diritto di decidere quali sono i limiti non sono minimamente disponibile». Secondo Cremaschi il nodo centrale è «trasferire in una discussione sui comportamenti interni all’organizzazione quello che è un problema politico grande come una casa: le difficoltà enormi che abbiamo nel rapporto con i lavoratori e nella costruzione di una iniziativa adeguata alla situazione». Insomma, Cremaschi mette il dito nella piaga. Anche per lui tira aria di strumentalizzazione. Ovviamente, sull’altro piatto della bilancia c’è la manifestazione del 4 novembre. «Sono stupito che in Cgil ci si soffermi soprattutto su questioni, slogan, dichiarazioni, che non abbiamo condiviso, ma che sono marginali rispetto al valore della manifestazione», ha aggiunto. «Ce ne vorrebbero anzi molte altre per fermare l’offensiva moderata della Confindustria e dei poteri forti che vogliono condizionare da destra la politica del governo», ha concluso Cremaschi.