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La base Fiom replica a Epifani «Non ci facciamo
mettere in riga»
Merito e metodo Può uno slogan dei Cobas
cambiare l'agenda del più forte sindacato italiano? I delegati che
hanno manifestato il 4 novembre non ci stanno a farsi processare dal
segretario. Una precaria dell'Slc: «Vuole che passiamo ai Cobas?»
Manuela Cartosio
(MANIFESTO 23-11-06)
La più caustica è Julia Vermena, delegata Fiom
alla Lear di Grugliasco. «Pensavo che il congresso della Cgil fosse
finito. Invece vedo che continua...». Continua «male», disattendendo
molte delle decisioni assunte a Rimini meno di un anno fa, quando
ancora non c'era il «governo amico». Ed è continuato nel direttivo
della Cgil, con il duro scontro tra Epifani e la Fiom. Raccogliamo
commenti e opinioni tra la «base» quando il direttivo è ancora in
corso. La «sostanza» dello scontro era chiara da un pezzo. Martedì
Epifani l'ha esplicitata, mettendo sul banco degli imputati la Fiom,
Lavoro e società, Rete 28 Aprile. «Colpevoli» d'aver partecipato
alla manifestazione del 4 novembre contro la precarietà.
Julia ha partecipato a quella manifestazione, «e non ho visto
violenze». Rivendica alla Fiom il «diritto-dovere» di portare in
piazza i lavoratori su un tema chiave come la precarietà. «Dove sta
lo scandalo? A me operaia di terzo livello la polemica su quella
manifestione non serve a niente. Se si fa, è perchè serve a isolare
la Fiom, a metterla in riga in vista dei tanti tavoli che si
apriranno dopo l'approvazione della finanziaria». Ci saranno cose
grosse su quei tavoli: pensioni, patto per la produttività,
flessibilità degli orari, «riforma» della struttura contrattuale. La
Cgil vuole arrivarci senza «la spina nel fianco» della Fiom? «Siamo
molto di più di una spina», assicura la delegata della Fiom, «e
venderemo cara la pelle».
Restiamo in zona e sentiamo il parere di Nina Leone, delegata alla
Carrozzerie di Mirafiori. Sta tutto in una parola: autonomia. Quella
della Cgil scema di fronte a un governo cosiddetto amico. Quella
della Fiom resta salda. «Siamo fastidiosi. Per questo subiamo
attacchi feroci. Vogliono mettere il bavaglio al diritto di critica.
Non ci riusciranno». Nina non assimila il governo Prodi a quello
Berlusconi. «Vedo la differenza, capisco le sue difficoltà. Ma
Epifani ha sbagliato. Prima ha messo il timbro della Cgil sulla
finanziaria, poi si è accorto che le manca l'anima».
«Le avesse fatte Berlusconi questa cose qua, ci avreste già fatto
scioperare una mezza dozzina di volta». Il ritornello delle tute blu
leghiste assedia Francesco Bertoli, delegato all'Iveco di Brescia.
Ma fioccano critiche anche da sinistra, documentate e non per
partito preso. La firma messa in calce al patto sul Tfr, senza
chiedere il permesso ai lavoratori, non è andata giù a nessuno. «Di
questo la Cgil dovrebbe preoccuparsi. Invece, se la prende con la
Fiom». Anche Bertoli interpreta il comportamento della Cgil alla
luce della sindrome del «governo amico». A questa si aggiunge la
voglia matta dei «moderati» della Cgil di regolare i conti con la
«sinistra» interna per poi rinverdire la stagione della
concertazione. «Non si rendono conto che lo scenario non è più
quello del '93. E comunque vorrei ricordare che quella stagione ha
regalato ai lavorati tanti accordi a perdere».
Graziana Rinaldi lavora al call center della Tim a Milano. Delegata
della Slc, è andata alla manifestazione del 4 novembre, nonostante
il contrordine arrivato della sua categoria. «Al direttivo della Slc
ci hanno fatto sgradevoli ramanzine». Robetta, aggiungiamo noi,
rispetto alle bombe sganciate da Epifani al direttivo della Cgil.
Fatte le debite proporzioni, Graziana rintraccia il filo comune
nell'incapacità della Cgil di «gestire le differenze» al suo
interno. «Se mi oppongo a un accordo, il mio sindacato non la vive
bene. Mi considera una che disturba. Statuti e congressi rendono
omaggio al pluralismo. Ma se il diritto di critica non si può
esercitare, il pluralismo resta sulla carta». Perchè l'attacco si
concentra sulla Fiom? «Ovvio, perché muove più persone».
Paola Buccianti, delegata della Cgil
Funzione pubblica al Comune di Milano. «Con le piazze occupate dagli
evasori fiscali, è stato giusto e sacrosanto essere in piazza con i
precari». Lei c'era il 4 novembre e non si è sentita per nulla fuori
posto. Non è tenera con Cremaschi, conserva dall'ultimo congresso
una punta di ruggine verso la Fiom. «Però difendo la Fiom
dall'attacco esagerato di Epifani».
E' iscritta ai Ds e si definisce «una moderata» Donatella Poliandri,
ricercatrice precaria da 7 anni, delegata all'Invalsi di Roma. «Al
corteo del 4 novembre non abbiamo potuto portare lo striscione
dell'Slc. Ci siamo messi dietro la Fiom. Devo arguire che Epifani
condanna pure me. Sono a dir poco perplessa. Il mio segretario
generale vuol spingermi nelle braccia dei Cobas?».
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