Sullo sciopero del 17/11/2006

e sulla prossima assemblea RSU del 1/12/2006

 

Rispondere alla ripresa della concertazione nel gennaio 2007 con una piattaforma sulla democrazia sindacale di tutti i sindacati e sindacalisti non concertativi.

(18 novembre 2006)

Come è andato lo sciopero di ieri? Un mezzo fallimento e le adesioni sono state robetta.

Eppure era necessario ed è stato un bene, se è vero che anche singole individualità della Cgil si sono unite, e quel che piu’ conta lo hanno fatto pubblicamente.

Molti però non hanno aderito, e non per personale contrarietà o meschinità.

Il punto, paradossalmente, non è quanto sia giusta una piattaforma ma quanto sia efficace.

E’ evidente che scioperare –per i costi che comporta- ha un senso se nel posto di lavoro altre adesioni -insieme alla tua- riescono a bloccare qualcosa (un ufficio, un servizio) e a rendere visibile e tangibile la protesta in atto.

Se no tutti in ufficio a curare i rapporti interpersonali (o juvepersonali) col capo (la battuta non è mia)

Allargo il discorso:credo che gli organizzatori siano ormai in grado di capire che se permarrano divisi al prossimo giro di boa del gennaio-marzo 2007 (rinnovi contrattuali delle varie categorie, “tavola” –perché cè da mangiarci- sulla privatizzazione della previdenza pubblica, deportazione in borsa del tfr, individualizzazione del contratto e del rapporto di lavoro) sarà definitivamente persa ogni chance di avere per qualche anno un sindacato appena degno.

E’ evidente che c’è un problema di botteguccia sindacale da superare, se è vero che per un non addetto ai lavori è praticamente impossibile abbozzare all’intervistatore la differenza che passa tra le tante sigle e siglette del sindacalismo di base non corporativo.

Il problema non è nominale, magari -in un lontano ed improbabile domani- i “sindacati di base” potranno essere piu’ a destra degli attuali sindacati “(filo)padronali”.

Il problema è sempre lo stesso: anche tutti i (micro)sindacati lavorano inevitabilmente contro gli altri. Una guerra tra poveri. Molti scelgono di non parteciparvi, se non vi è in ballo qualche occasione di ribalta individuale. Chissà forse un giorno pure io sarò presidente della Scala (del condominio).

Credo che il grande rimosso in questa disputa tra gli antichi e i moderni, i conflittuali ed i sedicenti riformisti, sia il tema delle regole.

Occorre cioè una piattaforma sulla democrazia sindacale che unisca –per quanto possibile- le diverse organizzazioni (dai precari autorganizzati alla rete 28 passando per tutti quelli che stanno in mezzo).

Senza regole democratiche sulla validazione delle piattaforme e delle ipotesi di accordo (per non citare che due dei molti aspetti della democrazia sindacale) è puerile parlare al mondo del lavoro attraverso le lodevoli ma generiche parole d’ordine del “basta guerre” o dei salari europei. Ma che vuol dire? Nulla.

Le parole d’ordine non ci scaldano piu’, i lavoratori chiedono diritti esigibili ed individuali di voto.

L’unità possibile è -solo o almeno- quella sulle regole del gioco. Ne possiamo convenire ?

La prima regola da introdurre è quella del principio del voto, individuale segreto e vincolante, di tutti i singoli lavoratori del comparto (e non dei semplici iscritti) sulle citate piattaforme ed ipotesi d’accordo. Con tutto l’armamentario che si conviene: l’urna sigillata e trasparente in plexiglas, il ruolo degli aventi diritto, i seggi, i rappresentanti di lista. La pubblicità.

Insomma, perché non rilanciare –come inscindibilmente legata a quella delle “tavole” concertative che si stanno apparecchiando- la vecchia questione dell’art. 39 della Costituzione (“i sindacati, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, possono sottoscrivere CCNL”).

Nella prossima assemblea nazionale delle RSU a Milano il 1° dicembre si potrebbe rilanciare la questione delle regole.

Si pensi al temutissimo e rinviatissimo (perché autenticamente democratica, imprevedibile e non bottegaia) “nodo” della elezione –generalizzata a livello di ogni comparto- delle RSU su doppia scheda (aziendale e nazionale), per misurare finalmente la rappresentatività a livello nazionale. Senza regole il mercato sindacale sarà, al piu’, oligopolistico.

E’ davvero così difficile capire che -senza regole- il gioco sarà sempre segnato dal suo inizio e vedrà soccombere i players piu’ deboli?

Enzo del Tufello