|
Scippo del TFR: I tormentoni della Cgil
Sul sito
www.rassegna.it non si finisce
di far gancassa sul prossimo avvio della previdenza integrativa. Se
solo avessero speso il 5% di tutta questa energia per venire nei
posti di lavoro a spiegare l'accordo sarebbe stato meglio (forse si
sono dimenticati che dovrebbero essere in primo luogo "sindacalisti"
e non venditori di pacchetti finanziari).
Il titolo dell'ennesimo
articolo è "Sul
Tfr nessuno scippo: resta ai lavoratori" (vedi l'articolo
più sotto)
Preoccupati di tranquillizzare i lavoratori che
senza nasconderlo troppo pensano e dicono che sia stato fatto un
vero e proprio scippo del loro Tfr ci provano a spiegare l'accordo
che hanno firmato lo scorso 23 ottobre.
Decantano infatti che il Tfr investito in
pensioni integrative rimarrà ovviamente salario dei lavoratori
(semplicemente verrà utilizzato per giocare in borsa), che il Tfr
destinato al fondo Inps per finanziare le opere pubbliche rimane a
tutto titolo salario dei lavoratori (tanto che l'Inps dovrà
restituirlo, tutto o in parte a seconda che si tratti di anticipo o
di liquidazione per cessazione lavoro), ma non ci dicono che tutto
ciò non è il risultato della dura lotta delle segreterie nazionali
ma della natura stessa, contrattuale e giuridica del Tfr.
Ci dicono però, tra le righe, che quanto da loro
decantato, cioè quello che sarebbe stato illegale ed
anticostituzionale cambiare, è invece il risultato della loro
sapiente trattativa.
In realtà dimostrano di non aver capito alcune
cose:
-
che per scippo del Tfr i lavoratori
intendono il suo prelevamento da parte dello stato (il quale
ovviamente si indebita con i lavoratori per finanziare la
costruzione di opere pubbliche e per fare cassa) creando così
una forte ipoteca sulla trasparenza nella gestione di questo
risparmio dei lavoratori. Forse la Cgil si dimentica che simile
burla fu fatta anche negli anni 70 dove, per far fare cassa allo
stato per alcuni mesi non venne pagata la contingenza
consegnando ai lavoratori (in cambio) dei buoni del tesoro, e
tutti sappiamo come è finita ... in farsa.
-
Che per scippo del Tfr in molti intendono la
procedura del silenzio-assenso, procedura alquanto anomala che
dimostra la "fame" di soldi da parte di chi pensa di investire
il futuro dello stesso sindacato nel decollo di fondi pensione a
cui fino ad oggi i lavoratori hanno dimostrato di non credere.
Qualsiasi persona, con un po di capacità di
riflessione,considererebbe assurdo che prodotti finanziari
vengano pubblicizzati e venduti col sistema del silenzio assenso
(ve la immaginate una televendita fatta in questo modo?)
-
Che la vera preoccupazione dei lavoratori è
nella difesa della pensione pubblica e non capiscono perchè, se
di utilizzo del Tfr (per i fondi integrativi o per far fare
cassa allo stato) bisognava parlare, questo non sia stato
destinato a sostenere il sistema previdenziale pubblico.
-
Che tutto questo dirottamento di soldi del
TFR allo Stato ed alle pensioni integrative, invece di renderli
disponibili per la previdenza pubblica, non risponde minimamente
alla stragrande maggioranza dei giovani lavoratori (sempre più
precari) che oltretutto non hanno una lira per investire nei
fondi pensione (altro che pensioni ai giovani con la previdenza
integrativa).
-
Che i lavoratori, oltre alle cose dette
sopra, sono anche seriamente preoccupati di una trattativa
(quella che si avvierà a gennaio sulla base di un memorandum
firmato dalle segreterie nazionali ma che nessuno ha discusso e
che nessuno ha approvato) di cui nessuno sa niente e su cui non
è stato fatto uno straccio di assemblea nelle fabbriche.
L'ennesimo articolo Cgil su
questa materia in realtà non fa altro che pubblicizzare le pensioni
integrative come panacea di tutti i mali, e dimostra tutta la
preoccupazione sindacale per un ennesimo buco nell'acqua in materia
di adesione dei lavoratori a questi fondi.
In particolare temono e
giustamente l'astio dei lavoratori messi di fronte al
silenzio-assenso, tanto che cercano di dargli un altro nome, ossia
"Libera scelta".
Ci preme solo ricordare che
per "Libera scelta" si dovrebbe intendere quanto il senso comune
sostiene e cioè che se tu mi offri un prodotto finanziario e mi
chiedi di affidarti i mei soldi perchè qualcuno se li giochi in
borsa, senza dire in anticipo (e come potrebbe?) quale sarà il
rendimento di questo investimento, io sia messo in condizione di
decidere liberamente e quando voglio io, se aderire o meno a questa
proposta, senza essere messo di fronte ad una campagna mediatica che
sembra presentarmi i 6 mesi entro cui vigerà il sistema del silenzio
assenso, come l'ultima spiaggia. Altrimenti è lecito pensare che in
realtà qualcuno vuole solo fare cassa con i miei soldi.
Se Libera scelta deve essere,
allora perchè i promotori dei fondi pensione integrativi non si
limitano semplicemente a pubblicizzare la loro offerta e ci lasciano
liberi di decidere se e quando vogliamo senza nessuno che ci spari
il suo fiato sul collo? Si faccia quindi una operazione di
trasparenza e di vera democrazia di mercato abolendo il sistema del
silenzio assenso, e si torni a fare i sindacalisti cominciando col
venire invece nelle fabbriche a costruire con i lavoratori, col loro
consenso e su loro mandato quella che dovrà essere finalmente una
vera piattaforma in difesa del sistema previdenziale pubblico.
19 novembre 2006
Coordinamento RSU
-----------------------------
|
Sul tfr nessuno scippo: resta dei
lavoratori |
|
da www.rassegna.it, Rassegna sindacale,
17 novembre 2006 |
|
Cosa prevede il memorandum d'intesa
tra sindacati
e governo del 23 ottobre 2006 |
|
|
|
L’accordo sottoscritto il 23 ottobre da
Cgil Cisl Uil, governo e Confindustria in materia di Tfr
costituisce finalmente, dopo il lungo traccheggiare del
governo precedente, un importante passo avanti per favorire
il decollo della previdenza complementare (ovvero
l’opportunità per le lavoratrici e i lavoratori di
rafforzare i diritti previdenziali), oltre che per dirimere
i problemi sorti dopo l’annuncio della istituzione presso la
Tesoreria dello Stato del Fondo alimentato con il Tfr
maturando destinato a finanziare gli investimenti in opere
pubbliche e infrastrutture.
La confusione nata dopo la presentazione del disegno di
legge Finanziaria era decisamente troppa e in larga misura
strumentale. Soprattutto era strumentale la posizione delle
associazioni imprenditoriali che da sempre hanno considerato
il Tfr non come salario differito di cui la lavoratrice e il
lavoratore possa disporre, ma come liquidità a esclusivo
beneficio delle imprese da utilizzare come fonte di
investimento a basso costo. Posizione, questa, che ha reso
difficile in questi anni la reale messa a disposizione del
Tfr per la previdenza complementare, soprattutto nelle
aziende di minori dimensioni, e che si è manifestata in
tutta la sua prepotenza di fronte al testo di legge che
ipotizzava il trasferimento di parte del Tfr non destinato
alla previdenza complementare al Fondo statale.
Rispetto a quel testo di legge anche il sindacato aveva
delle riserve, sia perché non chiariva i diritti delle
lavoratrici e dei lavoratori e non era stato discusso e
concordato con le rappresentanze sindacali, sia perché
poneva lo Stato oggettivamente in concorrenza con i Fondi
negoziali, realizzando una condizione per cui il transito
del Tfr maturando al Fondo presso la Tesoreria dello Stato
si sarebbe posto temporalmente e logicamente prima della
possibilità per la lavoratrice e il lavoratore di scegliere
se aderire o meno alla previdenza complementare e che uso
fare del proprio Tfr.
Ora l’intesa riposiziona tutti i fattori e risponde ai
problemi posti dai sindacati, arrivando a concretizzare
esattamente le soluzioni che la Cgil fin dal primo momento
aveva evidenziato come necessarie. Al sindacato innanzitutto
premeva salvaguardare i diritti delle lavoratrici e dei
lavoratori ovvero avere la certezza che, indipendentemente
da dove è depositato il Tfr maturando (in azienda o presso
il Fondo statale), alle lavoratrici e ai lavoratori siano
garantite anticipazioni, rivalutazioni e liquidazione al
termine del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro
come se il Tfr rimanesse in azienda. Inoltre, per le
organizzazioni dei lavoratori, sono di rilevante importanza
altri due aspetti: la temporaneità della destinazione del
Tfr presso il Fondo statale e la riduzione dell’aliquota
fiscale sui rendimenti.
In sostanza l’accordo prevede:
• Anticipo al 1° gennaio 2007 delle disposizioni
contenute nel Decreto legislativo 252/05 in materia di
previdenza complementare. Ciò significa che dal 1°
gennaio 2007 partirà il semestre per il silenzio-assenso (1°
gennaio 2007 - 30 giugno 2007). Durante tale periodo le
lavoratrici e i lavoratori dipendenti del settore privato
che hanno già aderito a un fondo destinando una parte del
Tfr e le lavoratrici e i lavoratori che non hanno hanno mai
aderito dovranno scegliere se intendono destinare il loro
Tfr maturando (ovviamente mai si parla dello stock
maturato), in tutto o in parte, alla previdenza
complementare o se intendono mantenere il Tfr come tale;
sapendo che al termine dei sei mesi il silenzio totale
equivale alla destinazione di tutto il Tfr maturando (del
residuo per le lavoratrici e i lavoratori già iscritti che
versano una parte del Tfr) al Fondo negoziale di categoria
salvo sia intervenuto un accordo tra le parti che ne prevede
la destinazione a una forma collettiva (Fondi regionali,
Fondi pensione aperti ad adesione collettiva).
• Conferimento del flusso annuale di Tfr maturando non
destinato alla previdenza complementare, per tutte le
imprese con almeno 50 dipendenti, al Fondo presso la
Tesoreria dello Stato gestito dall’Inps. In seguito alle
decisioni assunte dalle lavoratrici e dai lavoratori
(conferire o no il Tfr maturando alla previdenza
complementare) sarà operata la seguente distinzione:
- aziende con meno di 50 dipendenti: il Tfr maturando non
destinato alla previdenza complementare rimarrà in azienda;
- aziende con almeno 50 dipendenti: il Tfr maturando non
destinato alla previdenza complementare confluirà al Fondo
presso la Tesoreria dello Stato gestito dall’Inps. In ogni
caso, per le lavoratrici e i lavoratori nulla cambia
rispetto alla titolarità del Tfr, sia nel caso in cui
rimanga in azienda che nel caso in cui confluirà al Fondo
presso la Tesoreria dello Stato gestito dall’Inps: la
rivalutazione, le anticipazioni e la liquidazione al termine
del rapporto di lavoro continueranno ad essere erogati
dall’azienda secondo le attuali disposizioni normative e
contrattuali.
• Temporaneità della destinazione del Tfr maturando al
Fondo presso la Tesoreria dello Stato gestito dall’Inps.
Si è convenuto, come impegno politico del governo, che il
fondo presso la Tesoreria ha carattere di provvisorietà e
che al più presto tale misura potrà essere ridiscussa.
• Riduzione dell’aliquota fiscale sui rendimenti annui.
Le organizzazioni sindacali hanno ribadito la richiesta – e
il governo ne ha assunto l’impegno – di ridurre l’aliquota
fiscale sui rendimenti annui delle risorse destinate alla
previdenza complementare (oggi fissata all’11%), con
adeguamento alla prevalente legislazione nei paesi europei.
• Definizione di modalità e risorse per la compensazione
alle imprese. Il governo si è impegnato a riprendere la
discussione con il sistema bancario in merito alle
difficoltà di accesso al credito cui si potrebbero trovare
le aziende.
Informazione: libertà di scelta
Libertà di scelta - sottolineano i sindacati - significa
un’informazione seria e corretta che metta in condizione le
lavoratrici e i lavoratori di compiere una scelta
consapevole. Libertà di scelta che - ricordano Cgil Cisl Uil
- "abbiamo sempre salvaguardato poiché la controriforma
delle pensioni o riforma Maroni/Berlusconi inizialmente
prevedeva il trasferimento obbligatorio del Tfr maturando
alle forme di previdenza complementare (Fondi negoziali,
Fondi aperti, Polizze assicurative, Fondi Regionali)".
I sindacati lanciano quindi un appello ai lavoratori:
“Nessuno stia in silenzio, ognuno faccia la propria scelta
consapevole”. |
| |
|
|
|