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REGALO DI NATALE
Nel dicembre del 2006 il Presidente del Consiglio della
Repubblica Italiana tira un sospiro di sollievo perché la
Legge Finanziaria e’ stata finalmente approvata dal
Parlamento. Ma improvvisamente si ricorda che oltre agli
imprenditori, ai finanzieri, agli assicuratori e ai
tassisti, esistono anche i lavoratori dipendenti. Molto
rammaricato per non averci pensato prima, decide di
rimediare con un generoso regalo di Natale: il ripristino
della Scala Mobile.
Il Consiglio dei Ministri viene subito convocato e, come era
prevedibile, molte voci di dissenso si levano alte, qualcuno
fischia, qualcuno invece applaude, chi dice “era ora!”, chi
suggerisce di accompagnare il Presidente del Consiglio al
più vicino pronto soccorso psichiatrico offrendosi persino
di pagargli il ticket! Finalmente, dopo molte ore di accesa
di discussione, si perviene miracolosamente alla seguente
mediazione: la Scala Mobile verrà ripristinata, ma con
qualche variazione del meccanismo rispetto al passato perché
nel frattempo la società e’ cambiata. La Vecchia Scala
Mobile era in salita mentre la Nuova Scala Mobile sara’ in
discesa: con l’aumentare dell’inflazione i salari
diminuiranno, anche se verrà ripristinato il punto unico di
contingenza come richiesto dai ministri comunisti. I
vantaggi del provvedimento sono evidenti a tutti: con la
riduzione dei salari i lavoratori saranno obbligati a fare
molti straordinari, le loro residue energie mentali saranno
assorbite da complicati calcoli aritmetici per risolvere il
problema di come far quadrare il bilancio familiare, e non
avranno più il tempo di trastullarsi con idee critiche sul
sistema che li impiega e sul governo amico le quali, come
tutti sanno, vengono messe in circolo da malefici soggetti
controrivoluzionari e nemici della classe operaia. Il
provvedimento entrerà in vigore solo dopo avere raggiunto un
accordo con i sindacati sia perché il governo di
centrosinistra ci tiene alla concertazione sia per non
lasciare arrugginire la cinghia di trasmissione.
Il giorno dopo i tre Segretari Generali delle Confederazioni
Sindacali Maggiormente Rappresentative varcano la soglia di
Palazzo Chigi con passo baldanzoso e fiero. Dopo avere
ascoltato la proposta del governo, il più pronto a reagire
e’ il Segretario Generale della CISL. Grazie ad un riflesso
condizionato, acquisito con la lunga abitudine a firmare gli
accordi proposti dalle controparti senza pensarci più di
tanto (quando si dice la fiducia!!!) balza in piedi con la
penna gia’ scappucciata in mano, tenta di firmare l’accordo
ma non ci riesce perché l’inchiostro e’ finito.
Interpretando il fenomeno come un segno della Provvidenza,
egli cambia repentinamente idea dichiarando la propria
contrarietà all’ipotesi di accordo. Piu’ lenta e meditata la
reazione del Segretario Generale della UIL che proprio non
riesce ad afferrare il nesso tra i salari e le scale mobili
ma non osa porre domande per timore di apparire impreparato.
Nel frattempo il Segretario Generale della Cgil medita e si
tormenta. Mille torbidi pensieri gli si aggiran per la
testa. Da una parte vorrebbe firmare subito l’accordo per
non far mancare il suo sostegno al governo amico, dall’altra
gli risuonano nell’orecchio le voci indignate dei soliti
massimalisti che sicuramente lo rimprovereranno di non aver
consultato il comitato direttivo. “Certo che potrei anche
firmare adesso e subito dopo dare le dimissioni – pensa tra
sé e sé il Compagno Segretario – ma chi mi assicura che i
Compagni del Comitato Direttivo mi pregheranno di modificare
la mia decisione? E se non lo facessero? E se una volta
tanto avesse ragione Marx quando dice che i grandi fatti
della storia si ripetono due volte, la prima come tragedia e
la seconda come farsa?”. Paralizzato dall’amletico dubbio,
il Segretario Generale della Cgil decide di prendere tempo e
propone di rinviare la discussione di qualche giorno.
Il Comitato Direttivo della Cgil viene convocato in fretta e
furia. La relazione introduttiva viene saltata perché il
Segretario Generale ha il mal di gola, per cui si passa
subito al dibattito. Il primo intervento e’ quello del
Compagno Rinaldo Metallo che respinge con decisione
l’ipotesi della scala mobile discendente e propone una
piattaforma alternativa di rivendicazioni salariali e
normative da sottoporre al voto referendario vincolante
delle lavoratrici e dei lavoratori. Applausi dei
metalmeccanici. Risatine sardoniche dei riformisti. I
Compagni della Segreteria alzano gli occhi al cielo. Il
Presidente da’ la parola al Compagno Riformista che così
esordisce: “Compagni, vorrei fare appello al vostro senso di
responsabilità ed invitarvi a riflettere con molta serietà
sulla proposta del governo. La Scala Mobile e’ stata una
grande conquista dei lavoratori negli anni difficili del
dopoguerra e la CGIL nel corso della sua centenaria storia
ha condotto importanti battaglie per migliorare e difendere
l’istituto. E allora io mi domando e vi domando: perché non
cogliere l’opportunità’ offertaci dal governo che ci
permette di spostare la Scala Mobile dalla casella “parole
proibite” alla casella “parole consentite” ? Capisco che la
riduzione dei salari possa a prima vista apparire come un
inconveniente, ma a tutto c’e’ un rimedio. Ad esempio, si
potrebbe aprire un tavolo con la Confindustria per negoziare
una parziale redistribuzione del maltolto con erogazioni
collegate agli aumenti di produttività da contrattare a
livello aziendale! Come vedete, se si adotta un approccio
gradualista e riformista tutti i problemi possono essere
affrontati con serenità ”. Pochi applausi. I metalmeccanici
si guadano negli occhi umidi con infinito sgomento. La
maggior parte degli altri compagni però non si scompone:
osserva con curiosità i componenti della Segreteria
aspettando fiduciosamente l’intervento del Segretario
Generale per capire come e cosa pensare.
Dopo lunghe meditazioni, la Segreteria propone il seguente
ordine del giorno: “ Il Comitato Direttivo della CGIL prende
atto della proposta dell’esecutivo, ma ritiene che la
variazione delle regole per la definizione dei salari,
inclusa la scala mobile sia essa ascendente o discendente,
non rappresenti una priorità. La CGIL non intende sottrarsi
al confronto sul problema del costo del lavoro, tuttavia
ritiene che l’argomento debba essere discusso in un grande
tavolo di concertazione che affronti prioritariamente i
Grandi Temi dei nostri giorni: dal Grande Tema della Lotta
al Lavoro Nero, che richiede adeguati finanziamenti alla
campagna nazionale promossa da CGIL, CISL e UIL intitolata
“Calimero tu non sei nero, ma solo sporco”; al Grande Tema
della Precarietà che deve essere trasformata in flessibilità
buona tramite l’intervento di valenti matematici di fama
internazionale esperti nella quadratura del cerchio e in
grado di dimostrare una volta per tutte la validità del
teorema Damiano che dice “Chi risponde al telefono non può
essere autonomo” basato sull’osservazione sperimentale che i
professionisti autonomi, come i medici o gli avvocati, non
rispondono di persona alle telefonate ma lo fanno fare alla
loro segretaria. La CGIL si impegna a sottoporre qualsiasi
ipotesi di accordo alla approvazione dei lavoratori, ma
respinge il metodo referendario ossessivamente riproposto
dal Compagno Rinaldo Metallo perché i dirigenti di questa
grande organizzazione non hanno bisogno di una prova
cartacea per comprendere le aspirazioni espresse o
inespresse dei lavoratori e non e’ bello mettere
continuamente in dubbio la loro capacità di svolgere il
proprio mestiere”.
Dopo che l’ordine del giorno e’ stato approvato a
maggioranza dal Comitato Direttivo, il Compagno Segretario
si ritira esausto nel suo ufficio. Come sempre volge lo
sguardo sul ritratto di Giuseppe Di Vittorio appeso alla
parete. Questa volta il Compagno Segretario si rivolge al
suo predecessore con tono irritato: “ E tu, cosa vuoi da me
adesso? Perché piangi?”.
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