IRONIA SINDACALE

Inviato da : maria1566 Venerdì, 17 Novembre 2006 - 18:21

REGALO DI NATALE

Nel dicembre del 2006 il Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana tira un sospiro di sollievo perché la Legge Finanziaria e’ stata finalmente approvata dal Parlamento. Ma improvvisamente si ricorda che oltre agli imprenditori, ai finanzieri, agli assicuratori e ai tassisti, esistono anche i lavoratori dipendenti. Molto rammaricato per non averci pensato prima, decide di rimediare con un generoso regalo di Natale: il ripristino della Scala Mobile.

Il Consiglio dei Ministri viene subito convocato e, come era prevedibile, molte voci di dissenso si levano alte, qualcuno fischia, qualcuno invece applaude, chi dice “era ora!”, chi suggerisce di accompagnare il Presidente del Consiglio al più vicino pronto soccorso psichiatrico offrendosi persino di pagargli il ticket! Finalmente, dopo molte ore di accesa di discussione, si perviene miracolosamente alla seguente mediazione: la Scala Mobile verrà ripristinata, ma con qualche variazione del meccanismo rispetto al passato perché nel frattempo la società e’ cambiata. La Vecchia Scala Mobile era in salita mentre la Nuova Scala Mobile sara’ in discesa: con l’aumentare dell’inflazione i salari diminuiranno, anche se verrà ripristinato il punto unico di contingenza come richiesto dai ministri comunisti. I vantaggi del provvedimento sono evidenti a tutti: con la riduzione dei salari i lavoratori saranno obbligati a fare molti straordinari, le loro residue energie mentali saranno assorbite da complicati calcoli aritmetici per risolvere il problema di come far quadrare il bilancio familiare, e non avranno più il tempo di trastullarsi con idee critiche sul sistema che li impiega e sul governo amico le quali, come tutti sanno, vengono messe in circolo da malefici soggetti controrivoluzionari e nemici della classe operaia. Il provvedimento entrerà in vigore solo dopo avere raggiunto un accordo con i sindacati sia perché il governo di centrosinistra ci tiene alla concertazione sia per non lasciare arrugginire la cinghia di trasmissione.

Il giorno dopo i tre Segretari Generali delle Confederazioni Sindacali Maggiormente Rappresentative varcano la soglia di Palazzo Chigi con passo baldanzoso e fiero. Dopo avere ascoltato la proposta del governo, il più pronto a reagire e’ il Segretario Generale della CISL. Grazie ad un riflesso condizionato, acquisito con la lunga abitudine a firmare gli accordi proposti dalle controparti senza pensarci più di tanto (quando si dice la fiducia!!!) balza in piedi con la penna gia’ scappucciata in mano, tenta di firmare l’accordo ma non ci riesce perché l’inchiostro e’ finito. Interpretando il fenomeno come un segno della Provvidenza, egli cambia repentinamente idea dichiarando la propria contrarietà all’ipotesi di accordo. Piu’ lenta e meditata la reazione del Segretario Generale della UIL che proprio non riesce ad afferrare il nesso tra i salari e le scale mobili ma non osa porre domande per timore di apparire impreparato. Nel frattempo il Segretario Generale della Cgil medita e si tormenta. Mille torbidi pensieri gli si aggiran per la testa. Da una parte vorrebbe firmare subito l’accordo per non far mancare il suo sostegno al governo amico, dall’altra gli risuonano nell’orecchio le voci indignate dei soliti massimalisti che sicuramente lo rimprovereranno di non aver consultato il comitato direttivo. “Certo che potrei anche firmare adesso e subito dopo dare le dimissioni – pensa tra sé e sé il Compagno Segretario – ma chi mi assicura che i Compagni del Comitato Direttivo mi pregheranno di modificare la mia decisione? E se non lo facessero? E se una volta tanto avesse ragione Marx quando dice che i grandi fatti della storia si ripetono due volte, la prima come tragedia e la seconda come farsa?”. Paralizzato dall’amletico dubbio, il Segretario Generale della Cgil decide di prendere tempo e propone di rinviare la discussione di qualche giorno.

Il Comitato Direttivo della Cgil viene convocato in fretta e furia. La relazione introduttiva viene saltata perché il Segretario Generale ha il mal di gola, per cui si passa subito al dibattito. Il primo intervento e’ quello del Compagno Rinaldo Metallo che respinge con decisione l’ipotesi della scala mobile discendente e propone una piattaforma alternativa di rivendicazioni salariali e normative da sottoporre al voto referendario vincolante delle lavoratrici e dei lavoratori. Applausi dei metalmeccanici. Risatine sardoniche dei riformisti. I Compagni della Segreteria alzano gli occhi al cielo. Il Presidente da’ la parola al Compagno Riformista che così esordisce: “Compagni, vorrei fare appello al vostro senso di responsabilità ed invitarvi a riflettere con molta serietà sulla proposta del governo. La Scala Mobile e’ stata una grande conquista dei lavoratori negli anni difficili del dopoguerra e la CGIL nel corso della sua centenaria storia ha condotto importanti battaglie per migliorare e difendere l’istituto. E allora io mi domando e vi domando: perché non cogliere l’opportunità’ offertaci dal governo che ci permette di spostare la Scala Mobile dalla casella “parole proibite” alla casella “parole consentite” ? Capisco che la riduzione dei salari possa a prima vista apparire come un inconveniente, ma a tutto c’e’ un rimedio. Ad esempio, si potrebbe aprire un tavolo con la Confindustria per negoziare una parziale redistribuzione del maltolto con erogazioni collegate agli aumenti di produttività da contrattare a livello aziendale! Come vedete, se si adotta un approccio gradualista e riformista tutti i problemi possono essere affrontati con serenità ”. Pochi applausi. I metalmeccanici si guadano negli occhi umidi con infinito sgomento. La maggior parte degli altri compagni però non si scompone: osserva con curiosità i componenti della Segreteria aspettando fiduciosamente l’intervento del Segretario Generale per capire come e cosa pensare.

Dopo lunghe meditazioni, la Segreteria propone il seguente ordine del giorno: “ Il Comitato Direttivo della CGIL prende atto della proposta dell’esecutivo, ma ritiene che la variazione delle regole per la definizione dei salari, inclusa la scala mobile sia essa ascendente o discendente, non rappresenti una priorità. La CGIL non intende sottrarsi al confronto sul problema del costo del lavoro, tuttavia ritiene che l’argomento debba essere discusso in un grande tavolo di concertazione che affronti prioritariamente i Grandi Temi dei nostri giorni: dal Grande Tema della Lotta al Lavoro Nero, che richiede adeguati finanziamenti alla campagna nazionale promossa da CGIL, CISL e UIL intitolata “Calimero tu non sei nero, ma solo sporco”; al Grande Tema della Precarietà che deve essere trasformata in flessibilità buona tramite l’intervento di valenti matematici di fama internazionale esperti nella quadratura del cerchio e in grado di dimostrare una volta per tutte la validità del teorema Damiano che dice “Chi risponde al telefono non può essere autonomo” basato sull’osservazione sperimentale che i professionisti autonomi, come i medici o gli avvocati, non rispondono di persona alle telefonate ma lo fanno fare alla loro segretaria. La CGIL si impegna a sottoporre qualsiasi ipotesi di accordo alla approvazione dei lavoratori, ma respinge il metodo referendario ossessivamente riproposto dal Compagno Rinaldo Metallo perché i dirigenti di questa grande organizzazione non hanno bisogno di una prova cartacea per comprendere le aspirazioni espresse o inespresse dei lavoratori e non e’ bello mettere continuamente in dubbio la loro capacità di svolgere il proprio mestiere”.

Dopo che l’ordine del giorno e’ stato approvato a maggioranza dal Comitato Direttivo, il Compagno Segretario si ritira esausto nel suo ufficio. Come sempre volge lo sguardo sul ritratto di Giuseppe Di Vittorio appeso alla parete. Questa volta il Compagno Segretario si rivolge al suo predecessore con tono irritato: “ E tu, cosa vuoi da me adesso? Perché piangi?”.