Rendiamo conto di una proposta avanzata dal Cobas dell'Inpdap rispetto all'utilizzo del Tfr inopitato, cioè quell'ammontare del Tfr non altrimenti dirottato sui fondi pensione, che il nuovo decreto del Governo prevede vada dato all'inps per finanziare la costruzione di opere pubbliche (la redazione)

No al sequestro dei contributi TFR.
I soldi dei lavoratori ai lavoratori.

Il governo di centro – sinistra, in perfetta contiguità con quello di centro – destra, si prepara a varare la riforma “Maroni” del Trattamento di Fine Rapporto, le liquidazioni. Ovviamente spinto a ciò da coloro che sono i più interessati all’operazioni, i sindacati CGIL-CISL-UIL ed imprese assicurative ad essi collegate.
Se si può, alla riforma prevista viene aggiunta un’aggravante: i contributi TFR “non optati”, cioè non dirottati, per volontà del lavoratore, ai fondi pensione privati, vengono versati in un fondo istituito presso l’INPS. Tale fondo, che presumibilmente avrà a disposizione ingenti somme, vista la scarsa propensione dei lavoratori italiani ad “investire” nei fondi pensione, sarà utilizzato per finanziare le opere pubbliche previste dalla “legge obiettivo”, altra immediata contiguità con il governo del Cav. Berlusconi.

I contributi dei lavoratori dipendenti, che dovevano servire per assicurarsi una liquidazione dignitosa, non certo per l’acquisto di yacht o ville in Sardegna, bensì per pagare il mutuo o per aiutare il figlio in difficoltà, vengono così in ogni caso tolti dalla disponibilità del lavoratore stesso: o perché conferiti ai fondi privati, che hanno mostrato tutti i limiti dei loro rendimenti effettivi, o perché sequestrati per coprire il buco finanziario aperto dalle cosiddette opere pubbliche, che in molti casi incontrano anche la opposizione delle popolazioni che ne sarebbero “beneficiarie” (vedi ad esempio la TAV, pervicacemente confermata dal Ministro Di Pietro, che in questo caso non si preoccupa molto della “onestà” e “legalità” di questa modalità di finanziamento).

Un ragionamento più logico e soprattutto moralmente accettabile (dando per “ineluttabile” una riforma di questo istituto che comunque continuiamo a contrastare), vorrebbe che di tali contributi continuassero, com’è nella loro natura, a beneficiare i lavoratori che li pagano.

Una proposta in tal senso è quella che le quote contributive riversate all’INPS costituiscano un Fondo di “Mutuo Soccorso”, volto a finanziare forme di credito agevolato nei riguardi dei lavoratori stessi, per sostenere spese documentate e straordinarie: acquisto della prima casa, ristrutturazione della casa di abitazione, cure ed interventi sanitari di costo ingente, ecc.

Tali forme di credito agevolato dovrebbero ovviamente applicare dei tassi di interesse ridotti rispetto a quelli di mercato praticati dalle banche; ciò produrrebbe un ulteriore effetto positivo, quello di “calmierare” questi ultimi, che recentemente, è parere unanime, hanno raggiunto livelli insostenibili per le famiglie.

Tra l’altro, la riforma che sta per essere applicata elimina la possibilità al lavoratore di chiedere “anticipazioni” della liquidazione, possibilità che verrebbe restituita impostando il fondo per il credito agevolato presso l’INPS.

Tale forma produrrebbe anche notevoli vantaggi anche dal punto di vista finanziario per le casse dello Stato e dell’INPS in particolare, in quanto la capitalizzazione verrebbe garantita dalle trattenute effettuate direttamente dalle buste paga dei lavoratori. Si veda in proposito l’evidenza dell’esperienza positiva, dal punto di vista della redditività, del credito agevolato fin qui gestito dall’INPDAP nel settore dell’impiego pubblico.

Su questa proposta perciò chiamiamo le forze politiche e sindacali e gli enti a confrontarsi con serietà e senza condizionamenti dettati dall’interesse privato, di “cordata” o di “coalizione”, che in questo momento in questo paese, appaiono immoralmente prevalenti rispetto alla tutela delle retribuzioni e del livello di vita della classe lavoratrice.


COBAS INPDAP